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	<title> &#187; Senza categoria</title>
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	<description>La felicità dipende dalla qualità dei pensieri</description>
	<lastBuildDate>Tue, 06 May 2025 17:39:41 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La manipolazione psicologica</title>
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		<pubDate>Tue, 06 May 2025 17:31:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Avete mai sentito parlare di “manipolazioni”? Credo proprio di sì… Non stiamo parlando di pratiche fisioterapiche ovviamente, ma di meccanismi mentali. Le manipolazioni sono strategie psicologiche mirate a “sfruttare” gli altri per ottenere vantaggi personali, facendo leva principalmente sulle loro ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Avete mai sentito parlare di “manipolazioni”?</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Credo proprio di sì…</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Non stiamo parlando di pratiche fisioterapiche ovviamente, ma di meccanismi mentali.</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Le manipolazioni sono strategie psicologiche mirate a “sfruttare” gli altri per ottenere vantaggi personali, facendo leva principalmente sulle loro vulnerabilità.</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Non è una bella cosa, vero?</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Tuttavia, la verità è che queste forme di condizionamento altrui vengono attivate in tutti i contesti sociali e in tutte le tipologie di relazioni, anche e soprattutto quelle affettive (familiari, sentimentali, amicali).</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">E non scandalizzatevi se faccio questa affermazione che potrebbe apparire inaudita, ma tutti nella vita manipoliamo e veniamo manipolati, spesso senza rendercene conto, e già a partire dall’infanzia..</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Allora va tutto bene? No!!</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Perché c’è un limite oltre il quale la manipolazione diventa uno strumento potenzialmente molto pericoloso, soprattutto quando rappresenta la modalità relazionale dominante e sistematica di una persona, e quando all’interno del rapporto viene a mancare la mentalizzazione dell’Altro.</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Pensate ad una relazione tra partner, ma anche tra genitori e figli, dove le dinamiche sono principalmente caratterizzate da sensi di colpa indotti, vittimismi strumentali, critiche subdole e mascherate da buone intenzioni, ecc.</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Relazioni di questo tipo sono altamente TOSSICHE e DISTRUTTIVE, e lo sono proprio perchè chi manipola usa il suo ruolo “affettivo” per ottenere ciò che vuole, senza considerare le gravissime conseguenze che provoca sull’altro in termini di malessere emotivo e psicologico.</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Chi viene manipolato sperimenta un tale senso di angoscia e di disagio che si sente “costretto” a rispondere coerentemente alle richieste del manipolatore, anche se queste non sono coerenti con le sue&#8230;</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Quindi attenzione alla manipolazione&#8230;</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Buona serata</span></div>
<div dir="auto" style="color: #e2e5e9;"><span style="color: #000000;">Dr.ssa Nadia</span><a href="http://www.nadiamortara.it/wp-content/uploads/2025/05/487471562_18062197922496782_5701842021360259012_n.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4047" src="http://www.nadiamortara.it/wp-content/uploads/2025/05/487471562_18062197922496782_5701842021360259012_n-300x293.jpg" alt="487471562_18062197922496782_5701842021360259012_n" width="300" height="293" /></a><a href="http://www.nadiamortara.it/wp-content/uploads/2025/05/488316742_18062673131496782_5483980197717187721_n.jpg"><br />
</a></div>
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		<title>La Sindrome di Rebecca. Quando il Passato ritorna..</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Apr 2017 06:07:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero del giorno]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Sostegno psicologico]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Tutte le volte che mi toccavi sapevo che facevi un confronto con Rebecca, tutte le volte che mi guardavi, mi parlavi o camminavi con me nel parco so che cosa pensavi: &#8220;Questo l&#8217;ho fatto con Rebecca, e questo, e questo&#8221;, non è vero?&#8221; ( Dal film &#8220;Rebecca, La prima ...</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #222222;">&#8220;</span><em style="color: #000000;">Tutte le volte che mi toccavi sapevo che facevi un confronto con Rebecca,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #222222;"><span style="color: #000000;"><em> tutte le volte che mi guardavi, mi parlavi o camminavi con me nel parco so che cosa pensavi: </em></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #222222;"><span style="color: #000000;"><em>&#8220;Questo l&#8217;ho fatto con Rebecca, e questo, e questo&#8221;, non è vero?&#8221;</em></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">( Dal film &#8220;Rebecca, La prima moglie&#8221;, di Alfred Hitchcock)</span></p>
