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	<title> &#187; Famiglia</title>
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	<description>La felicità dipende dalla qualità dei pensieri</description>
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		<title>La giusta importanza</title>
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		<pubDate>Sat, 25 May 2019 05:25:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro bisogno di sentirci accettati e stimati da parte degli altri (bisogno connaturato nell&#8217;essere umano) ci porta spesso a cercare con ogni mezzo e con ostinato accanimento la loro approvazione.<br />
Questo vale non solo nelle situazioni in cui abbiamo di fronte qualcuno che effettivamente ci stima e ci accetta, ma soprattutto in quelle in cui percepiamo che l’altro ci svaluta e ci rifiuta.<br />
Cioè, paradossalmente capita che più una persona ci sottostimi e non ci apprezzi, più noi ci ostiniamo a volere e a pretendere a tutti i costi la sua approvazione.<br />
E&#8217; difficile accettare che qualcuno non riconosca il nostro valore e non ce lo dimostri, perché il rifiuto, la non approvazione, il distacco, fanno nascere in noi il pensiero di non essere abbastanza importanti, di non essere adeguati, di essere sbagliati, e vanno magari a riattivare dei vissuti dolorosi legati alla nostra infanzia, o al rapporto con le figure significative della nostra vita.Senza entrare nel merito dei motivi alla base di queste dinamiche, dobbiamo accettare il fatto che non possiamo, né dobbiamo per forza piacere a tutti, così come gli altri non possono, né devono per forza piacere a noi.<br />
Pertanto, è fondamentale per la nostra sopravvivenza fisica, psicologica ed emotiva, accogliere ed accettare in noi questa realtà e comportarci di conseguenza, ovvero dare alle persone l&#8217;importanza che le persone danno a noi.<br />
Non si tratta di fare come i bambini che giocano a &#8220;specchio riflesso&#8221; ( si chiama così?), ma semplicemente non disperdere, sprecare, investire o regalare energie, attenzioni ed importanza a chi non è disposto a fare lo stesso con noi.<br />
Se diamo senza ricevere, perchè siamo mossi dal pensiero che questo sia il modo più sicuro per trattenere le persone e indurle ad amarci o ad accettarci, rischiamo di ottenere esattamente l’opposto, cioè la lenta e logorante fine della relazione.<br />
Il rischio delle relazioni di questo tipo (in qualsiasi contesto) è che si crei uno squilibrio profondo fra le parti, per cui la sottostima di uno verso l&#8217;altro è direttamente proporzionale alla sovrastima di questo nei suoi confronti. Cioè, per dirla in poche parole: più tu non mi riconosci, più io ho bisogno del tuo riconoscimento.<br />
Se una persona non ci apprezza e non ce lo dimostra, ad un certo punto è giusto e sano lasciarla perdere e metterci in testa che questo non significa che non andiamo bene o che siamo immeritevoli di stima e amore, ma che magari non siamo compatibili o sintonici con lei, e che forse anche lei non è sintonica con noi.<br />
Semplificando molto il concetto, potremmo dire che vale un pò come per i vestiti: non tutte le taglie, né tutti i colori, né tutte le forme si adattano al nostro corpo…<br />
Buon fine settimana.<br />
Dr.ssa Nadia.</p>
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		<title>Quanto pesa un bicchiere d’acqua?</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2019 13:27:38 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nadiamortara.it/wp-content/uploads/2019/05/56119920_1139474849592499_7329305473797062656_n.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4023" src="http://www.nadiamortara.it/wp-content/uploads/2019/05/56119920_1139474849592499_7329305473797062656_n-300x221.jpg" alt="56119920_1139474849592499_7329305473797062656_n" width="300" height="221" /></a></p>
<p>&#8220;Secondo voi quanto pesa un bicchiere d&#8217;acqua?<br />
Il peso assoluto del bicchiere d&#8217;acqua è irrilevante.<br />
