La gelosia tra fratelli: come intervenire?
Quando arriva un fratellino il bambino più grande può sentirsi messo da parte e sostituito con il nuovo arrivato, generando, comprensibilmente, rivalità nei confronti di quest’ultimo.
La gelosia, reazione assolutamente normale, è motivata dalla paura di perdere l’amore e le attenzioni dei genitori che fino a quel momento erano destinate esclusivamente a lui. Ciò che egli pensa si può riassumere in questo modo: “se la mamma e il papà mi amano così tanto perché vogliono un altro bambino?”. Se proviamo a metterci nei panni di un bambino che fino a quel momento è stato l’unico ed indiscusso “principino” della casa, riusciremo a capire cosa significhi per lui dover cedere lo “scettro” e dividere attenzioni, amore e privilegi.
In realtà, se ci pensiamo, queste paure ed insicurezze non sono relegate esclusivamente all’infanzia: anche nell’adolescenza, e perfino in età adulta, la gelosia è sempre espressione della paura di non essere all’altezza di qualcun altro, del terrore di essere rimpiazzati o messi in secondo piano dalle persone che per noi sono importanti e dal timore di perdere il loro amore.
I bambini piccoli non possiedono un’adeguata capacità di verbalizzare e controllare le loro emozioni, perciò l’espressione dei loro stati d’animo avviene attraverso l’unico modo che hanno a disposizione: il loro comportamento. Pertanto, la gelosia nei confronti del nuovo arrivato, viene espressa in diversi modi: comportamenti ostili, isolamento, espressioni di broncio e di risentimento, aggressività, regressione a stadi di sviluppo precedenti, “sospensione” di capacità già acquisite (es. il bambino rivuole il ciuccio, non vuole dormire o mangiare da solo), eccessiva dipendenza dai genitori, comportamenti distruttivi.
Un bambino che si comporta in questo modo non lo fa perché è cattivo o dispettoso, ma semplicemente perchè prova tristezza e paura, perché sta chiedendo ai genitori di essere riconosciuto e di essere rassicurato sul fatto che nulla potrà cambiare o diminuire l’amore che essi provano per lui.
Per questo fare finta di niente o punire il bambino di fronte a queste reazioni non rappresentano metodi efficaci, perché in tal modo non si fa altro che sminuire l’importanza di ciò che prova, e si rischia di confermare in lui l’idea di non essere più amato.
Il bambino ha bisogno dei genitori per attraversare questo momento difficile della sua vita: è da loro che egli vuole essere rassicurato, sono loro che devono riconoscere ed accogliere le sue emozioni , anche (e soprattutto) quelle negative, la cui espressione è necessaria. Privarlo di questa possibilità, punendolo o ignorandolo, non risolve il problema, ma lo sospende solo temporaneamente. Ciò che viene represso, infatti, continua a vivere e crescere dentro di lui, ripresentandosi in un secondo momento in modo più “esplosivo” e pericoloso.
Allora che fare? Innanzitutto sarebbe bene evitare di lodare troppo un bambino rispetto all’altro, essere molto affettuosi con uno e non con l’altro, premiare sempre uno e punire sempre l’altro, perché il confronto e la disparità di trattamento acuiscono la gelosia e la rivalità tra i fratelli.
Quando un bambino è molto geloso e lo manifesta “creando problemi” concentrarsi e sottolineare sempre i suoi comportamenti negativi non fa altro che confermare in lui l’idea di valere meno rispetto al fratello, e quindi di essere meno amato dai genitori. Questo non significa lasciar sempre correre e ignorare un comportamento sbagliato, ma essere in grado di dare una spiegazione del perché quella cosa non si deve fare, orientando e rinforzando il bambino verso comportamenti che valorizzino le sue qualità positive. ( Un semplice “bravo” o un sorriso per una azione positiva fa sentire il bambino apprezzato e importante agli occhi dei genitori).
Crescendo, i litigi tra fratelli sono assolutamente normali: se i genitori s’intromettono ogni qualvolta questo accade impediscono ai figli di sviluppare la capacità di essere autonomi e di gestire le difficoltà da soli.
Se si rivela necessario un intervento dei genitori perché la lite degenera può essere utile suggerire ai bambini modi più funzionali di gestire la situazione (es. “Prova a parlare con lui invece di picchiarlo”, “Cosa vorresti avere da tuo fratello in cambio del suo gioco?”). Tuttavia, è bene tenere presente che fino ai 4 anni i bambini litigano picchiandosi, piangendo e rompendo i giocattoli e che quindi non sono ancora pronti per giocare tra loro da soli; pertanto, non è opportuno forzare un bambino a condividere i suoi giocattoli con il fratellino, perché è lui che ha il diritto di scegliere quando e con chi dividere le sue cose. Questo tipo di comportamento, agito dai genitori con le migliori intenzioni (cioè aiutare i fratellini a condividere il momento del gioco e a rinforzare la relazione tra loro) può aumentare la gelosia nel bambino più grande e spingerlo a diventare ancora più egoista.
È fondamentale tenere presente che ogni figlio è diverso, perché ogni figlio presenta caratteristiche personali ed individuali che devono essere riconosciute e coltivate, in modo che possa sentirsi accettato per come egli è, e, di conseguenza, possa costruire una sana e salda autostima. Quindi è necessario che ognuno abbia la possibilità di avere amici diversi e sperimentare interessi e sport diversi, che siano maggiormente compatibili con le proprie inclinazioni.
La diversità tra i bambini rappresenta un aspetto importante da tenere in considerazione: ciò che funziona e va bene per uno non funziona e non va bene per l’altro. Conoscere i propri figli è essenziale per capire ciò di cui essi hanno realmente bisogno e costruire una relazione sana e positiva con loro.

