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	<description>La felicità dipende dalla qualità dei pensieri</description>
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		<title>La manipolazione psicologica</title>
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		<pubDate>Tue, 06 May 2025 17:31:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Avete mai sentito parlare di “manipolazioni”? Credo proprio di sì… Non stiamo parlando di pratiche fisioterapiche ovviamente, ma di meccanismi mentali. Le manipolazioni sono strategie psicologiche mirate a “sfruttare” gli altri per ottenere vantaggi personali, facendo leva principalmente sulle loro ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Avete mai sentito parlare di “manipolazioni”?</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Credo proprio di sì…</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Non stiamo parlando di pratiche fisioterapiche ovviamente, ma di meccanismi mentali.</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Le manipolazioni sono strategie psicologiche mirate a “sfruttare” gli altri per ottenere vantaggi personali, facendo leva principalmente sulle loro vulnerabilità.</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Non è una bella cosa, vero?</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Tuttavia, la verità è che queste forme di condizionamento altrui vengono attivate in tutti i contesti sociali e in tutte le tipologie di relazioni, anche e soprattutto quelle affettive (familiari, sentimentali, amicali).</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">E non scandalizzatevi se faccio questa affermazione che potrebbe apparire inaudita, ma tutti nella vita manipoliamo e veniamo manipolati, spesso senza rendercene conto, e già a partire dall’infanzia..</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Allora va tutto bene? No!!</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Perché c’è un limite oltre il quale la manipolazione diventa uno strumento potenzialmente molto pericoloso, soprattutto quando rappresenta la modalità relazionale dominante e sistematica di una persona, e quando all’interno del rapporto viene a mancare la mentalizzazione dell’Altro.</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Pensate ad una relazione tra partner, ma anche tra genitori e figli, dove le dinamiche sono principalmente caratterizzate da sensi di colpa indotti, vittimismi strumentali, critiche subdole e mascherate da buone intenzioni, ecc.</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Relazioni di questo tipo sono altamente TOSSICHE e DISTRUTTIVE, e lo sono proprio perchè chi manipola usa il suo ruolo “affettivo” per ottenere ciò che vuole, senza considerare le gravissime conseguenze che provoca sull’altro in termini di malessere emotivo e psicologico.</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Chi viene manipolato sperimenta un tale senso di angoscia e di disagio che si sente “costretto” a rispondere coerentemente alle richieste del manipolatore, anche se queste non sono coerenti con le sue&#8230;</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Quindi attenzione alla manipolazione&#8230;</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Buona serata</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Dr.ssa Nadia</span><a href="http://www.nadiamortara.it/wp-content/uploads/2025/05/487471562_18062197922496782_5701842021360259012_n.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4047" src="http://www.nadiamortara.it/wp-content/uploads/2025/05/487471562_18062197922496782_5701842021360259012_n-300x293.jpg" alt="487471562_18062197922496782_5701842021360259012_n" width="300" height="293" /></a><a href="http://www.nadiamortara.it/wp-content/uploads/2025/05/488316742_18062673131496782_5483980197717187721_n.jpg"><br />
</a></div>
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		<title>La giusta importanza</title>
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		<pubDate>Sat, 25 May 2019 05:25:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il nostro bisogno di sentirci accettati e stimati da parte degli altri (bisogno connaturato nell&#8217;essere umano) ci porta spesso a cercare con ogni mezzo e con ostinato accanimento la loro approvazione. Questo vale non solo nelle situazioni in cui abbiamo di fronte qualcuno che effettivamente ci...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro bisogno di sentirci accettati e stimati da parte degli altri (bisogno connaturato nell&#8217;essere umano) ci porta spesso a cercare con ogni mezzo e con ostinato accanimento la loro approvazione.<br />
Questo vale non solo nelle situazioni in cui abbiamo di fronte qualcuno che effettivamente ci stima e ci accetta, ma soprattutto in quelle in cui percepiamo che l’altro ci svaluta e ci rifiuta.<br />
Cioè, paradossalmente capita che più una persona ci sottostimi e non ci apprezzi, più noi ci ostiniamo a volere e a pretendere a tutti i costi la sua approvazione.<br />
