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06
APR
2017

Il falco che non volava: il coraggio di rischiare.

Non sai mai quanto sei forte, finché essere forte è l’unica scelta che hai.

(Chuck Palahniuk)

Un grande re ricevette in dono due pulcini di falco e si affrettò a consegnarli al maestro di falconeria perché li addestrasse.
Dopo qualche mese, il maestro comunicò al re che uno dei due falchi era perfettamente addestrato.
“E l’altro?” chiese il re.
“Mi rincresce, sire, ma l’altro falco si comporta stranamente; forse è stato colpito da una malattia rara, che non siamo in grado di curare. Nessuno riesce a smuoverlo dal ramo dell’albero su cui è stato posato il primo giorno. Un inserviente deve arrampicarsi ogni giorno per portargli cibo.”
Il re convocò veterinari e guaritori ed esperti di ogni tipo, ma nessuno riuscì nell’impresa di far volare il falco.
Incaricò del compito i membri della corte, i generali, i consiglieri più saggi, ma nessuno poté far muovere il falco dal suo ramo.
Dalla finestra del suo appartamento, il monarca poteva vedere con grande rammarico e tristezza il falco immobile sull’albero, giorno e notte.
Un giorno fece proclamare un editto in cui chiedeva ai suoi sudditi un aiuto per il problema.
Il mattino seguente il re spalancò la finestra e, con immenso stupore, vide il falco che volava superbamente tra gli alberi del giardino.
“Portatemi il fautore di questo miracolo!” ordinò.
Poco dopo gli presentarono un giovane contadino.
“Tu hai fatto volare il falco? Come hai fatto? Sei un mago, per caso?” gli chiese il re.
Intimidito e felice, il giovane spiegò: “Non è stato difficile, maestà: io ho semplicemente tagliato il ramo. Il falco si è reso conto di avere le ali ed ha incominciato a volare.”

Come avrete ben capito, il più grande limite del falco era proprio il ramo su cui stava appollaiato e da cui era sorretto.
Il falco non sentiva la necessità di volare e forse non immaginava neanche che sarebbe stato in grado di volare, perchè il ramo rappresentava per lui una sicurezza.
Questa storia ci insegna che spesso anche noi, come quel falco, restiamo aggrappati a situazioni che conosciamo e che rappresentano una stabilità, anche se magari sono situazioni frustranti, che ci causano insoddisfazione e ci impediscono di esplorare percorsi che potrebbero renderci più felici e gratificarci maggiormente.
L’abitudine è comoda, perchè crea una condizione che, essendo conosciuta, possiamo controllare e che ci permette di prevedere cosa aspettarci.
Se da una parte questo ci infonde tranquillità e sicurezza, dall’altra è il più grande ostacolo alla nostra autorealizzazione e alla nostra possibilità di tirare fuori le nostre risorse e le nostre potenzialità.
Se ci pensiamo, infatti, i grandi cambiamenti e i passaggi più significativi della nostra Vita li abbiamo potuti fare proprio nel momento in cui siamo stati in grado di tagliare il ramo su cui stavamo comodamente accovacciati, e di lasciarlo andare.
Quando la Vita ci mette davanti alle difficoltà non lo fa perchè è ingiusta, o crudele o perfida, la Vita fa quel che deve fare: insegnarci a scoprire e a richiamare le nostre capacità, lo fa per spronarci a crescere, evolvere, maturare, diventare chi siamo.

La Vita ci chiede di essere coraggiosi, perchè crede in noi e perchè sa che possiamo esserlo.
Buona giornata.
Dr.ssa Nadia M.

Dott.ssa Nadia Mortara
About the Author
Dott.ssa Nadia Mortara ... Sono psicologa e psicoterapeuta iscritta all’ordine degli psicologi e degli psicoterapeuti della Lombardia (nr. 15781). Mi sono laureata in psicologia clinica-sociale presso l’Università degli studi di Parma nel 2004.

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