Ciò che conta davvero è per quanto tempo lo tenete sollevato. Sollevatelo per un minuto e non avrete problemi.  Sollevatelo per un&#8217;ora e vi ritroverete un braccio dolorante.<br />
Sollevatelo per un&#8217;intera giornata e vi ritroverete un braccio paralizzato. In ognuno di questi tre casi il peso del bicchiere non è cambiato.<br />
Eppure, più il tempo passa, più il bicchiere sembra diventare pesante. Lo stress e le preoccupazioni sono come questo bicchiere d&#8217;acqua. Piccole o grandi che siano, ciò che conta è quanto tempo dedichiamo loro. Se gli dedichiamo il tempo minimo indispensabile, la nostra mente non ne risente.  Se iniziamo a pensarci più volte durante la giornata, la nostra mente inizia ad essere stanca e nervosa.  Se pensiamo continuamente alle nostre preoccupazioni, la nostra mente si paralizza. Per ritrovare la serenità dovete imparare a lasciare andare stress e preoccupazioni. Dovete imparare a dedicare loro il minor tempo possibile, focalizzando la vostra attenzione su ciò che volete e non su ciò che non volete.<br />
Dovete imparare a mettere giù il bicchiere d&#8217;acqua&#8221;.<br />
(dal Web)</p>
<p style="text-align: justify;">Ognuno di noi ha il suo bicchiere d’acqua riempito di preoccupazioni, paure, ansie, pensieri, problemi.<br />
Sarebbe un’utopia pensare di poter svuotare completamente il bicchiere, perchè noi esseri umani siamo fatti così, ci preoccupiamo, abbiamo paura, ci arrabbiamo, rimuginiamo sulle piccole e grandi difficoltà che ogni giorno affrontiamo nella vita.<br />
Sappiamo bene che molti dei pensieri contenuti nel nostro bicchiere sarebbero superflui ed eliminabili, ma come spesso accade, la concretizzazione di una consapevolezza richiede tempo e una certa capacità di riorganizzare responsabilità e priorità nella vita, fare i conti con il nostro senso del dovere, i nostri sensi di colpa e il nostro timore del giudizio.<br />
Nel frattempo, mentre arriviamo a farlo, sarebbe davvero utilissimo scendere ad un compromesso con il nostro bicchiere d’acqua, autorizzandoci ad appoggiarlo ogni tanto, mettendo temporaneamente in sospensione i pensieri e riposandoci dalla fatica di doverlo sempre sorreggere per tutto il tempo, spesso da soli.<br />
Quanto sollievo potrebbe darci appoggiarlo? O dividere la fatica di doverlo sorreggere con qualcun altro, chiedendo magari un aiuto?</p>
<p style="text-align: justify;">Dr.ssa Nadia</p>
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		<title>Se è dipendenza non è amore</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2019 13:43:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il celebre psicanalista Carl Gustav Jung scrisse: &#8220;Ogni tipo di dipendenza è cattiva, non importa se il narcotico o l&#8217;alcool o la morfina o l&#8217;idealismo.&#8221;. Se qualsiasi dipendenza è cattiva, lo è anche quella sviluppata nei confronti di una persona o di un sentimento. Molte re...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il celebre psicanalista Carl Gustav Jung scrisse:</strong><br />
<strong> &#8220;Ogni tipo di dipendenza è cattiva, non importa se il narcotico o l&#8217;alcool o la morfina o l&#8217;idealismo.&#8221;.</strong><br />
<a href="http://www.nadiamortara.it/wp-content/uploads/2019/05/56301808_1142011399338844_3737038713398493184_n.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4017" src="http://www.nadiamortara.it/wp-content/uploads/2019/05/56301808_1142011399338844_3737038713398493184_n-216x300.jpg" alt="56301808_1142011399338844_3737038713398493184_n" width="216" height="300" /></a><br />
<strong>Se qualsiasi dipendenza è cattiva, lo è anche quella sviluppata nei confronti di una persona o di un sentimento.</strong><br />
<strong> Molte relazioni, infatti, si costruiscono e si mantengono nel tempo non grazie all&#8217;amore, al desiderio, alla stima,</strong><br />
<strong> al rispetto, alla voglia autentica di stare insieme, ma attraverso la dipendenza o la co-dipendenza che si sviluppa fra i partner.</strong><br />
<strong> Spesso Amore e dipendenza vengono erroneamente e pericolosamente confusi; dove esiste l&#8217;uno non può esistere l’altro.<br />