E&#8217; difficile accettare che qualcuno non riconosca il nostro valore e non ce lo dimostri, perché il rifiuto, la non approvazione, il distacco, fanno nascere in noi il pensiero di non essere abbastanza importanti, di non essere adeguati, di essere sbagliati, e vanno magari a riattivare dei vissuti dolorosi legati alla nostra infanzia, o al rapporto con le figure significative della nostra vita.Senza entrare nel merito dei motivi alla base di queste dinamiche, dobbiamo accettare il fatto che non possiamo, né dobbiamo per forza piacere a tutti, così come gli altri non possono, né devono per forza piacere a noi.<br />
Pertanto, è fondamentale per la nostra sopravvivenza fisica, psicologica ed emotiva, accogliere ed accettare in noi questa realtà e comportarci di conseguenza, ovvero dare alle persone l&#8217;importanza che le persone danno a noi.<br />
Non si tratta di fare come i bambini che giocano a &#8220;specchio riflesso&#8221; ( si chiama così?), ma semplicemente non disperdere, sprecare, investire o regalare energie, attenzioni ed importanza a chi non è disposto a fare lo stesso con noi.<br />
Se diamo senza ricevere, perchè siamo mossi dal pensiero che questo sia il modo più sicuro per trattenere le persone e indurle ad amarci o ad accettarci, rischiamo di ottenere esattamente l’opposto, cioè la lenta e logorante fine della relazione.<br />
Il rischio delle relazioni di questo tipo (in qualsiasi contesto) è che si crei uno squilibrio profondo fra le parti, per cui la sottostima di uno verso l&#8217;altro è direttamente proporzionale alla sovrastima di questo nei suoi confronti. Cioè, per dirla in poche parole: più tu non mi riconosci, più io ho bisogno del tuo riconoscimento.<br />
Se una persona non ci apprezza e non ce lo dimostra, ad un certo punto è giusto e sano lasciarla perdere e metterci in testa che questo non significa che non andiamo bene o che siamo immeritevoli di stima e amore, ma che magari non siamo compatibili o sintonici con lei, e che forse anche lei non è sintonica con noi.<br />
Semplificando molto il concetto, potremmo dire che vale un pò come per i vestiti: non tutte le taglie, né tutti i colori, né tutte le forme si adattano al nostro corpo…<br />
Buon fine settimana.<br />
Dr.ssa Nadia.</p>
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		<title>Quanto pesa un bicchiere d’acqua?</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2019 13:27:38 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nadiamortara.it/wp-content/uploads/2019/05/56119920_1139474849592499_7329305473797062656_n.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4023" src="http://www.nadiamortara.it/wp-content/uploads/2019/05/56119920_1139474849592499_7329305473797062656_n-300x221.jpg" alt="56119920_1139474849592499_7329305473797062656_n" width="300" height="221" /></a></p>
<p>&#8220;Secondo voi quanto pesa un bicchiere d&#8217;acqua?<br />
Il peso assoluto del bicchiere d&#8217;acqua è irrilevante.<br />
Ciò che conta davvero è per quanto tempo lo tenete sollevato. Sollevatelo per un minuto e non avrete problemi.  Sollevatelo per un&#8217;ora e vi ritroverete un braccio dolorante.<br />
Sollevatelo per un&#8217;intera giornata e vi ritroverete un braccio paralizzato. In ognuno di questi tre casi il peso del bicchiere non è cambiato.<br />
Eppure, più il tempo passa, più il bicchiere sembra diventare pesante. Lo stress e le preoccupazioni sono come questo bicchiere d&#8217;acqua. Piccole o grandi che siano, ciò che conta è quanto tempo dedichiamo loro. Se gli dedichiamo il tempo minimo indispensabile, la nostra mente non ne risente.  Se iniziamo a pensarci più volte durante la giornata, la nostra mente inizia ad essere stanca e nervosa.  Se pensiamo continuamente alle nostre preoccupazioni, la nostra mente si paralizza. Per ritrovare la serenità dovete imparare a lasciare andare stress e preoccupazioni. Dovete imparare a dedicare loro il minor tempo possibile, focalizzando la vostra attenzione su ciò che volete e non su ciò che non volete.<br />
Dovete imparare a mettere giù il bicchiere d&#8217;acqua&#8221;.<br />
(dal Web)</p>
<p style="text-align: justify;">Ognuno di noi ha il suo bicchiere d’acqua riempito di preoccupazioni, paure, ansie, pensieri, problemi.<br />
Sarebbe un’utopia pensare di poter svuotare completamente il bicchiere, perchè noi esseri umani siamo fatti così, ci preoccupiamo, abbiamo paura, ci arrabbiamo, rimuginiamo sulle piccole e grandi difficoltà che ogni giorno affrontiamo nella vita.<br />
Sappiamo bene che molti dei pensieri contenuti nel nostro bicchiere sarebbero superflui ed eliminabili, ma come spesso accade, la concretizzazione di una consapevolezza richiede tempo e una certa capacità di riorganizzare responsabilità e priorità nella vita, fare i conti con il nostro senso del dovere, i nostri sensi di colpa e il nostro timore del giudizio.<br />
Nel frattempo, mentre arriviamo a farlo, sarebbe davvero utilissimo scendere ad un compromesso con il nostro bicchiere d’acqua, autorizzandoci ad appoggiarlo ogni tanto, mettendo temporaneamente in sospensione i pensieri e riposandoci dalla fatica di doverlo sempre sorreggere per tutto il tempo, spesso da soli.<br />
Quanto sollievo potrebbe darci appoggiarlo? O dividere la fatica di doverlo sorreggere con qualcun altro, chiedendo magari un aiuto?</p>
<p style="text-align: justify;">Dr.ssa Nadia</p>
