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LUG
2014

Shopping: passione, compensazione o compulsione?

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La maggior parte delle donne adora fare shopping: entrare in un negozio e lanciarsi negli acquisti rappresenta una forma di gratificazione che, a volte, può servire a raddrizzare un momento emotivamente “storto”.
Quando però lo shopping si trasforma in un impulso incontrollabile, ingestibile, destabilizzante per la persona sia sul piano emotivo che relazionale, allora diventa patologico.
Lo shopping compulsivo, definito in ambito psichiatrico come “compulsione patologica all’acquisto”, è un disturbo del controllo degli impulsi, caratterizzato dalla spinta irrefrenabile ad entrare in un qualsiasi negozio per acquistare oggetti perlopiù inutili, molto costosi e di cui non si ha la reale necessità.
Il disturbo è più comune tra le donne di classe sociale media, in genere d’età compresa tra i trenta e i cinquant’anni.

Le condizioni che fanno dello shopping un comportamento anomalo e disfunzionale e che lo differenziano da una normale “passione” per gli acquisti possono essere riassunte nei seguenti punti:
• le spese sono eccessive, cioè molto al di sopra delle possibilità economiche di chi acquista;
• lo shopping si ripete più volte alla settimana;
• la mania degli acquisti compare come abitudine nuova rispetto a quelle della persona;
• il piacere è nell’atto di spendere e non nel possesso dell’oggetto;
• si comprano cose di cui non si ha bisogno e che poi verranno riposte in casa, ancora impacchettate o con l’etichetta del prezzo;
• la persona diventa schiava del suo comportamento: non comprare provoca gravi crisi d’ansia, panico e frustrazione;
• la giornata ruota intorno alle ore da dedicare allo shopping e si diventa ansiosi se qualcosa interferisce con i propri progetti;
• una volta terminato lo shopping, si è pervasi da un profondo senso di colpa e di sconforto, che spinge a nascondere gli acquisti dagli sguardi indagatori dei familiari, o ad eliminarli facendo regali, per dimenticarsene al più presto;
• a causa di tale mania, la persona vive spesso un disagio personale in termini di stress, problemi sul lavoro e in famiglia, è vittima di indebitamenti o di tracolli finanziari, di separazioni o di divorzi.

Esiste inoltre una differenza tra i comportamenti compensatori e le compulsioni vere e proprie.
Nel primo caso acquistare e spendere serve a tollerare le frustrazioni, ad allontanare il malumore, a colmare e sostituire i vuoti perlopiù affettivi e relazionali della propria vita.
Nel caso della compulsione, invece, la spinta all’acquisto rappresenta il tentativo di difendersi da una specifica paura, da un’ossessione, da uno stato di ansia intollerabile, che si tenta di controllare mediante una specie di rituale, di rimedio, rappresentato appunto dallo shopping.
Lo shopping compulsivo, infatti, è quasi sempre il sintomo di un disagio più profondo, latente da molto tempo, che può trovare ulteriori modi di esprimersi, ad esempio attraverso altre manie e ossessioni, disturbi dell’umore, difficoltà ad accettarsi, scarsa autostima, disturbi del comportamento alimentare.

L’ipotesi di uno stretto legame tra la compulsione agli acquisti e la depressione è sostenuta dal fatto che molto spesso, infatti, le compratrici coatte soffrono di episodi depressivi, durante i quali l’impulso all’acquisto si presenta con maggiore forza e frequenza, ed è solo cedendo ad esso che il tono dell’umore migliora.

Essendo lo shopping compulsivo un modo per supplire alla mancanza di autostima, un tentativo inconscio di modificare alcune parti di sé stessi e di riempire quello che viene definito il “Sé vuoto”, è importante individuare i motivi all’origine della svalutazione di sé, comprendere quale valore simbolico ha per la persona tale dipendenza, quali sono i bisogni emozionali che soddisfa e se vi sono blocchi psicologici risalenti ad esperienze infantili negative o problematiche non affrontate nel passato che, rimosse a livello cosciente, trovano espressione appunto attraverso questo sintomo.

Dott.ssa Nadia Mortara
About the Author
Dott.ssa Nadia Mortara ... Sono psicologa e psicoterapeuta iscritta all’ordine degli psicologi e degli psicoterapeuti della Lombardia (nr. 15781). Mi sono laureata in psicologia clinica-sociale presso l’Università degli studi di Parma nel 2004.

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