<p style="text-align: justify;"><img src="http://saladadecinema.com.br/wp-content/uploads/2016/08/2837-482x350.jpg" alt="Risultati immagini per rebecca la prima moglie" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 1938 la scrittrice Daphne du Maurier scrisse un romanzo intitolato “Rebecca, la prima moglie”, che divenne un celebre film grazie all&#8217;opera del geniale regista Alfred Hitchcock.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Libro e film  raccontano la storia di una donna che sviluppa gradualmente una forma di gelosia ossessiva nei confronti dell’ex moglie defunta del marito, Rebecca.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Rebecca diventa un costante ed inarrivabile termine di paragone, Rebecca è sempre più brava, più bella, più elegante, più adeguata, Rebecca è perfetta. Nonostante Rebecca sia defunta è come se vivesse ancora, perché il pensiero ossessivo della donna la riporta in vita, aprendole un varco per insinuarsi nella relazione di coppia, generando tra lei e il marito un clima di tensioni, conflitti, deliri e paranoie.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da questo celebre romanzo, gli psicologi hanno coniato il termine “Sindrome di Rebecca”, per riferirsi a quelle persone che provano una gelosia patologica nei confronti del passato sentimentale del proprio compagno/a.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Si tratta di una particolare forma di gelosia retroattiva nei confronti della persona amata, una gelosia infondata, ingiustificata, accecante, che può trasformarsi in una vera e pericolosa ossessione, un sentimento irrazionale che altera il rapporto in un inferno, al punto da condurlo ad una graduale distruzione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La persona che ne soffre perde il contatto con la realtà, non realizzando che il pericolo &#8220;ex&#8221; non esiste davvero, ma che è la gelosia stessa a renderlo tale, a dargli potere, a renderlo una minaccia effettiva.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La gelosia, quando limitata e contenuta, è un sentimento normale e fisiologico che nasce all’interno di qualsiasi relazione, ed esprime la paura di perdere la persona importante, quella a cui si tiene, e che si teme possa venire “rubata” da qualcuno, ma quando questo sentimento diventa esagerato, invalidante e difficile da gestire e controllare, assume i tratti di una vera e propria patologia che necessita di essere curata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E’ opinione abbastanza comune e diffusa che la gelosia sia espressione dell’amore che si prova nei confronti di una persona, ma bisogna fare attenzione a sostenere aprioristicamente questa visione, perché nella maggioranza dei casi la gelosia diventa proprio ciò che conduce alla devastazione di quel rapporto che, invece, si voleva salvaguardare a tutti i costi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Si può parlare, infatti, di amore quando la gelosia diventa una continua richiesta di rassicurazioni, spiegazioni e prove? Quando diventa una forma di controllo? Quando si trasforma in un divieto assoluto di avere una vita sociale al di fuori del rapporto di coppia? Quando si considera l’Altro come una proprietà? Quando esprime una completa e assoluta mancanza di fiducia? Non credo proprio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questo non è amore, è un sentimento che sfocia in un delirio ossessivo, autodistruttivo e distruttivo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quando questa forma di gelosia viene rivolta a figure sentimentali legate al passato dei propri partner, s’innesca un processo per cui il Passato diventa Presente e minaccia il Futuro: l’ex, infatti, assume sembianze reali, come se fosse ancora parte della vita della persona amata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La persona che sviluppa questa forma di gelosia non comprende che, in realtà, è proprio lei a dare potere a questo “fantasma”, a mitizzarlo, a mettersi su un piano di confronto, a permettergli di condizionare la relazione con l’Altro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma cosa nasconde questo tipo di gelosia?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I fattori alla base di questo disturbo possono essere diversi.</span></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><span style="color: #000000;">La propria Autostima. Sicuramente questo disagio è supportato da una profonda insicurezza e da una scarsa considerazione di sé, un’incapacità di riconoscere il proprio valore, un’immagine distorta di se stessi, che porta a mettersi su un piano di continui confronti e paragoni dai quali si esce sempre perdenti.</span></li>
<li><span style="color: #000000;">La propria Storia. Noi siamo il risultato delle esperienze che abbiamo vissuto e di come le abbiamo gestite e affrontate, perciò esperienze relazionali estremamente dolorose che ci hanno ferito e che non abbiamo sufficientemente elaborato possono mantenere meccanismi difensivi molto potenti, attivati per scongiurare la possibilità che si ripresentino nuovamente, quali la diffidenza, il controllo, ecc. Questi meccanismi soddisfano la parte emotiva, cioè quella irrazionale legata alla paura dell’abbandono, ma impediscono di acquisire in modo razionale la consapevolezza che, se portati all’estremo, possono proprio condurre a perdere la persona che si teme di perdere. Aggiungo brevemente che il nostro modo di relazionarci con gli altri, in particolare con gli “oggetti d’amore” ( termine tecnico), è il risultato della qualità della relazione con la primissima figura di attaccamento della nostra vita: cioè la persona che si è presa cura di noi. Questo tipo di relazione diventa il modello delle relazioni future e definisce il nostro stile relazionale.</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E’ possibile guarire dalla Sindrome di Rebecca?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sì, ma è necessario innanzitutto essere consapevoli che questa forma di gelosia è espressione di un malessere patologico, e non di una testimonianza dell’amore che si prova per l’Altro.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E’ fondamentale accettare che tutti, anche noi, abbiamo un Passato e che in questo Passato esistono persone alle quali siamo stati legati da sentimenti profondi, che non per questo rappresentano minacce o pericoli, ma che fanno semplicemente parte della nostra storia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il vero problema non è legato a queste figure, con le quali s’innesca un confronto tormentato e lacerante, ma alla relazione che si ha con se stessi,  e alla profonda insicurezza rispetto a chi siamo e a quanto valiamo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se costruiamo una buona autostima, se iniziamo a volerci bene in modo autentico e sincero, se riusciamo a fidarci dell’Altro e a vivere il Presente, comprendendo che il Passato acquista un potere solo se siamo a noi a conferirglielo, allora è possibile lasciarlo dove sta, cioè nel Passato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Buona giornata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dr.ssa Nadia</span></p>