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		<title>Se è dipendenza non è amore</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2019 13:43:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il celebre psicanalista Carl Gustav Jung scrisse: &#8220;Ogni tipo di dipendenza è cattiva, non importa se il narcotico o l&#8217;alcool o la morfina o l&#8217;idealismo.&#8221;. Se qualsiasi dipendenza è cattiva, lo è anche quella sviluppata nei confronti di una persona o di un sentimento. Molte re...</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il celebre psicanalista Carl Gustav Jung scrisse:</strong><br />
<strong> &#8220;Ogni tipo di dipendenza è cattiva, non importa se il narcotico o l&#8217;alcool o la morfina o l&#8217;idealismo.&#8221;.</strong><br />
<a href="http://www.nadiamortara.it/wp-content/uploads/2019/05/56301808_1142011399338844_3737038713398493184_n.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4017" src="http://www.nadiamortara.it/wp-content/uploads/2019/05/56301808_1142011399338844_3737038713398493184_n-216x300.jpg" alt="56301808_1142011399338844_3737038713398493184_n" width="216" height="300" /></a><br />
<strong>Se qualsiasi dipendenza è cattiva, lo è anche quella sviluppata nei confronti di una persona o di un sentimento.</strong><br />
<strong> Molte relazioni, infatti, si costruiscono e si mantengono nel tempo non grazie all&#8217;amore, al desiderio, alla stima,</strong><br />
<strong> al rispetto, alla voglia autentica di stare insieme, ma attraverso la dipendenza o la co-dipendenza che si sviluppa fra i partner.</strong><br />
<strong> Spesso Amore e dipendenza vengono erroneamente e pericolosamente confusi; dove esiste l&#8217;uno non può esistere l’altro.<br />
Amore e dipendenza sono avversari; se coesistono, ci distruggono.</strong></p>
<p><strong> Se questo capita, anche se la relazione continua, l’amore si oscura e si sottomette alla dipendenza.</strong><br />
<strong> La dipendenza sembra amore, ma in realtà è il suo esatto contrario; dipendenza significa che io esisto solo in funzione di te, che la mia vita è dedicata e, aggiungerei, &#8220;sacrificata&#8221; alla tua, che tu sei più importante di tutto, anche e soprattutto di me stessa.</strong><br />
<strong> La mia felicità, la mia tristezza, la mia rabbia, le mie scelte, i miei pensieri sono legati e condizionati da ciò che tu provi, pensi e fai.</strong><br />
<strong> Quando una relazione assume queste caratteristiche diventa malsana e distruttiva, perchè non ci aiuta a valorizzare e ad esprimere chi siamo, ma annienta e distrugge totalmente la nostra identità, e perchè ci porta a tollerare in modi anche rischiosi qualsiasi situazione, qualsiasi atteggiamento o comportamento da parte dell&#8217;altro pur di tenerlo vicino a noi.</strong><br />
<strong> Quando si dipende da qualcuno si diventa ossessionati da lui, e le ossessioni sono quasi sempre originate dalla paura. Paura di cosa? Paura di restare soli, paura di non farcela ad affrontare la propria vita senza l&#8217;altro, paura dell&#8217;abbandono, di sentirsi rifiutati e quindi confermati nella propria convinzione di non valere nulla, paura che i sacrifici che si fanno per l&#8217;altro non siano mai abbastanza, con una conseguente e graduale abnegazione a favore suo.</strong><br />
<strong> Le relazioni basate sulla dipendenza riattivano dinamiche relazionali legate al passato, ai rapporti cioè con le figure significative della nostra infanzia.</strong><br />
<strong> La dipendenza, infatti, non dà una spinta progressiva alla relazione, non ci aiuta a crescere, a maturare, ad evolvere, non permette, cioè, di diventare &#8220;adulti&#8221; e autonomi, ma ci mantiene in una posizione regressiva,</strong><br />
<strong> cioè quella dei bambini che siamo stati.</strong><br />
<strong> Se vi siete ritrovati in questa breve descrizione, se qualcosa è risuonato dentro di voi, è importante fermarsi un attimo a riflettere, iniziando a vedere e a chiamare la realtà con il suo nome, senza trovare alibi o raccontarsi storielle.</strong><br />
<strong> Una relazione di questo tipo non può aiutare a colmare il vuoto e la fame che si sente dentro il cuore, anzi, porterà il cuore ad avere sempre più fame e a chiedere sempre più cibo.</strong><br />
<strong> Ma bisogna fare attenzione al &#8220;cibo&#8221; con cui ci sfamiamo: se non è sano, se è avariato, può intossicarci, fino alla morte.</strong><br />
<strong> Solo noi possiamo colmare quel buco che abbiamo dentro; imparare a volersi bene, a dire &#8220;io sono importante&#8221; è un ottimo modo per farlo.</strong></p>
<p><strong>Dr.ssa Nadia</strong></p>
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		<title>Quando si chiude una porta.</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2019 13:27:59 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nadiamortara.it/wp-content/uploads/2019/05/57168416_1144678402405477_8325047088224141312_n.jpg"><img class="aligncenter wp-image-4013 size-full" src="http://www.nadiamortara.it/wp-content/uploads/2019/05/57168416_1144678402405477_8325047088224141312_n.jpg" alt="57168416_1144678402405477_8325047088224141312_n" width="480" height="480" /></a><br />
Lo scienziato Albert Einstein ha scritto:<br />
