Quando i bambini non vogliono andare a scuola…
Succede spesso che i bambini non vogliano andare a scuola. Se questo tipo di atteggiamento si limita ad occasioni saltuarie è assolutamente normale; infatti, se ci pensiamo, come capita a noi adulti di non avere voglia di andare al lavoro, così può succedere ai bambini di non avere voglia di andare a scuola (a chi non è mai capitato?).
Quando però il rifiuto scolastico diventa un atteggiamento costante, che viene lamentato dal bambino anche con la presenza di sintomi fisici (mal di testa, mal di pancia, ecc) è opportuno approfondire la questione e indagare le reali motivazioni alla base di esso.
Innanzitutto è bene accertarsi che non siano presenti cause organiche che giustifichino la presenza di questi sintomi ; se questi malesseri continuano, allora potrebbe trattarsi di disturbi di origine psichica, come forme depressive o ansiose, o disagi legati a qualche problema esterno che ha innescato nel bambino una reazione di rifiuto ed evitamento.
Quando parlo di problema esterno non intendo necessariamente qualcosa di tremendo o catastrofico: a volte un episodio che per noi è assolutamente banale, come un litigio con il compagno di banco, le difficoltà in qualche materia o il modo di relazionarsi di una maestra possono apparire agli occhi del bambino come problemi insormontabili che gli procurano paura, tristezza e malessere. Per questo è necessario aiutare il bambino a verbalizzare le sue emozioni, ascoltarlo senza sminuire o ridicolizzare (ma neanche esagerare) né il suo disagio, né la causa che lo ha generato, mostrando comprensione e aiutandolo ad attribuire un significato diverso a ciò che lo preoccupa tanto, trovando insieme soluzioni che gli permettano di gestire e affrontare meglio questa situazione. La consapevolezza di trovare nei genitori comprensione, ascolto e aiuto predispone più facilmente un bambino ad aprirsi e a parlare di come si sente e di cosa lo preoccupa o lo spaventa.
Il rifiuto della scuola può essere motivato da diversi eventi che hanno un impatto diverso sul bambino a seconda della sua sensibilità.Tra i più comuni troviamo
- “Ansia da separazione” , legata alla difficoltà ad allontanarsi dai genitori o alla paura di essere abbandonato da loro. L’ansia da separazione comporta una sintomatologia invalidante sul piano sociale ed emotivo che è opportuno trattare;
- Lunghe assenze dovute a periodi di malattia che portano il bambino a restare indietro con i compiti, creando difficoltà a mettersi in pari coi compagni e a riabituarsi ai ritmi di un’assidua e normale frequenza scolastica;
- L’ intolleranza alle regole dell’ambiente scolastico, soprattutto quando il bambino vive in un contesto familiare troppo permissivo, in cui gli è concesso di fare qualsiasi cosa senza limitazioni (le regole non solo sono importanti, ma necessarie!).
- Episodi di bullismo nel contesto scolastico che spaventano e intimidiscono il bambino innescando una reazione di evitamento; in questo caso è opportuno parlare con il figlio, accogliere il suo disagio, insegnargli a difendersi e allertare gli insegnanti rispetto alla situazione.
- Disagi dovuti alla difficoltà di relazionarsi con gli altri bambini a causa della timidezza o della scarsa capacità di socializzazione, soprattutto se si tratta di bambini cresciuti in contesti con limitate possibilità di interazioni con l’esterno; per questo è bene che ogni bambino faccia esperienze di socializzazione in diversi ambienti (non solo quello scolastico e familiare), in modo da potenziare la sua capacità di instaurare e mantenere relazioni con i coetanei.
- Problemi di apprendimento non diagnosticati, che fanno sentire il bambino incapace di svolgere i compiti allo stesso modo dei compagni di classe, generando in lui un senso di impotenza e frustrazione, e minando la sua autostima.
- Ansia da “performance”, ovvero il bambino può sentirsi caricato di eccessive aspettative (da parte di sé stesso, dei genitori, degli insegnanti) o pressato dal confronto con i compagni, vivendo in modo stressante e con angoscia i risultati scolastici.
- Sindromi depressive; in questo caso si tratta di un disagio più profondo e radicato, non sempre legato a cause esterne. A differenza di quanto si possa pensare, infatti, queste patologie colpiscono non solo la popolazione adulta, ma anche quella infantile, ed è assolutamente necessario che vengano indagate e adeguatamente trattate.
Qualunque sia la causa alla base del rifiuto scolastico, la prima cosa da fare è questa: parlate coi vostri figli, ascoltateli, osservateli. Anche quando non parlano i bambini comunicano il loro disagio in altri modi ed è compito dei genitori riuscire a comprenderli. Se si tratta di un problema di una certa gravità che non può essere risolto facilmente, non abbiate il timore di chiedere l’aiuto e la collaborazione degli insegnanti, dei coetanei e delle figure competenti.

