La ricerca del partner: mito e realtà
“…quando gli uomini primitivi furono così tagliati in 2, ciascuna delle 2 parti desiderava ricongiungersi all’altra (….) dunque ciascuno di noi è una frazione dell’essere umano completo originario. Per ciascuna persona ne esiste un’altra che le è complementare, perché quell’unico essere è stato tagliato in 2 (…..). È per questo che ciascuno di noi è alla ricerca continua della sua parte complementare(….) evidentemente la loro anima cerca nell’altro qualcosa che non sa esprimere, ma che intuisce con immediatezza: riunirsi e fondersi con l’altra anima. Non più 2 ma un’anima sola.”
Estratto dal SIMPOSIO, Platone
Il mito dell’”altra metà della mela” così come quello dell’amore romantico, basato sulla fusione indiscriminata di due persone, è stato decantato e rifocillato per molti secoli da poeti e drammaturghi.
Le stesse fiabe che vengono generalmente raccontate ai bambini, nelle quali le principesse aspettano di essere salvate da un principe con il quale vivranno felici e contente per tutta la vita, hanno fortemente influenzato e plasmato il nostro concetto di coppia e, di conseguenza, il nostro modo di vivere la relazione, creando delle aspettative eccessive e irrealistiche, molto lontane dalla dimensione quotidiana che viviamo.
Se da una parte domina questo ideale dell’amore romantico, dall’altra, negli ultimi anni, si è fatto strada quello dell’ “amore cauto”, come risposta ad una serie di radicali cambiamenti sociali e culturali che hanno ridefinito il ruolo dell’uomo e della donna, favorendo un più forte individualismo e senso d’indipendenza; sul piano della relazione di coppia la vita a due viene affrontata e gestita con atteggiamento più prudente da parte di entrambi i partner, consapevoli dell’assenza di certezze e della possibilità di poter fare previsioni di stabilità rispetto al futuro.
La coesistenza di vecchi e tradizionali stereotipi, comunque tuttora presenti e radicati, e di nuovi modi di concepire i rapporti a due hanno contribuito a generare uno stato di fragilità e di confusione rispetto al significato di fare e vivere la coppia.
Mantenere vivo un rapporto di coppia nel tempo è molto impegnativo e richiede l’abbandono di un’idea di relazione centrata sull’antico mito “tu sei la mia metà” a favore di un modello più funzionale che si basi sulla collaborazione reciproca, sul compromesso, sull’accettazione razionale dell’altro.
L’idea che l’incontro con l’altro faccia parte di un disegno misterioso e magico del destino attira ed affascina chiunque … ma in realtà, molto meno fiabescamente, si può ricondurre alla ricerca più o meno consapevole di una persona che presenti determinate caratteristiche, corrispondenti a determinate nostre esigenze.
Se riflettiamo sulla nostra vita amorosa, infatti, potremmo ritrovare delle sequenze ripetitive, dei partner che in qualche modo presentano caratteristiche analoghe: questa “reiterazione del reato”, se possiamo ironicamente così definirla, non è ovviamente casuale, bensì viene influenzata da diversi fattori.
Innanzitutto dovremmo iniziare col chiederci perché scegliamo un partner e, successivamente, quali aspetti orientano la nostra scelta e in base a quali bisogni personali.
Secondo le teorie antropologiche i principali motivi che ci spingono a ricercare un partner sono legati al soddisfacimento di alcuni bisogni primari dell’uomo, in particolare quello dell’accudimento e quello sessuale. Il primo è legato alla ricerca di sicurezza e al bisogno atavico di accudire ed essere accuditi, mentre il secondo rimanda alla finalità originaria dell’attività sessuale, ovvero preservare la specie.
Con l’evoluzione dell’essere umano, tuttavia, sono diventati gradualmente predominanti i fattori di carattere sociale e culturale, che giocano un ruolo determinante nella scelta del partner, cioè quelli legati alle nostre aspettative, ai nostri progetti, al ruolo che rivestiamo nei vari contesti in cui siamo inseriti e all’immagine che abbiamo di noi stessi.
In particolare, ciò che orienta la nostra scelta verso specifiche caratteristiche è l’influenza del primo contesto relazionale in cui abbiamo vissuto: la nostra famiglia.
Tutti noi apprendiamo ed interiorizziamo i modelli di comportamento e gli schemi di valutazione della realtà sulla base di ciò che abbiamo osservato all’interno della nostra famiglia di origine. Il modello di relazione genitoriale a cui siamo stati esposti nel corso dell’infanzia influisce sulla nostra identità e sul nostro modo di instaurare e mantenere una relazione (stile relazionale).
Ognuno, almeno inizialmente, prende come modello i propri genitori: come si comportavano? Come affrontavano e gestivano i conflitti? Quali aspettative reciproche nutrivano? Su quali valori e principi si fondava il loro rapporto?
Il grado di dipendenza dal modello di coppia genitoriale dirige così la scelta del partner: quando è presente un forte invischiamento con la famiglia nucleare, la tendenza sarà quella di cercare un compagno/a con caratteristiche che corrispondano al modello originario per creare una continuità con esso (scelta di un partner con lo stesso sistema di valori e stile relazionale); se al contrario è presente un forte contrasto e quindi il desiderio di svincolarsi dal modello famigliare, allora la ricerca sarà diretta ad un partner con caratteristiche opposte o compensative rispetto alle mancanze percepite nella coppia genitoriale.
Ecco perchè in un percorso di psicoterapia è fondamentale conoscere e approfondire la propria storia familiare: perchè nella storia della nostra famiglia c’è scritto non solo chi eravamo, ma anche chi siamo, chi saremo e con chi staremo…
Dr.ssa Nadia Mortara
