Quando si chiude una porta.

Lo scienziato Albert Einstein ha scritto:
“Quando si chiude una porta, si può riaprire di nuovo, perché di solito è così che funzionano le porte.”
Verissimo, quando una porta si è chiusa non è detto che non si possa riaprire.
Tuttavia (chiedo perdono ad Einstein se mi permetto di aggiungere una puntualizzazione), se una porta si è chiusa e continua a restare impassibilmente chiusa davanti a noi nonostante tutti i nostri tentativi di riaprirla, forse dovremmo riconsiderare le nostre possibilità di farlo, e soprattutto i motivi che ci spingono ad opporre questa crescente, ostinata ed estenuante resistenza nel volerla aprire.
Qualcuno vorrebbe riaprirla perché magari lì dietro ha vissuto una grande felicità, oppure perché è l’unica porta che già conosce, e per questo fa molta meno paura e richiede molto meno sforzo che aprire una porta sconosciuta e vedere cosa c’è dietro.
E’ importante che ognuno faccia ciò che sente e ciò di cui sente il bisogno, questo è indiscutibile, perché ognuno di noi ha i propri tempi per vedere, riflettere, comprendere e scegliere.
Queste mie riflessioni, infatti, non servono a dare istruzioni o ad insegnare ciò che si dovrebbe fare (me ne guardo bene dal farlo…), perché ognuno (psicologhe e psicologi inclusi) ha il proprio percorso ed è responsabile della propria vita, con tutto ciò che questo comporta.
Queste riflessioni vorrebbero solamente aiutare a “rifletterci”, a vedere e a vedersi con più chiarezza.
Se vogliamo stare davanti ad una porta che non si apre e che forse continuerà a restare a chiusa, va benissimo,
è una scelta nostra, ma dobbiamo farlo con la consapevolezza che stiamo facendo quella scelta ben precisa,
che esclude altre possibilità, rispetto alla quale dobbiamo assumerci le nostre responsabilità ed evitare di autocommiserarci in seguito.
Spesso stiamo in piedi immobilizzati davanti a queste porte chiuse, dietro le quali ci sono persone, relazioni, situazioni che ci hanno fatto del male o che, più semplicemente, non sono più adatte e compatibili con noi. Stiamo lì pur sapendolo, e allo stesso tempo ci lamentiamo perché la Vita non ci offre altre possibilità.
Non è la Vita che non ci offre altre possibilità, siamo noi che molto spesso non spostiamo lo sguardo e non vediamo che oltre alla porta chiusa che continuiamo a fissare ce n’è un’altra che potrebbe aprirsi, e che forse ci sta chiedendo di farlo…
Dr.ssa Nadia