“Quando si chiude una porta, si può riaprire di nuovo, perché di solito è così che funzionano le porte.”</p>
<p>Verissimo, quando una porta si è chiusa non è detto che non si possa riaprire.<br />
Tuttavia (chiedo perdono ad Einstein se mi permetto di aggiungere una puntualizzazione), se una porta si è chiusa e continua a restare impassibilmente chiusa davanti a noi nonostante tutti i nostri tentativi di riaprirla, forse dovremmo riconsiderare le nostre possibilità di farlo, e soprattutto i motivi che ci spingono ad opporre questa crescente, ostinata ed estenuante resistenza nel volerla aprire.<br />
Qualcuno vorrebbe riaprirla perché magari lì dietro ha vissuto una grande felicità, oppure perché è l’unica porta che già conosce, e per questo fa molta meno paura e richiede molto meno sforzo che aprire una porta sconosciuta e vedere cosa c’è dietro.<br />
E’ importante che ognuno faccia ciò che sente e ciò di cui sente il bisogno, questo è indiscutibile, perché ognuno di noi ha i propri tempi per vedere, riflettere, comprendere e scegliere.<br />
Queste mie riflessioni, infatti, non servono a dare istruzioni o ad insegnare ciò che si dovrebbe fare (me ne guardo bene dal farlo…), perché ognuno (psicologhe e psicologi inclusi) ha il proprio percorso ed è responsabile della propria vita, con tutto ciò che questo comporta.<br />
Queste riflessioni vorrebbero solamente aiutare a “rifletterci&#8221;, a vedere e a vedersi con più chiarezza.<br />
Se vogliamo stare davanti ad una porta che non si apre e che forse continuerà a restare a chiusa, va benissimo,<br />
è una scelta nostra, ma dobbiamo farlo con la consapevolezza che stiamo facendo quella scelta ben precisa,<br />
che esclude altre possibilità, rispetto alla quale dobbiamo assumerci le nostre responsabilità ed evitare di autocommiserarci in seguito.<br />
Spesso stiamo in piedi immobilizzati davanti a queste porte chiuse, dietro le quali ci sono persone, relazioni, situazioni che ci hanno fatto del male o che, più semplicemente, non sono più adatte e compatibili con noi. Stiamo lì pur sapendolo, e allo stesso tempo ci lamentiamo perché la Vita non ci offre altre possibilità.<br />
Non è la Vita che non ci offre altre possibilità, siamo noi che molto spesso non spostiamo lo sguardo e non vediamo che oltre alla porta chiusa che continuiamo a fissare ce n’è un’altra che potrebbe aprirsi, e che forse ci sta chiedendo di farlo…<br />
Dr.ssa Nadia</p>
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		<title>Psicoterapia:quanto tempo serve?</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2019 04:53:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Durante i percorsi di psicoterapia nascono molti momenti di riflessione e molte domande. Le più frequenti riguardano il perché magari ci si è comportati in un certo modo o si sono portate avanti situazioni negative fino alla sfinimento, senza riuscire a chiudere prima. Un’altra domanda che spesso le...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><br style="color: #1c1e21;" /><span style="color: #1c1e21;">Durante i percorsi di psicoterapia nascono molti momenti di riflessione e molte domande. </span><br style="color: #1c1e21;" /><span style="color: #1c1e21;">Le più frequenti riguardano il perché magari ci si è comportati in un certo modo o si sono portate avanti situazioni negative fino alla sfinimento, senza riuscire a chiudere prima. </span><br style="color: #1c1e21;" /><span style="color: #1c1e21;">Un’altra domanda che spesso le persone si pongono è questa : “Perché ci metto così tanto a superare questo momento difficile?”Perché non riesco a chiudere definitivamente quella porta?</span><span class="text_exposed_show" style="color: #1c1e21;"> Perchè a distanza di mesi soffro ancora per quella persona o per quella situazione?”.<br />
Nel mondo in cui viviamo tutto scorre veloce, e anche le soluzioni ai problemi che incontriamo devono essere subito pronte per l’uso.<br />
Ma l’anima non funziona così.<br />
Il nostro mondo interiore ha tempi ben diversi da quelli che scandiscono il funzionamento di quello accade fuori.<br />
Non contano i giorni, i mesi , gli anni, e i processi di elaborazione non vanno accelerati, né tantomeno forzati. </span></p>
<p><span class="text_exposed_show" style="color: #1c1e21;">Qualsiasi esperienza dolorosa che viviamo, per essere superata davvero, deve essere rielaborata, cioè compresa, riletta, investita di un nuovo significato e ricollocata adeguatamente dentro di noi.<br />
E l’elaborazione interiore dei nostri sentimenti, delle nostre emozioni e dei nostri pensieri richiede tempo, molto tempo.<br />
Riparare e sistemare i pezzi di noi che si sono frantumati e si sono scollati è un processo difficile, doloroso e faticoso, e non possiamo aspettarci di risolverlo in modo veloce e indolore.<br />
Più una persona, un’emozione, una relazione, una situazione sono radicate dentro di noi, più tempo e fatica sono necessari per trovarle una nuova sistemazione nella nostra testa e nel nostro cuore.<br />
Rielaborare, infatti, non significa né dimenticare né cancellare, ma dare un significato diverso a ciò che abbiamo vissuto, fare la pace, conviverci in modo sufficientemente sereno.<br />