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		<title>Il coraggio di sbocciare. Benvenuta Primavera</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Mar 2017 06:29:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>E venne un momento in cui il rischio di rimanere chiusi in un bocciolo era più doloroso del rischio di sbocciare. (Anaïs Nin) Sbocciare, aprirsi, rinnovarsi, ricominciare, cambiare, spesso può essere molto faticoso. Certamente, chiusi dentro il proprio bocciolo si sta più comodi, protetti e sicuri, ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>E venne un momento in cui il rischio di rimanere chiusi in un bocciolo era più doloroso del rischio di sbocciare.<br />
(Anaïs Nin)</p>
<p><img src="https://hivatasosmuzsa.files.wordpress.com/2012/07/loveyourself1.jpg" alt="Risultati immagini per amore per se stessi" /></p>
<p>Sbocciare, aprirsi, rinnovarsi, ricominciare, cambiare, spesso può essere molto faticoso.<br />
Certamente, chiusi dentro il proprio bocciolo si sta più comodi, protetti e sicuri, anche se ci sente stanchi, frustrati, insoddisfatti, privi di entusiasmo.<br />
Le nostre &#8220;protezioni&#8221; e sicurezze spesso sono proprio le prigioni incantate in cui ci rinchiudiamo, attra<span class="text_exposed_show">verso le quali ci precludiamo la possibilità di sperimentare, provare, percorrere strade nuove e diverse, magari più adatte a noi, strade che magari ci possono condurre in luoghi dove potremmo essere più soddisfatti e appagati. Ma sbocciare significa affrontare dei rischi, confrontarsi con le proprie paure, le proprie preoccupazioni, i propri timori di non farcela, di non essere abbastanza, di non sapersi misurare con ciò che non conosciamo.<br />
E allora si preferisce starsene chiusi nel proprio bocciolo.<br />
Tuttavia, la Primavera, molto saggiamente, ci insegna una cosa importante: per quanto lIinverno sia stato lungo e per quanto ci siamo abituati ad esso, non possiamo farlo durare per sempre.<br />
C&#8217;è sempre una spinta più forte che rende necessario un passaggio ad una condizione diversa, una condizione di rinascita e rinnovamento.<br />
Allora, vogliamo stare chiusi nel nostro bocciolo, portando avanti il nostro inverno, anche se ormai siamo stanchi di lui?<br />
Oppure vogliamo arrischiarci a sbocciare, per dare vita a qualcosa di nuovo e chissà, di più gratificante?<br />
Benvenuta Primavera&#8230;<br />
</span></p>
<p style="color: #1d2129; text-align: justify;"><span class="text_exposed_show"> Dr.ssa Nadia</span></p>
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		<title>Imparare ad aspettare: il bruco e la farfalla</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Mar 2017 05:45:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Sostegno psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[aspettare]]></category>
		<category><![CDATA[guarire]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Un bruco stava faticando per uscire dal suo bozzolo come farfalla. Un uomo osservò la scena e gli parve che tale ultima trasformazione risultasse alquanto dolorosa per l&#8217;insetto. Decise quindi di aiutare la farfalla affrettando il processo. Cominciò così ad alitarle dolcemente sopra.Il ...</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #1d2129;">&#8220;Un bruco stava faticando per uscire dal suo bozzolo come farfalla. </span></p>
<p><span style="color: #1d2129;">Un uomo osservò la scena e gli parve che tale ultima trasformazione risultasse alquanto dolorosa per l&#8217;insetto. </span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Decise quindi di aiutare la farfalla affrettando il processo. Cominciò così ad alitarle dolcemente sopra.</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Il processo effettivamente si accelerò, ma le piccole ali della farfalla rimasero per sempre atrofizzate.&#8221;</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">(Anonimo)</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #1d2129;">Se osservassimo e riflettessimo più attentamente sui processi che avvengono in Natura, ne potremmo trarre preziosi ed importanti insegnamenti.</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">La Natura, infatti, sa che ogni processo, affinchè si possa compiere adeguatamente, richiede il suo tempo, cioè, un tempo che non deve essere forzato in nessun modo.</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Questo principio fondamentale vale anche per noi. </span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Quando ci ammaliamo, quando proviamo un forte dolore, sia esso del corpo o dell’anima, dobbiamo darci il tempo necessario per guarire, e il tempo necessario è quello che serve.</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Se velocizziamo questo processo la nostra non sarà una vera guarigione, ci sembrerà di essere guariti e di stare bene, ma la ferita si riaprirà al primo stimolo che “urterà” contro di essa.</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Il dolore fa male e vorremmo tutti che se ne andasse velocemente, ma nella sofferenza che il dolore procura c’è anche una parte che contiene il germoglio della sua stessa cura. </span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Il dolore, se lo viviamo e lo affrontiamo dandogli il giusto tempo, può insegnarci molte cose, che si riveleranno una potente medicina per le “malattie” future.</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Concludo con una frase di un uomo dotato di grandissimo buon senso, non un filosofo, non uno psicologo, ma mio padre, che molto saggiamente mi ha sempre ripetuto fin da quando ero bambina:</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">“Non forzare le cose, lascia fare al Tempo quel che deve fare”.</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Buona giornata.</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Dr.ssa Nadia</span></p>
