Se è dipendenza non è amore
Il celebre psicanalista Carl Gustav Jung scrisse:
“Ogni tipo di dipendenza è cattiva, non importa se il narcotico o l’alcool o la morfina o l’idealismo.”.

Se qualsiasi dipendenza è cattiva, lo è anche quella sviluppata nei confronti di una persona o di un sentimento.
Molte relazioni, infatti, si costruiscono e si mantengono nel tempo non grazie all’amore, al desiderio, alla stima,
al rispetto, alla voglia autentica di stare insieme, ma attraverso la dipendenza o la co-dipendenza che si sviluppa fra i partner.
Spesso Amore e dipendenza vengono erroneamente e pericolosamente confusi; dove esiste l’uno non può esistere l’altro.
Amore e dipendenza sono avversari; se coesistono, ci distruggono.
Se questo capita, anche se la relazione continua, l’amore si oscura e si sottomette alla dipendenza.
La dipendenza sembra amore, ma in realtà è il suo esatto contrario; dipendenza significa che io esisto solo in funzione di te, che la mia vita è dedicata e, aggiungerei, “sacrificata” alla tua, che tu sei più importante di tutto, anche e soprattutto di me stessa.
La mia felicità, la mia tristezza, la mia rabbia, le mie scelte, i miei pensieri sono legati e condizionati da ciò che tu provi, pensi e fai.
Quando una relazione assume queste caratteristiche diventa malsana e distruttiva, perchè non ci aiuta a valorizzare e ad esprimere chi siamo, ma annienta e distrugge totalmente la nostra identità, e perchè ci porta a tollerare in modi anche rischiosi qualsiasi situazione, qualsiasi atteggiamento o comportamento da parte dell’altro pur di tenerlo vicino a noi.
Quando si dipende da qualcuno si diventa ossessionati da lui, e le ossessioni sono quasi sempre originate dalla paura. Paura di cosa? Paura di restare soli, paura di non farcela ad affrontare la propria vita senza l’altro, paura dell’abbandono, di sentirsi rifiutati e quindi confermati nella propria convinzione di non valere nulla, paura che i sacrifici che si fanno per l’altro non siano mai abbastanza, con una conseguente e graduale abnegazione a favore suo.
Le relazioni basate sulla dipendenza riattivano dinamiche relazionali legate al passato, ai rapporti cioè con le figure significative della nostra infanzia.
La dipendenza, infatti, non dà una spinta progressiva alla relazione, non ci aiuta a crescere, a maturare, ad evolvere, non permette, cioè, di diventare “adulti” e autonomi, ma ci mantiene in una posizione regressiva,
cioè quella dei bambini che siamo stati.
Se vi siete ritrovati in questa breve descrizione, se qualcosa è risuonato dentro di voi, è importante fermarsi un attimo a riflettere, iniziando a vedere e a chiamare la realtà con il suo nome, senza trovare alibi o raccontarsi storielle.
Una relazione di questo tipo non può aiutare a colmare il vuoto e la fame che si sente dentro il cuore, anzi, porterà il cuore ad avere sempre più fame e a chiedere sempre più cibo.
Ma bisogna fare attenzione al “cibo” con cui ci sfamiamo: se non è sano, se è avariato, può intossicarci, fino alla morte.
Solo noi possiamo colmare quel buco che abbiamo dentro; imparare a volersi bene, a dire “io sono importante” è un ottimo modo per farlo.
Dr.ssa Nadia