Per arrivare a questo traguardo la strada da fare è lunga, tortuosa , dissestata. </span></p>
<p><span class="text_exposed_show" style="color: #1c1e21;">Ci sono momenti in cui si procede più velocemente e momenti in cui si inciampa e si cade; pazienza, ci si rialza e si va avanti.<br />
Le separazioni, i lutti, i distacchi, le delusioni fanno male e confrontarci con le emozioni negative che provocano è fastidioso e difficile, ma per quanto le evitiamo o le neghiamo quelle stanno lì e chiedono una sistemazione.<br />
E’ un po’ come riordinare una casa: se lo vogliamo fare bene abbiamo bisogno di farlo senza fretta, perché le cose non si possono sistemare a caso, bisogna trovare loro un posto preciso.<br />
Ognuno di noi per far questo ci mette il tempo necessario, cioè il suo.<br />
E’ giusto e sano prendersi il proprio tempo, ma attenzione, perchè allo stesso tempo questo prendersi tempo non deve diventare un espediente per costruirsi una prigione e crogiolarsi inutilmente nel dolore..<br />
Perciò, per ritornare alla domanda iniziale: quanto tempo occorre per andare avanti?<br />
Quello che serve.</span></p>
<p>Dr.ssa Nadia</p>
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		<title>Esiste la persona giusta?</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2019 04:43:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Esiste la persona giusta?Onestamente, io non credo nell’esistenza di un&#8217; unica persona giusta, ma di diverse persone giuste, e sono quelle che potenzialmente riescono a starti accanto portando effetti benefici alla tua persona e alla tua vita.Non credo che la persona giusta sia quella che ti s...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="color: #1c1e21;">Esiste la persona giusta?</span><br style="color: #1c1e21;" /><span style="color: #1c1e21;">Onestamente, io non credo nell’esistenza di un&#8217; unica persona giusta, ma di diverse persone giuste, e sono quelle che potenzialmente riescono a starti accanto portando effetti benefici alla tua persona e alla tua vita.</span><br style="color: #1c1e21;" /><span style="color: #1c1e21;">Non credo che la persona giusta sia quella che ti sconvolge, quella che ti devasta, quella che ti tiene sempre sulle spine, quella circondata da quell&#8217;aurea di mistero che tanto viene decantato nei romanzi e nel cinema, ma che poi nell</span><span class="text_exposed_show" style="color: #1c1e21;">a realtà ti lascia sempre nel dubbio, nell’incertezza e nel tormento, anzi&#8230; </span></p>
<p style="text-align: left;"><span class="text_exposed_show" style="color: #1c1e21;">Quella sarà la persona che probabilmente ti farà stare peggio.<br />
Si sta in una relazione se l’altro in qualche modo la vita ce la migliora, se ci fa stare bene, se sa valorizzarci, se ci si può fidare, altrimenti non è amore, </span>è masochismo.</p>
<p style="text-align: left;"><span class="text_exposed_show" style="color: #1c1e21;">Buona domenica e buon caffè.<br />
Dr.ssa Nadia</span></p>
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		<title>Di cosa hanno bisogno i bambini?</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Nov 2017 06:31:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Di cosa hanno bisogno i bambini? Di tante cose. O forse di poche cose, ma di grandissimo valore. Quando dico “cose” non mi riferisco ai giocattoli o ad oggetti concreti, o almeno non solo a quelli. Tutti i bambini desiderano i giocattoli (d’altronde anche noi adulti desideriamo i “nostri” giocattoli...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di cosa hanno bisogno i bambini?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Di tante cose. O forse di poche cose, ma di grandissimo valore.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quando dico “cose” non mi riferisco ai giocattoli o ad oggetti concreti, o almeno non solo a quelli.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tutti i bambini desiderano i giocattoli (d’altronde anche noi adulti desideriamo i “nostri” giocattoli), ma dobbiamo tenere a mente che il numero dei giocattoli che un bambino possiede non è necessariamente e direttamente proporzionale al suo livello di felicità e al suo stato di benessere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Allora di cosa hanno bisogno i bambini?</span><br />
<span style="color: #000000;"> I bambini hanno bisogno di affetto, attenzioni e gratificazioni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Hanno bisogno che i genitori parlino non A loro, ma CON loro, e che li trattino come persone e non come pupazzi, che siano lì ad esortarli ad esprimere, senza insistere e senza invadere i loro spazi, le loro capacità, che li proteggano e li consolino quando sono tristi o arrabbiati, e che gli consentano di fare alcune cose da soli per poter sperimentare e sviluppare la loro autonomia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Hanno bisogno che gli si raccontino le favole per imparare a credere nella magia dei loro sogni e delle loro speranze, ma hanno anche bisogno di regole e limiti giusti, grazie ai quali potranno comprendere che nella vita esistono diritti, ma esistono anche doveri e che ognuno si deve assumere le responsabilità delle sue azioni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Hanno bisogno di poter esprimere ciò che sentono e chiamare per nome le loro emozioni, hanno bisogno di giocare, ridere, sporcarsi, sbagliare, soprattutto sbagliare, senza per questo sentirsi sminuiti o umiliati o inadeguati, perché solo così potranno comprendere che sono proprio gli errori e il modo con cui li affronteranno, ad aiutarli in quel lungo e misterioso percorso di apprendimento che si chiama Vita.