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		<title>L&#8217;Aiuto: quando è soluzione e quando è parte del problema</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2016 06:15:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Tutti nel corso della nostra vita attraversiamo momenti in cui abbiamo bisogno di aiuto. Tutti nel corso della nostra vita abbiamo vissuto momenti in cui abbiamo ricevuto aiuto da qualcuno o abbiamo prestato aiuto a qualcuno. Chiedere aiuto non è un gesto di debolezza, anzi, esprime un grande senso ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tutti nel corso della nostra vita attraversiamo momenti in cui abbiamo bisogno di aiuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti nel corso della nostra vita abbiamo vissuto momenti in cui abbiamo ricevuto aiuto da qualcuno o abbiamo prestato aiuto a qualcuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiedere aiuto non è un gesto di debolezza, anzi, esprime un grande senso di responsabilità verso se stessi e l’onestà di ammettere che in quel momento, la situazione che stiamo attraversando, è per noi troppo pesante, e che abbiamo bisogno di altre spalle che possano in parte caricarsela e rendercela meno insopportabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Andare avanti da soli, quando ci si sente in grandi difficoltà, non è un gesto di forza, ma di incoscienza e di poco amore verso se stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno, infatti, si salva da solo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall’altra parte, chi presta aiuto a qualcuno, compie un gesto di grande valore, che tuttavia non è meno esente da difficoltà e rischi, per se stesso e per l’Altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa significa aiutare davvero qualcuno?  Il termine deriva dal latino adiuvare, composto da Ad (a) Iuvare (giovare), cioè “giovare a qualcuno”.</p>
<p style="text-align: justify;">Aiutare significa sostenere con i propri mezzi chi si trova in difficoltà o nell&#8217;impossibilità di fare da solo. Ma se aiutare è un atto nobile e bellissimo, che sta alla base delle relazioni umane, bisogna fare attenzione alle modalità con cui viene prestato. Generalmente, quando una persona arriva a chiedere aiuto, la situazione di sofferenza e di impasse che vive è già molto avanzata, e questo richiede che chi aiuta, in questa prima fase, si attivi in prima persona sostenendo l’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, bisognerebbe sempre monitorare il proprio livello di coinvolgimento all’interno di questa dinamica; la tentazione più grande quando si vede qualcuno in difficoltà, infatti, è quella di sostituirsi a lui/lei nella risoluzione dei suoi problemi. Siamo sicuri che questo significhi giovare davvero a quella persona? Se prendiamo il suo posto, se da una parte la solleviamo dal peso del problema, dall’altra la manteniamo in una condizione di passività e di deresponsabilizzazione rispetto alla sua vita, rimandandole un messaggio (anche se non intenzionale) di svalutazione: “faccio io perché tu non sei in grado”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vero aiuto, e quello più efficace, sta nel rendere l’Altro progressivamente indipendente e autonomo, portarlo a comprendere ciò che è giusto per se stesso e quali sono le modalità più appropriate, in base a come è lui/lei ( e non in base a come siamo noi) per arrivare a metterlo in atto.</p>
<p style="text-align: justify;">Se continuiamo a fare noi il suo pezzo, non lo aiutiamo più, rischiamo di diventare parte del suo problema, e crearne uno a noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Aiutare significa trovare una posizione di equilibrio tra 2 estremi, né troppo coinvolti, né troppo distaccati, e comprendere quando è il momento di entrare in scena, ma soprattutto, quando arriva il momento di uscirne. per evitare che diventi una risposta più al nostro bisogno di renderci utili ed essere da questo gratificati, che non una reale necessità dell&#8217;Altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Dr.ssa Nadia Mortara</p>
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		<title>Mi vado bene così? L&#8217;importanza di accettare se stessi.</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2016 05:29:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[benessere psicologico]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>La battaglia più dura è sempre quella che avviene dentro di noi.C’è sempre una lotta interiore estenuante tra ciò che siamo davvero e ciò che gli altri ci hanno detto o ci hanno chiesto di essere.Più opponiamo resistenza a ciò che siamo, costringendoci ad essere ciò che non siamo, più energie disper...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #1d2129;">La battaglia più dura è sempre quella che avviene dentro di noi.</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">C’è sempre una lotta interiore estenuante tra ciò che siamo davvero e ciò che gli altri ci hanno detto o ci hanno chiesto di essere.</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Più opponiamo resistenza a ciò che siamo, costringendoci ad essere ciò che non siamo, più energie disperdiamo e peggio ci sentiamo.</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Accettare noi stessi per come siamo, riconoscendo le nostre risorse e i nostri limiti, è la più grande conquista. Per arrivare a questa meta, tuttavia</span><span class="text_exposed_show" style="color: #1d2129;">, dobbiamo imparare a ridare fiducia al nostro giudizio, che spesso viene sminuito, oscurato, insidiato e manipolato da quello delle persone che ci circondano.<br />
