Per sentire si deve ascoltare.

“Ma a voi interessa veramente ascoltare?
Oppure quello che vi importa è intervenire per tentare
di modificare la confusione che vi portate dentro?
Come ascoltate? Ascoltate attraverso le vostre proiezioni,
le vostre ambizioni, i desideri, le paure, le angosce?
Ascoltate solo quello che volete sentire, solo quello che vi
soddisfa o che vi lusinga? Ascoltate solo quello che vi conforta
e che attenua momentaneamente la vostra sofferenza?
Se ascoltate attraverso lo schermo dei vostri desideri è ovvio
che state ascoltando solo la vostra voce:
state ascoltando solo i vostri desideri.”
-Jiddu Krishnamurti
Lo psicologo statunitense Carl Rogers scrisse:
“L’incapacità dell’uomo di comunicare è il risultato della sua incapacità di ascoltare davvero ciò che viene detto.”
Il più grosso rischio all’interno della comunicazione non sta in ciò che si dice, ma in quello che si ascolta e nel modo in cui si interpreta e si comprende ciò che l’altro esprime.
Spesso, infatti, quando ascoltiamo l’altro non lo ascoltiamo affatto, non riusciamo a vedere il suo punto di vista, non riusciamo a comprendere ciò che realmente ci sta comunicando, perché portiamo avanti le nostre posizioni, i nostri pregiudizi e le nostre teorie, che ci impediscono di cogliere il vero significato del suo messaggio.
Quando ascoltiamo in questo modo, in realtà, chiudiamo la comunicazione perché il nostro unico scopo è confermare il nostro bisogno di avere ragione, e impediamo che avvenga uno scambio autentico e un sincero punto di incontro.
Ascoltare significa accogliere in noi stessi l’altro, significa ospitarlo, sospendere o quantomeno limitare il proprio giudizio, provare a guardare con i suoi occhi e a sentire con il suo cuore, e questo richiede impegno, a volte fatica, perché bisogna contenere il proprio IO, facendo spazio al TU.
Un buon ascolto richiede la capacità di stare in silenzio, poichè la finalità è comprendere chi abbiamo davanti, non prevaricarlo, nè tantomeno consigliarlo.
Molte volte, infatti, ciò di cui le persone hanno veramente bisogno non sono nè consigli nè istruzioni, ma semplici momenti di contatto e vicinanza, una mano da stringere, due orecchie per essere ascoltati, due occhi per essere visti, e un cuore per essere “sentiti”.
Antoine de Saint-Exupery, autore del celebre e straordinario libro “Il Piccolo Principe” scrisse che amare vuol dire soprattutto saper ascoltare in silenzio.
Il vero ascolto nasce dall’interesse e dall’importanza che diamo all’altro.
Infatti, l’ascolto è anche un atto di amore, è una forma di riconoscimento di chi abbiamo accanto, del ruolo che assume per noi e dell’interessamento verso ciò che esprime.
Fino a quando non vogliamo sinceramente capire l’altra persona, non potremo mai ascoltarla davvero…
Dr.ssa Nadia Mortara