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Hanno bisogno di rispetto, di “grazie” e di “scusa”, perché solo così impareranno farsi rispettare e a rispettare gli altri.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma soprattutto i bambini hanno bisogno di questo: che i genitori credano in loro e che li riconoscano per ciò sono, perché da questo dipenderà la misura della stima, del valore e della fiducia che, una volta diventati adulti, attribuiranno a loro stessi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Jim Valano, giocatore e allenatore statunitense di basket, disse:</span><br />
<span style="color: #000000;"> “Mio padre mi ha fatto il più bel regalo che qualcuno poteva fare a un’altra persona: ha creduto in me.”</span><br />
<span style="color: #000000;"> A volte, quando mi capita di incontrare genitori in ansia e preoccupati di non essere all’altezza del loro ruolo, o di non comprendere i bisogni dei loro figli, rivolgo a loro questa domanda: “ ti ricordi di quando eri bambino? Di cosa avresti avuto bisogno? Cosa hai ricevuto ?Cosa ti è mancato?”</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il guaio di noi adulti, quando dobbiamo rapportarci con i bambini, è che spesso ci dimentichiamo di essere stati bambini e figli anche noi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se riuscissimo a richiamare alla mente la nostra esperienza di bambini e di figli potremmo comprendere meglio i loro bisogni e i loro stati emotivi, e coniugando questa esperienza con quella di essere genitori, saremmo in grado di dare loro ciò che è giusto e necessario.</span><br />
<span style="color: #000000;"> I genitori spesso si sentono inadeguati, ma essere adeguati non significa essere perfetti o non sbagliare mai, perché bambini non vogliono genitori perfetti e irreprensibili, vogliono genitori presenti, di cui fidarsi e a cui affidarsi, con cui sentirsi liberi di poter essere ciò che sono.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dr.ssa Nadia Mortara</span></p>
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		<title>Il Vaso rotto. Il valore delle cicatrici.</title>
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		<pubDate>Wed, 03 May 2017 05:14:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Vi è mai capitato di rompere inavvertitamente un vaso? E quando lo avete rotto e il vaso si è frantumato in molti cocci cosa avete fatto? Probabilmente molti lo avranno buttato, o magari qualcuno avrà deciso di riattaccarne i pezzi, ma comunque credo che nessuno l&#8217;abbia rimesso nel posto dove ...</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img src="https://s-media-cache-ak0.pinimg.com/736x/99/2b/3a/992b3a56ef2c79dc53f620ea921a6c8f.jpg" alt="Risultati immagini per broken pottery fixed with gold" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vi è mai capitato di rompere inavvertitamente un vaso?</span> <span style="color: #000000;"> E quando lo avete rotto e il vaso si è frantumato in molti cocci cosa avete fatto?</span> <span style="color: #000000;"> Probabilmente molti lo avranno buttato, o magari qualcuno avrà deciso di riattaccarne i pezzi, ma comunque credo che nessuno l&#8217;abbia rimesso nel posto dove stava quando ero perfettamente integro.</span> <span style="color: #000000;"> Probabilmente quel vaso sarà finito in qualche angolo nascosto della casa dove non potrà essere visto&#8230;</span> <span style="color: #000000;"> La domanda è: perchè?</span> <span style="color: #000000;"> Beh, è semplice.. Perchè un vaso rotto, seppur riaggiustato, è un vaso brutto, è un vaso che ha perso il suo valore e la sua bellezza e che suscita una sensazione di &#8220;inadeguatezza&#8221;.</span> <span style="color: #000000;">Cioè, se non è perfettamente integro non va bene, e se non va bene non viene mostrato.</span> <span style="color: #000000;"> Metaforicamente parlando, quando diciamo che “un vaso rotto non sarà mai come prima” intendiamo che quando qualcosa si rompe non potrà più ritornare a ciò che era in precedenza, cioè non avrà più quello stesso valore.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma è davvero così?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Recentemente ho letto un articolo su una tecnica particolare utilizzata dai Giapponesi, da cui sono rimasta molto colpita e affascinata.</span> <span style="color: #000000;"> Quando i Giapponesi riparano un oggetto rotto, infatti, ne valorizzano ogni singola crepa attraverso un procedimento sofisticato che prevede la riparazione del vasellame, attraverso l’unione dei cocci con della resina (che fa da collante) mista a oro, argento o platino.</span> <span style="color: #000000;"> Questa tecnica, diventata ormai una forma di arte, è profondamente significativa ed emblematica.