E’ molto più facile pensare “così non vado bene”, che “così vado bene”.<br />
Questo non significa restare fermi, presumere di essere perfetti e di non aver bisogno di evolvere o maturare, anzi…E’ solo nel momento in cui riconosciamo chi siamo veramente, che possiamo attivare quei passaggi e quei cambiamenti che servono ad avere un rapporto più sereno con noi stessi e a realizzarci.<br />
Noi cambiamo ogni giorno, ma questo non significa stravolgere la nostra profonda natura.<br />
E il passaggio deve venire da dentro, non può essere la conseguenza di una forzatura o di un’imposizione esterna.<br />
Tutti cerchiamo di essere come gli altri si aspettano che siamo, perché questo ci fa sentire accettati e riconosciuti. Ma come una rosa non può tradire la sua essenza e assumere quella di una viola, così noi, per quanto ci impegniamo, non possiamo tradire la nostra, sforzandoci continuamente di essere diversi da come siamo. Se qualcuno ci chiede questo, cioè non ci accetta e non ci apprezza, forse non è la nostra sostanza che dovremmo cambiare, ma la persona che si aspetta questo da noi.<br />
Promemoria: circondarsi di persone a cui andiamo bene come siamo. E soprattutto, cerchiamo di essere noi la prima di quelle persone&#8230;</span></p>
<p>Dr.ssa Nadia Mortara</p>
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		<title>Avevo un cane nero: il suo nome era Depressione.</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2016 15:28:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Individuo]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Sostegno psicologico]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; “Avevo un cane nero. Il suo nome era Depressione. Ogni volta che il cane nero arrivava mi sentivo vuoto ed era come se la vita rallentasse. Mi faceva visita nei momenti più insoliti, senza un motivo o un’occasione specifica. Il cane nero mi faceva sembrare e sentire più vecchio di quello che ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><em>“Avevo un cane nero. Il suo nome era Depressione. Ogni volta che il cane nero arrivava mi sentivo vuoto ed era come se la vita rallentasse.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mi faceva visita nei momenti più insoliti, senza un motivo o un’occasione specifica. Il cane nero mi faceva sembrare e sentire più vecchio di quello che ero. Mentre il resto del mondo sembrava spassarsela, io vedevo tutto attraverso delle lenti scure. Le attività che prima amavo fare, improvvisamente non destavano più nessun interesse in me. Mi rubò completamente l’appetito. Corrose la mia memoria e la mia capacità di concentrazione. Fare qualsiasi cosa o andare in qualsiasi luogo insieme al cane nero, richiedeva uno sforzo enorme. Nelle occasioni sociali, fiutava la sicurezza in me stesso e la faceva sparire. La mia grande paura era quella di essere scoperto, temevo il giudizio della gente. A causa delle dimensione sempre più grandi del cane nero vivevo nel terrore di essere scoperto. Investii grandi energie per riuscire a nasconderlo e convivere con una bugia emotiva è estenuante.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il cane nero mi faceva pensare e dire cose negative. Mi faceva diventare irritabile ed era sempre più difficile starmi vicino. Mi rubò l’amore e l’intimità. Non c’era niente che amava di più fare che svegliarmi nel cuore della notte e tenermi sveglio con pensieri ossessivi e negativi. E non facevo altro che pensare quanto sarebbe stato estenuante il giorno successivo. Avere un cane nero significa sentirsi sempre un pò giù, tristi e demotivati, o ancora peggio, sentirsi completamente vuoti. Più diventavo vecchio, più il cane nero diventava grande e maggiore era il tempo che trascorreva con me. Volevo scacciarlo via a tutti i costi e volevo farlo scappare, ma il più delle volte l’aveva vinta lui ed arrivai ad un punto in cui restare giù era molto più facile che rialzarmi; così diventai molto bravo a trovare cure provvisorie che non mi aiutavano affatto.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mi sentivo completamente isolato e lontano da chiunque. E il cane nero riuscì ad impossessarsi della mia vita. Quando ogni gioia di vivere scompare, non vedi più il motivo per continuare a vivere.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fortunatamente in quel momento ho deciso di chiedere aiuto ad uno specialista. Questo è stato il primo passo verso la ripresa. Un vero e proprio punto di svolta della mia vita. Ho capito che non importa chi sei, il cane nero se ne infischia ed attacca milioni e milioni di persone in tutto il mondo. Il cane nero non guarda in faccia a nessuno. Ho anche capito che non esistevano pozioni o pillole miracolose. Le medicine possono rivelarsi utili per alcuni, ma non per altri, ed ognuno ha il suo personale approccio alla malattia. Ho anche imparato che essere emotivamente spontanei ed autentici con le persone che ci sono vicine può rivelarsi un utile scambio. Soprattutto ho imparato a non aver paura del cane nero e gli ho insegnato un paio di nuovi trucchi, per prendermi gioco di lui. Più sei stanco e stressato e più forte il cane nero abbaia, quindi è importante imparare a calmare la mente. E’ stato clinicamente dimostrato che l’esercizio fisico regolare può essere efficace per il trattamento della depressione lieve e