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16
SET
2015

Il dramma della gelosia

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“Guardati dalla gelosia mio signore, è un mostro dagli occhi verdi che si prende gioco della carne di cui si nutre “

(William Shakespeare, Otello)

La gelosia fa parte della storia dell’umanità ed è stata fonte di ispirazione per la letteratura, l’arte, la mitologia: Caino, Edipo ed Otello rappresentano esempi illuminanti di come la gelosia, se spinta all’estremo, possa rendere ciechi e fare perdere il lume della ragione, portando un uomo a commettere le azioni più esecrabili.

Ma senza richiamare figure mitologiche o legate alla fantasia, possiamo renderci tristemente conto della pericolosità della gelosia nella vita di tutti i giorni, nei drammi cruenti riportati alla luce dalla cronaca.

La gelosia è un sentimento presente in ognuno di noi: quando amiamo qualcuno, indipendentemente dalla tipologia della relazione, è normale provare la paura di perdere il nostro posto nel suo cuore e di venire rimpiazzati.

Una gelosia contenuta può avere una funzione positiva all’interno di un rapporto perché permette di regolare e ridurre la distanza fra i partner quando si percepisce un allontanamento, attivando comportamenti finalizzati ad attirare nuovamente l’attenzione e l’interesse nei propri confronti. Se questo tipo di gelosia “fisiologica” può mantenere e alimentare l’amore all’interno di una coppia, quando diventa eccessivo si trasforma in una vera e propria patologia che rende la vita un tormento, sia per chi la prova che per chi la subisce. La gelosia patologica è distruttiva; insorge quando si percepisce una lontananza dal partner che non può essere più colmata, e che genera un risentimento che ostacola ogni possibilità di riconnessione, alimentando sentimenti negativi nei riguardi dell’altro e comportamenti svalutanti come l’esigenza di controllarlo, punirlo o di evitarlo. Il suo andamento oscilla sulla base delle emozioni, e si placa temporaneamente quando la percezione di vicinanza con il partner è più intensa, per poi riesplodere quando questa sensazione diminuisce.

La gelosia non un’emozione primaria come la rabbia e la tristezza, ma qualcosa di più complesso e contorto. E’ il disagio che scaturisce dalla paura di perdere l’altro, dal dolore, dalla frustrazione di non sentirsi unici e indispensabili, dall’idea dell’amore come possesso, dal crollo narcisistico di sentirsi speciali.

Da dove nasce la gelosia? La gelosia compare molto presto nel corso della vita, nel contesto delle relazioni affettive primarie: quando un bambino si sente escluso dalla coppia genitoriale (o posposto rispetto ad un fratellino o sorellina) e scopre di non essere al centro del mondo e di non essere l’unico e l’insostituibile, prova per la prima volta la paura dell’abbandono e della  perdita, che lo spinge a comportarsi in modo tale da riconquistare l’affetto che sente di aver perduto. Ma se i genitori non comprendono le motivazioni alla base del suo atteggiamento e lo puniscono o lo sgridano, il bambino può attribuire il proprio disagio non ad uno stato interno (gelosia), ma esterno (comportamento dei genitori) e, sentendosi aggredito invece che rassicurato nella sua ricerca di affetto, inizierà a comportarsi a sua volta in maniera aggressiva.

Questo tipo di comportamento rischia di perpetuarsi per tutta la vita: la difficoltà nel distinguere tra stati interni e disagio proveniente dall’esterno porta a proiettare sul partner le proprie dinamiche psichiche. Questa proiezione rappresenta un meccanismo di difesa che consente di astenersi dalla presa di coscienza dolorosa del fatto che il proprio disagio ha origini interne, legate alla sensazione di rifiuto percepito nella relazione originaria con i genitori.

In alcuni casi la gelosia diventa patologica quando i partner hanno personalità differenti e non riescono a comprendersi e accordarsi su quali comportamenti siano appropriati o meno nei confronti delle altre persone. Mentre per chi è estroverso, ad esempio,  le interazioni con persone dell’altro sesso sono assolutamente innocenti, agli occhi del suo partner introverso costituiscono il tentativo di cercare qualcuno che lo rimpiazzi: questa convinzione porta il partner meno socievole a controllare l’altro, non avendo la capacità di guardare la situazione con i suoi occhi e di capire quindi il reale valore delle sue azioni.

La gelosia patologica è sempre accompagnata dalla mancanza di una buona autostima: chi svaluta il proprio valore non ritiene di essere degno di amore e dubita continuamente dei reali sentimenti che il partner prova nei suoi confronti, tormentandosi con il pensiero che questo potrebbe lasciarlo non appena trovasse qualcun altro.

Esistono varie sfumature che la gelosia assume: ci sono persone che la vivono in un contesto di sadismo e possessività, dove la persona amata diventa un oggetto, dove addirittura il piacere è dato dalla sofferenza dell’altro. Ci sono forme di gelosia deliranti, in cui la persona gelosa è assolutamente convinta del tradimento subito, nonostante l’evidente mancanza di prove. Il delirio non è un semplice momento di insicurezza o di irrazionalità, ma un vero e proprio pensiero strutturato che rientra in quadri psicopatologici gravi. (Ne è un esempio l’erotomania, un disturbo basato sulla convinzione che l’essere amato legittimi a vantare diritti su una persona che spesso nemmeno si conosce, dove si delinea un percorso emotivo che va dalla speranza fino al rancore, passando attraverso il dispetto).

Come curare la gelosia patologica?

Innanzitutto è fondamentale comprendere cosa ci sia alla base della propria gelosia e cosa la mantenga.

Quando la gelosia nasce dalla bassa autostima e quindi dallo scarso valore che si attribuisce a se stessi, è importante che la persona si concentri non sul partner, ma su di sé, chiedendosi cosa può fare per aumentare la propria autostima o per sanare la ferita dell’abbandono che può aver subito in precedenza (da un altro partner, ma anche da un adulto significativo nel corso dell’infanzia).

Quando la gelosia diventa ossessiva e si trasforma in delirio e paranoia, costituisce un sintomo di psicopatologia ed è necessario l’aiuto di uno specialista che consenta al geloso di esplorare e comprendere le cause recenti o remote della gelosia patologica, per disinnescarla e rafforzare quelli aspetti della personalità che permetteranno di acquisire maggior sicurezza e fiducia negli altri.

Concludo citando un altro grande scrittore:

Se la gelosia è un segnale d’amore, è come la febbre dell’ammalato, per il quale averla è un segnale di vita,ma di una vita malata e mal disposta.

(Miguel de Cervantes)

Dr.ssa Nadia Mortara

 

Dott.ssa Nadia Mortara
About the Author
Dott.ssa Nadia Mortara ... Sono psicologa e psicoterapeuta iscritta all’ordine degli psicologi e degli psicoterapeuti della Lombardia (nr. 15781). Mi sono laureata in psicologia clinica-sociale presso l’Università degli studi di Parma nel 2004.

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