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Secondo i Giapponesi, infatti, il vaso rotto e riparato con quelle preziose venature dorate che sono il risultato dell’unione dei pezzi frantumati, starebbe a significare la vita ed i cambiamenti che essa porta con sé.</span> <span style="color: #000000;"> La vita, infatti, non è mai lineare, ma presenta sempre delle spaccature, delle scissioni, dei momenti di crisi che ci portano a cambiare.</span> <span style="color: #000000;"> Quel vaso siamo noi. E come il vaso mostra con fierezza le sue crepe, che attraverso la riparazione diventano così preziose aumentandone il valore, così noi dovremmo essere orgogliosi delle cicatrici che portiamo, che sono il segno ed il ricordo dei momenti di sofferenza e di difficoltà che abbiamo vissuto e che abbiamo superato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le nostre cicatrici sono le venature dorate di quel vaso che, attraverso il nostro processo di “riparazione interiore”, assumono un nuovo significato rendendoci unici e speciali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">È vero, un vaso rotto non sarà mai come prima.</span> <span style="color: #000000;"> Un vaso rotto però può essere anche più bello di prima, perché saprà di vissuto, perchè è unico e speciale, perchè ha trovato la forza di riattaccare i suoi cocci e tenerli uniti, perché pur essendo stato frantumato è stato in grado di rinsaldarsi con più forza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Allora credo che per tutti questi motivi quel vaso, non solo non dovrebbe venire accantonato nell&#8217;angolo più nascosto della nostra casa, ma dovrebbe venire esposto nel luogo più luminoso e visibile di tutti, fiero di mostrare la sua bellezza&#8230;</span></p>
<p>Buona giornata. Dr.ssa Nadia</p>
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		<title>La Sindrome di Rebecca. Quando il Passato ritorna..</title>
		<link>http://www.nadiamortara.it/la-sindrome-di-rebecca-quando-il-passato-ritorna/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 Apr 2017 06:07:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Tutte le volte che mi toccavi sapevo che facevi un confronto con Rebecca, tutte le volte che mi guardavi, mi parlavi o camminavi con me nel parco so che cosa pensavi: &#8220;Questo l&#8217;ho fatto con Rebecca, e questo, e questo&#8221;, non è vero?&#8221; ( Dal film &#8220;Rebecca, La prima ...</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #222222;">&#8220;</span><em style="color: #000000;">Tutte le volte che mi toccavi sapevo che facevi un confronto con Rebecca,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #222222;"><span style="color: #000000;"><em> tutte le volte che mi guardavi, mi parlavi o camminavi con me nel parco so che cosa pensavi: </em></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #222222;"><span style="color: #000000;"><em>&#8220;Questo l&#8217;ho fatto con Rebecca, e questo, e questo&#8221;, non è vero?&#8221;</em></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">( Dal film &#8220;Rebecca, La prima moglie&#8221;, di Alfred Hitchcock)</span></p>
<p style="text-align: justify;"><img src="http://saladadecinema.com.br/wp-content/uploads/2016/08/2837-482x350.jpg" alt="Risultati immagini per rebecca la prima moglie" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 1938 la scrittrice Daphne du Maurier scrisse un romanzo intitolato “Rebecca, la prima moglie”, che divenne un celebre film grazie all&#8217;opera del geniale regista Alfred Hitchcock.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Libro e film  raccontano la storia di una donna che sviluppa gradualmente una forma di gelosia ossessiva nei confronti dell’ex moglie defunta del marito, Rebecca.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Rebecca diventa un costante ed inarrivabile termine di paragone, Rebecca è sempre più brava, più bella, più elegante, più adeguata, Rebecca è perfetta. Nonostante Rebecca sia defunta è come se vivesse ancora, perché il pensiero ossessivo della donna la riporta in vita, aprendole un varco per insinuarsi nella relazione di coppia, generando tra lei e il marito un clima di tensioni, conflitti, deliri e paranoie.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da questo celebre romanzo, gli psicologi hanno coniato il termine “Sindrome di Rebecca”, per riferirsi a quelle persone che provano una gelosia patologica nei confronti del passato sentimentale del proprio compagno/a.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Si tratta di una particolare forma di gelosia retroattiva nei confronti della persona amata, una gelosia infondata, ingiustificata, accecante, che può trasformarsi in una vera e pericolosa ossessione, un sentimento irrazionale che altera il rapporto in un inferno, al punto da condurlo ad una graduale distruzione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La persona che ne soffre perde il contatto con la realtà, non realizzando che il pericolo &#8220;ex&#8221; non esiste davvero, ma che è la gelosia stessa a renderlo tale, a dargli potere, a renderlo una minaccia effettiva.