moderata allo stesso modo degli antidepressivi; quindi uscire per una passeggiata o una corsetta è utilissimo per lasciartelo alle spalle. Anche tenere un diario dell’umore può essere catartico e può rivelarsi un semplice gesto pieno di insegnamenti; così come fare periodicamente una lista di cose per cui esser grato. La cosa più importante da ricordare è che non importa a che punto arrivi…con le giuste precauzioni e parlando con le persone giuste, qualsiasi cane nero può essere sconfitto. Non posso dire di essere</em> <em>grato al cane nero, ma è stato un grande insegnante. Mi ha obbligato a rivedere e semplificare la mia vita. Ho capito che invece di fuggire dai problemi, è meglio accoglierli. Il cane nero probabilmente farà sempre parte della mia vita, ma non sarà mai più la parte più importante. Ora ne ho piena consapevolezza. Ho imparato che grazie alla conoscenza, la pazienza, la disciplina ed un pò di senso dell’umorismo, anche il peggior cane nero può essere guarito. Se senti di essere in difficoltà non aver paura di chiedere aiuto. Non c’è assolutamente nessuna vergogna nel farlo; l’unica vergogna è sprecare la propria vita”.</em></p>
<p>(Trasposizione scritta del video dell’artista Matthew Johnstone, promosso dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità).  https://www.youtube.com/watch?v=lCN3Vjro_7o</p>
<p style="text-align: justify;">Il cane nero è una presenza costante e ambigua. Rende difficili anche le cose più semplici, toglie l’appetito e il sonno, isola da tutto a da tutti. A volte si pensa di poterlo tenere al guinzaglio, ma è lui a controllarti. Oltre 350 milioni di persone al mondo soffrono di Depressione.</p>
<p style="text-align: justify;">A differenza di altre malattie, è un male che spesso resta invisibile e che si cerca di nascondere, a causa dello stigma e dei pregiudizi che lo circondano. Non facciamoci fermare dalla paura e dal pregiudizio: facciamo invece il possibile per stare bene e  fare in modo che anche l’esperienza della depressione possa convertirsi in un&#8217;occasione di arricchimento per la nostra vita.</p>
<p>Dr.ssa Nadia Mortara</p>
<p>Psicologa psicoterapeuta</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il dramma della gelosia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2015 04:37:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Guardati dalla gelosia mio signore, è un mostro dagli occhi verdi che si prende gioco della carne di cui si nutre &#8220; (William Shakespeare, Otello) La gelosia fa parte della storia dell’umanità ed è stata fonte di ispirazione per la letteratura, l’arte, la mitologia: Caino, Edipo ed Otell...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;Guardati dalla gelosia mio signore, è un mostro dagli occhi verdi che si prende gioco della carne di cui si nutre &#8220;</p>
<p style="text-align: justify;">(William Shakespeare, Otello)</p>
<p style="text-align: justify;">La gelosia fa parte della storia dell’umanità ed è stata fonte di ispirazione per la letteratura, l’arte, la mitologia: Caino, Edipo ed Otello rappresentano esempi illuminanti di come la gelosia, se spinta all’estremo, possa rendere ciechi e fare perdere il lume della ragione, portando un uomo a commettere le azioni più esecrabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma senza richiamare figure mitologiche o legate alla fantasia, possiamo renderci tristemente conto della pericolosità della gelosia nella vita di tutti i giorni, nei drammi cruenti riportati alla luce dalla cronaca.</p>
<p style="text-align: justify;">La gelosia è un sentimento presente in ognuno di noi: quando amiamo qualcuno, indipendentemente dalla tipologia della relazione, è normale provare la paura di perdere il nostro posto nel suo cuore e di venire rimpiazzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Una gelosia contenuta può avere una funzione positiva all’interno di un rapporto perché permette di regolare e ridurre la distanza fra i partner quando si percepisce un allontanamento, attivando comportamenti finalizzati ad attirare nuovamente l’attenzione e l’interesse nei propri confronti. Se questo tipo di gelosia “fisiologica” può mantenere e alimentare l’amore all’interno di una coppia, quando diventa eccessivo si trasforma in una vera e propria patologia che rende la vita un tormento, sia per chi la prova che per chi la subisce. La gelosia patologica è distruttiva; insorge quando si percepisce una lontananza dal partner che non può essere più colmata, e che genera un risentimento che ostacola ogni possibilità di riconnessione, alimentando sentimenti negativi nei riguardi dell&#8217;altro e comportamenti svalutanti come l’esigenza di controllarlo, punirlo o di evitarlo. Il suo andamento oscilla sulla base delle emozioni, e si placa temporaneamente quando la percezione di vicinanza con il partner è più intensa, per poi riesplodere quando questa sensazione diminuisce.</p>
<p style="text-align: justify;">La gelosia non un’emozione primaria come la rabbia e la tristezza, ma qualcosa di più complesso e contorto. E’ il disagio che scaturisce dalla paura di perdere l&#8217;altro, dal dolore, dalla frustrazione di non sentirsi unici e indispensabili, dall’idea dell’amore come possesso, dal crollo narcisistico di sentirsi speciali.</p>
