procrastinazione: l’arte del rimandare
“Lo faccio dopo”. Quante volte questa frase è uscita dalla nostra bocca? Quanti buoni propositi che ci siamo ripromessi di concretizzare sono scivolati nella lista delle cose da fare domani? O fra un mese? O chissà quando?
Tutti, chi più chi meno, cadiamo nella trappola del “lo farò più tardi”; per alcuni si tratta di un atteggiamento momentaneo o legato a particolari tipologie di compiti, per altri diventa un’abitudine cronica e generalizzata. Gli studi condotti sulla procrastinazione, ovvero la tendenza sistematica a rimandare, hanno delineato 2 tipologie di procrastinatori: quello “rilassato” e quello “preoccupato”.
Il primo tipo inizia mille cose con entusiasmo, ma quando si esaurisce l’effetto novità e subentra la routine non è più in grado di mantenere gli impegni e portarli a termine. Nei casi più gravi, il procrastinatore rilassato fatica a trovare la sua strada nella vita, passando da un lavoro all’altro o da un rapporto di coppia all’altro, senza impegnarsi veramente in niente.
Il procrastinatore “preoccupato”, invece, rimanda per mancanza di fiducia in se stesso e nelle proprie capacità; in questo caso la paura dell’insuccesso è tale da bloccare qualsiasi iniziativa. Alla base di questa tipologia è radicata la convinzione irrazionale che “ visto che non sono in grado, tanto vale non provarci neanche”.
Indipendentemente dalle modalità, la procrastinazione può diventare uno stile di vita con conseguenze dannose: tempo sprecato, opportunità non colte, performance deludenti, commiserazione, ansia e senso di colpa.
E allora, se rimandare è così nocivo perché lo facciamo?
A differenza di quanto sia lecito pensare, procrastinare non è un problema di pigrizia. La questione, infatti, è molto più complessa perché coinvolge aspetti profondi del carattere e della personalità, chiamando in causa motivazioni psicologiche di diversa natura. Chi continua a rimandare lo fa per evitare di confrontarsi con le proprie insicurezze e i propri limiti, perché ha paura di mettersi in gioco e assumersi responsabilità, perchè non tollera la frustrazione di un esito negativo o perché è talmente perfezionista che le condizioni “perfette” per poter agire concretamente secondo i suoi propositi non si presentano mai. Rimandare, in definitiva, nasconde il timore di fallire, ma non solo…C’è una cosa che la gente teme paradossalmente più dell’insuccesso: il successo. Avere successo significa creare aspettative negli altri che scatenano preoccupazioni del tipo ”e se poi non sarò all’altezza?”, che possono essere vissute come veri e propri macigni.
E allora ci si trincera dietro scorciatoie, alibi, tentativi di giustificarsi e razionalizzare l’incapacità di rispettare impegni e scadenze, attribuendola ad eventi esterni, non dipendenti dal nostro controllo.
Ma allora cosa possiamo fare per contrastare questa cattiva abitudine?
Partire dalla consapevolezza del fatto che rimandare sempre ci impedisce di ottenere ciò che vogliamo perché nel momento in cui pensiamo “lo farò dopo” diventiamo sabotatori di noi stessi e ci precludiamo la possibilità di cogliere opportunità interessanti. Dobbiamo riconoscere che non esiste un momento “perfetto” per agire perché ogni circostanza presenta inconvenienti e difficoltà e se aspettiamo di sentirci ” pronti” prima di fare una determinata cosa, quel momento potrebbe non arrivare mai.
È fondamentale, innanzitutto, capire ciò che vogliamo e quali sono gli obiettivi che vorremmo portare a termine, senza pretendere tutto e subito, ma procedendo per step, facendo un elenco di compiti realisticamente concretizzabili, con la condizione di non poter passare al compito successivo senza aver concluso il precedente.
E poi, ultimo ma non meno importante, anzi, certamente la condizione fondamentale per affrontare qualsiasi prova: l’atteggiamento mentale. I nostri pensieri condizionano il nostro modo di agire che, a sua volta, condiziona gli esiti delle nostre azioni; per questo è essenziale sostituire tutte quelle convinzioni negative che rinforzano il nostro senso di inefficacia (del tipo “tanto non ce la farò”) con autoaffermazioni positive, che diventino come un vero e proprio mantra che ci accompagna nella realizzazione dei nostri scopi. Ripetiamoci “io posso farcela, dipende da me”, senza scoraggiarci, perché nulla di ciò che ha a che fare con noi stessi è semplice…ma le grandi conquiste richiedono grande impegno!