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La gelosia, quando limitata e contenuta, è un sentimento normale e fisiologico che nasce all’interno di qualsiasi relazione, ed esprime la paura di perdere la persona importante, quella a cui si tiene, e che si teme possa venire “rubata” da qualcuno, ma quando questo sentimento diventa esagerato, invalidante e difficile da gestire e controllare, assume i tratti di una vera e propria patologia che necessita di essere curata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E’ opinione abbastanza comune e diffusa che la gelosia sia espressione dell’amore che si prova nei confronti di una persona, ma bisogna fare attenzione a sostenere aprioristicamente questa visione, perché nella maggioranza dei casi la gelosia diventa proprio ciò che conduce alla devastazione di quel rapporto che, invece, si voleva salvaguardare a tutti i costi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Si può parlare, infatti, di amore quando la gelosia diventa una continua richiesta di rassicurazioni, spiegazioni e prove? Quando diventa una forma di controllo? Quando si trasforma in un divieto assoluto di avere una vita sociale al di fuori del rapporto di coppia? Quando si considera l’Altro come una proprietà? Quando esprime una completa e assoluta mancanza di fiducia? Non credo proprio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questo non è amore, è un sentimento che sfocia in un delirio ossessivo, autodistruttivo e distruttivo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quando questa forma di gelosia viene rivolta a figure sentimentali legate al passato dei propri partner, s’innesca un processo per cui il Passato diventa Presente e minaccia il Futuro: l’ex, infatti, assume sembianze reali, come se fosse ancora parte della vita della persona amata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La persona che sviluppa questa forma di gelosia non comprende che, in realtà, è proprio lei a dare potere a questo “fantasma”, a mitizzarlo, a mettersi su un piano di confronto, a permettergli di condizionare la relazione con l’Altro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma cosa nasconde questo tipo di gelosia?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I fattori alla base di questo disturbo possono essere diversi.</span></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><span style="color: #000000;">La propria Autostima. Sicuramente questo disagio è supportato da una profonda insicurezza e da una scarsa considerazione di sé, un’incapacità di riconoscere il proprio valore, un’immagine distorta di se stessi, che porta a mettersi su un piano di continui confronti e paragoni dai quali si esce sempre perdenti.</span></li>
<li><span style="color: #000000;">La propria Storia. Noi siamo il risultato delle esperienze che abbiamo vissuto e di come le abbiamo gestite e affrontate, perciò esperienze relazionali estremamente dolorose che ci hanno ferito e che non abbiamo sufficientemente elaborato possono mantenere meccanismi difensivi molto potenti, attivati per scongiurare la possibilità che si ripresentino nuovamente, quali la diffidenza, il controllo, ecc. Questi meccanismi soddisfano la parte emotiva, cioè quella irrazionale legata alla paura dell’abbandono, ma impediscono di acquisire in modo razionale la consapevolezza che, se portati all’estremo, possono proprio condurre a perdere la persona che si teme di perdere. Aggiungo brevemente che il nostro modo di relazionarci con gli altri, in particolare con gli “oggetti d’amore” ( termine tecnico), è il risultato della qualità della relazione con la primissima figura di attaccamento della nostra vita: cioè la persona che si è presa cura di noi. Questo tipo di relazione diventa il modello delle relazioni future e definisce il nostro stile relazionale.</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E’ possibile guarire dalla Sindrome di Rebecca?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sì, ma è necessario innanzitutto essere consapevoli che questa forma di gelosia è espressione di un malessere patologico, e non di una testimonianza dell’amore che si prova per l’Altro.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E’ fondamentale accettare che tutti, anche noi, abbiamo un Passato e che in questo Passato esistono persone alle quali siamo stati legati da sentimenti profondi, che non per questo rappresentano minacce o pericoli, ma che fanno semplicemente parte della nostra storia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il vero problema non è legato a queste figure, con le quali s’innesca un confronto tormentato e lacerante, ma alla relazione che si ha con se stessi,  e alla profonda insicurezza rispetto a chi siamo e a quanto valiamo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se costruiamo una buona autostima, se iniziamo a volerci bene in modo autentico e sincero, se riusciamo a fidarci dell’Altro e a vivere il Presente, comprendendo che il Passato acquista un potere solo se siamo a noi a conferirglielo, allora è possibile lasciarlo dove sta, cioè nel Passato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Buona giornata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dr.ssa Nadia</span></p>
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