<p style="text-align: justify;">Da dove nasce la gelosia? La gelosia compare molto presto nel corso della vita, nel contesto delle relazioni affettive primarie: quando un bambino si sente escluso dalla coppia genitoriale (o posposto rispetto ad un fratellino o sorellina) e scopre di non essere al centro del mondo e di non essere l’unico e l’insostituibile, prova per la prima volta la paura dell&#8217;abbandono e della  perdita, che lo spinge a comportarsi in modo tale da riconquistare l’affetto che sente di aver perduto. Ma se i genitori non comprendono le motivazioni alla base del suo atteggiamento e lo puniscono o lo sgridano, il bambino può attribuire il proprio disagio non ad uno stato interno (gelosia), ma esterno (comportamento dei genitori) e, sentendosi aggredito invece che rassicurato nella sua ricerca di affetto, inizierà a comportarsi a sua volta in maniera aggressiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo tipo di comportamento rischia di perpetuarsi per tutta la vita: la difficoltà nel distinguere tra stati interni e disagio proveniente dall’esterno porta a proiettare sul partner le proprie dinamiche psichiche. Questa proiezione rappresenta un meccanismo di difesa che consente di astenersi dalla presa di coscienza dolorosa del fatto che il proprio disagio ha origini interne, legate alla sensazione di rifiuto percepito nella relazione originaria con i genitori.</p>
<p style="text-align: justify;">In alcuni casi la gelosia diventa patologica quando i partner hanno personalità differenti e non riescono a comprendersi e accordarsi su quali comportamenti siano appropriati o meno nei confronti delle altre persone. Mentre per chi è estroverso, ad esempio,  le interazioni con persone dell’altro sesso sono assolutamente innocenti, agli occhi del suo partner introverso costituiscono il tentativo di cercare qualcuno che lo rimpiazzi: questa convinzione porta il partner meno socievole a controllare l’altro, non avendo la capacità di guardare la situazione con i suoi occhi e di capire quindi il reale valore delle sue azioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La gelosia patologica è sempre accompagnata dalla mancanza di una buona autostima: chi svaluta il proprio valore non ritiene di essere degno di amore e dubita continuamente dei reali sentimenti che il partner prova nei suoi confronti, tormentandosi con il pensiero che questo potrebbe lasciarlo non appena trovasse qualcun altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono varie sfumature che la gelosia assume: ci sono persone che la vivono in un contesto di sadismo e possessività, dove la persona amata diventa un oggetto, dove addirittura il piacere è dato dalla sofferenza dell&#8217;altro. Ci sono forme di gelosia deliranti, in cui la persona gelosa è assolutamente convinta del tradimento subito, nonostante l’evidente mancanza di prove. Il delirio non è un semplice momento di insicurezza o di irrazionalità, ma un vero e proprio pensiero strutturato che rientra in quadri psicopatologici gravi. (Ne è un esempio l&#8217;erotomania, un disturbo basato sulla convinzione che l’essere amato legittimi a vantare diritti su una persona che spesso nemmeno si conosce, dove si delinea un percorso emotivo che va dalla speranza fino al rancore, passando attraverso il dispetto).</p>
<p style="text-align: justify;">Come curare la gelosia patologica?</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto è fondamentale comprendere cosa ci sia alla base della propria gelosia e cosa la mantenga.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la gelosia nasce dalla bassa autostima e quindi dallo scarso valore che si attribuisce a se stessi, è importante che la persona si concentri non sul partner, ma su di sé, chiedendosi cosa può fare per aumentare la propria autostima o per sanare la ferita dell’abbandono che può aver subito in precedenza (da un altro partner, ma anche da un adulto significativo nel corso dell’infanzia).</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la gelosia diventa ossessiva e si trasforma in delirio e paranoia, costituisce un sintomo di psicopatologia ed è necessario l’aiuto di uno specialista che consenta al geloso di esplorare e comprendere le cause recenti o remote della gelosia patologica, per disinnescarla e rafforzare quelli aspetti della personalità che permetteranno di acquisire maggior sicurezza e fiducia negli altri.</p>
<p>Concludo citando un altro grande scrittore:</p>
<p><span style="color: #222222;">Se la gelosia è un segnale d’amore, è come la febbre dell’ammalato, per il quale averla è un segnale di vita,</span>ma di una vita malata e mal disposta.</p>
<p><span style="color: #222222;">(Miguel de Cervantes)</span></p>
<p>Dr.ssa Nadia Mortara</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Perchè diciamo le bugie?</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2015 05:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero del giorno]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Sostegno psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[bugie]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Tutti diciamo le bugie. Fin da piccoli impariamo a dire bugie per evitare le punizioni. Crescendo, cambiano le motivazioni, ma si continua a mentire. Perchè? Per essere accettati, per mantenere l’immagine che abbiamo di noi stessi e l’opinione che gli altri hanno di noi, per non ferire qualcuno, per...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tutti diciamo le bugie.</p>
<p style="text-align: justify;">Fin da piccoli impariamo a dire bugie per evitare le punizioni. Crescendo, cambiano le motivazioni, ma si continua a mentire. Perchè?</p>
