Se perdono, guarisco.
“Perdonare è liberare un prigioniero e scoprire che quel prigioniero eri tu.”
(Sacre Scritture)
Perdonare qualcuno che ci ha ferito, ci ha offeso, ci ha deluso sembra impossibile.
Il perdono richiede di percorrere una strada difficile e tormentata che, tuttavia, spesso è l’unica che ci conduce alla guarigione.
Perdonare, infatti, non è solo un atto di carità, come inteso secondo l’accezione cristiana, ma è anche un modo per proteggersi dalle emozioni negative, per salvaguardare il nostro benessere, per lenire il senso di colpa, la depressione, la rabbia, il rancore.
Ma nonostante i molteplici effetti benefici del perdono, tutti sappiamo quanto perdonare sia complicato, perché per poterlo fare occorre spogliarsi della propria posizione e guardare la realtà proprio dal punto di vista di chi ci ha ferito (in modo reale o presunto), comprendendo quelle che possono essere state le motivazioni che lo hanno indotto a farlo, e quella che può essere stata la nostra eventuale parte di responsabilità.
Il perdono, lungo la sua via, può incontrare diversi ostacoli, tra i quali l’Orgoglio e la Superbia, che agiscono come forti deterrenti poiché vedono il perdono come un gesto di debolezza, di umiliazione, di sconfitta, come un atto che porta a mettersi in una posizione inferiore rispetto a chi ha arrecato l’offesa, senza considerare invece che la capacità di andare oltre e perdonare denota una grande forza e maturità.
Quando si decide di perdonare, infatti, si fa un passo verso l’altro, pur sapendo di avere ragione, ma scegliendo comunque di andare oltre, piuttosto che restare fossilizzati sul dolore e inasprire ulteriormente il nostro rancore. Chi perdona non lo fa per chiudere vilmente un occhio sulla realtà che lo fa soffrire, lo fa perché ritiene che la scelta più giusta sia far cessare il risentimento che prova per l’altro, per ritrovare la serenità e il proprio benessere personale perduto.
Perdonare è catartico, perché ci permette di uscire dalla prigione del nostro rancore, ci libera da un nemico interno, costituito dall’Odio, che come l’Amore, è un sentimento molto forte, che può creare e mantenere legami indissolubili.
Finché non perdoniamo restiamo paradossalmente agganciati a coloro che ci hanno ferito, li autorizziamo a trovare un posto nei nostri pensieri, nei nostri ricordi e nella vita di ogni giorno, amplificando così il nostro dolore e causandoci un enorme dispendio di energie.
Molto spesso, infatti, le malattie che ci affliggono sono il risultato dell’incancrenimento della nostra rabbia e del nostro rancore, che se non riusciamo ad esternalizzare, esprimere e rielaborare, ci tengono bloccati nella dimensione del passato, impedendoci di andare avanti.
Questo non significa dimenticare, perché a volte è impossibile dimenticare, ma solo fare in modo che l’offesa ricevuta non sia più legata all’emozione negativa a cui è accompagnata e che, quindi, non possa più continuare a procuraci sofferenza.
Perdonare non necessariamente implica una riconciliazione “fisica”, cioè, la ricostruzione dei rapporti con chi ci ha ferito, e quindi deluso; il perdono, infatti, può venire concesso anche se non è stato richiesto, anche se l’altro non è a conoscenza o non è d’accordo, e può riguardare anche persone che non si incontreranno più nella propria vita. (Anche figure decedute).
Il perdono è un atto privato, introspettivo, intimo, è’ una forma di assoluzione interna: non si perdona per gli altri, non solo comunque, si perdona soprattutto per sé stessi.
Riuscire a perdonarci per aver permesso all’altro di farci star male, può rappresentare un’ occasione di crescita personale, di riparazione interiore, di riconciliazione con il nostro Sé ferito.
La strada del perdono è difficile e tormentata, e richiede un grande sforzo personale, cognitivo ed emotivo, ma chi la intraprende può arrivare a provare una sensazione di benessere e sollievo, sia per la riconquista di una serenità che sembrava perduta, sia per la possibilità di poter proseguire il cammino della propria vita, che si era dolorosamente bloccato.
“Perdona, non perché loro meritano il perdono, ma perché tu meriti la pace.” (Cit.)
Dr.ssa Nadia Mortara
Psicologa psicoterapeuta