<p style="text-align: justify;">Per essere accettati, per mantenere l’immagine che abbiamo di noi stessi e l’opinione che gli altri hanno di noi, per non ferire qualcuno, per fare del male a qualcuno, per ottenere qualcosa, per evitare i problemi, per la vergogna, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo mentiamo agli altri, ma spesso raccontiamo bugie anche a noi stessi e queste menzogne sono le più subdole e dannose, perché ci costringono a recitare costantemente una parte che schiaccia la nostra vera essenza, non aiutandoci ad accettare e valorizzare la nostra identità. Ma dire bugie è sempre sbagliato? Dipende&#8230;.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono bugie che non feriscono gli altri e tanto meno noi stessi, cioè piccole menzogne innocenti e innocue che ci aiutano a difendere i nostri spazi e la nostra privacy. Le piccole bugie sono una legittima difesa quando la sincerità risulta troppo diretta o diventa eccessivamente complicato gestirla.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza volerle giustificare, le bugie a volte rappresentano  il solo modo che abbiamo a disposizione per proteggerci o proteggere chi amiamo da sofferenze troppo grandi per essere sopportate, o da pericoli molto gravi da affrontare nel caso dicessimo la verità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma tutto questo non deve trasformarsi in un alibi, in una scappatoia che rischia di condurre a bugie più consistenti e pericolose che danneggiano noi stessi e compromettono irreversibilmente le relazioni con le persone che amiamo e che ci amano: ricordiamoci, infatti, che una bugia, per piccola o grande che sia, rappresenta comunque un inganno che incrina le fondamenta di ogni rapporto che funzioni: la fiducia.</p>
<p style="text-align: justify;">E tutti sappiamo quanto sia arduo e doloroso riconquistare una fiducia tradita&#8230;.</p>
<p style="text-align: justify;">Come sempre, dipende molto dalla situazione in cui ci si trova..</p>
<p>Dr.ssa Nadia Mortara</p>
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		<title>La mania dell&#8217;ordine e della pulizia.</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2015 15:45:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[controllo]]></category>
		<category><![CDATA[mania]]></category>
		<category><![CDATA[ordine]]></category>
		<category><![CDATA[perfezionismo]]></category>
		<category><![CDATA[pulizia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La mania dell&#8217;ordine e della pulizia è una forma d’ansia molto diffusa. Vivere in un ambiente ordinato e pulito è un’esigenza normale e indica una condizione di equilibrio interiore, ma quando questo bisogno si trasforma in un’ossessione che interferisce con la normale routine, impedisce di vi...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La mania dell&#8217;ordine e della pulizia è una forma d’ansia molto diffusa.</p>
<p style="text-align: justify;">Vivere in un ambiente ordinato e pulito è un’esigenza normale e indica una condizione di equilibrio interiore, ma quando questo bisogno si trasforma in un’ossessione che interferisce con la normale routine, impedisce di vivere la vita quotidiana e condiziona lo stato emotivo, allora diventa un problema.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando, cioè, non si può fare a meno di mettere a posto, quando non si riesce a smettere, quando non si riesce ad andare a dormire se tutto non è pulito e in ordine, quando un po’ di disordine può rovinare la giornata creando una sgradevole sensazione di “disagio” ed “incompiutezza”, allora significa che si è superato il limite.</p>
<p style="text-align: justify;">Se non si controlla tutto, se non si riordina tutto ci si sente male; ma questi “rituali” di controllo messi in atto per debellare l’ansia che il disordine genera garantiscono solo in apparenza una condizione di serenità e sicurezza,  perché più si controlla, più l’ansia si autoalimenta in un circolo vizioso, che spinge a controllare ancora e ancora.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma in cosa consiste questo bisogno ossessivo di ordine? Si tratta di una forma d’ansia acuta che riflette il bisogno di controllo e un distorto desiderio di pulizia mentale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per analogia, infatti, l’ordine (ad esempio della casa) rispecchia la necessità di un ordine morale, un senso di “pulizia interiore”, un tentativo di sistemare ciò che invece dentro, dal punto di vista emotivo, si avverte come caotico e insensato, di gestire insicurezze radicate.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso le azioni di controllo la persona sta tenendo a bada qualcosa e allo stesso tempo sta cercando di mantenere il suo equilibrio, disperdendo però una grandissima quantità di energia e pagando un prezzo altissimo: la mancanza di libertà nel vivere il proprio tempo e l’impossibilità di lasciarsi andare pienamente al relax, alle emozioni, ai cambiamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa si può fare per liberarsi dall’ansia dell’ordine?</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto la guarigione inizia quando si riconosce di avere un problema.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto spesso infatti le persone affette da questo disturbo non ne sono consapevoli, o lo considerano come un atteggiamento normale e assolutamente gestibile. Rendersi conto del peso che rappresenta e di quanto renda incapaci di avere una vita normale e serena è necessario per poterlo affrontare.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ importante modificare le convinzioni distorte relative al concetto che si ha di sé stessi, slegandolo dalla ricerca della perfezione come condizione essenziale della propria autostima.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna imparare ad ammettere che non si è perfetti, che si può sbagliare e che anzi, si deve sbagliare, e a riconoscere di avere dei limiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Accettare che non si può fare tutto, che non si può controllare tutto, che non si può gestire tutto e che questo non toglie assolutamente nulla al proprio valore personale.</p>
<p style="text-align: justify;">Coltivare le proprie inclinazioni, che spesso vengono messe da parte in nome del senso del “dovere”, e  fare qualcosa di diverso che permetta di uscire dai soliti schemi mentali di ordine e controllo.</p>
<p style="text-align: justify;">Riconnotare l’imperfezione, intendendola non più come qualcosa di negativo o sbagliato, ma come una condizione che consente di vivere più liberi e slegarsi dalle eccessive aspettative, le proprie e quelle degli altri.</p>
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