Amore e dipendenza sono avversari; se coesistono, ci distruggono.</strong></p>
<p><strong> Se questo capita, anche se la relazione continua, l’amore si oscura e si sottomette alla dipendenza.</strong><br />
<strong> La dipendenza sembra amore, ma in realtà è il suo esatto contrario; dipendenza significa che io esisto solo in funzione di te, che la mia vita è dedicata e, aggiungerei, &#8220;sacrificata&#8221; alla tua, che tu sei più importante di tutto, anche e soprattutto di me stessa.</strong><br />
<strong> La mia felicità, la mia tristezza, la mia rabbia, le mie scelte, i miei pensieri sono legati e condizionati da ciò che tu provi, pensi e fai.</strong><br />
<strong> Quando una relazione assume queste caratteristiche diventa malsana e distruttiva, perchè non ci aiuta a valorizzare e ad esprimere chi siamo, ma annienta e distrugge totalmente la nostra identità, e perchè ci porta a tollerare in modi anche rischiosi qualsiasi situazione, qualsiasi atteggiamento o comportamento da parte dell&#8217;altro pur di tenerlo vicino a noi.</strong><br />
<strong> Quando si dipende da qualcuno si diventa ossessionati da lui, e le ossessioni sono quasi sempre originate dalla paura. Paura di cosa? Paura di restare soli, paura di non farcela ad affrontare la propria vita senza l&#8217;altro, paura dell&#8217;abbandono, di sentirsi rifiutati e quindi confermati nella propria convinzione di non valere nulla, paura che i sacrifici che si fanno per l&#8217;altro non siano mai abbastanza, con una conseguente e graduale abnegazione a favore suo.</strong><br />
<strong> Le relazioni basate sulla dipendenza riattivano dinamiche relazionali legate al passato, ai rapporti cioè con le figure significative della nostra infanzia.</strong><br />
<strong> La dipendenza, infatti, non dà una spinta progressiva alla relazione, non ci aiuta a crescere, a maturare, ad evolvere, non permette, cioè, di diventare &#8220;adulti&#8221; e autonomi, ma ci mantiene in una posizione regressiva,</strong><br />
<strong> cioè quella dei bambini che siamo stati.</strong><br />
<strong> Se vi siete ritrovati in questa breve descrizione, se qualcosa è risuonato dentro di voi, è importante fermarsi un attimo a riflettere, iniziando a vedere e a chiamare la realtà con il suo nome, senza trovare alibi o raccontarsi storielle.</strong><br />
<strong> Una relazione di questo tipo non può aiutare a colmare il vuoto e la fame che si sente dentro il cuore, anzi, porterà il cuore ad avere sempre più fame e a chiedere sempre più cibo.</strong><br />
<strong> Ma bisogna fare attenzione al &#8220;cibo&#8221; con cui ci sfamiamo: se non è sano, se è avariato, può intossicarci, fino alla morte.</strong><br />
<strong> Solo noi possiamo colmare quel buco che abbiamo dentro; imparare a volersi bene, a dire &#8220;io sono importante&#8221; è un ottimo modo per farlo.</strong></p>
<p><strong>Dr.ssa Nadia</strong></p>
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		<title>Psicoterapia:quanto tempo serve?</title>
		<link>http://www.nadiamortara.it/psicoterapiaquanto-tempo-serve/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2019 04:53:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Durante i percorsi di psicoterapia nascono molti momenti di riflessione e molte domande. Le più frequenti riguardano il perché magari ci si è comportati in un certo modo o si sono portate avanti situazioni negative fino alla sfinimento, senza riuscire a chiudere prima. Un’altra domanda che spesso le...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><br style="color: #1c1e21;" /><span style="color: #1c1e21;">Durante i percorsi di psicoterapia nascono molti momenti di riflessione e molte domande. </span><br style="color: #1c1e21;" /><span style="color: #1c1e21;">Le più frequenti riguardano il perché magari ci si è comportati in un certo modo o si sono portate avanti situazioni negative fino alla sfinimento, senza riuscire a chiudere prima. </span><br style="color: #1c1e21;" /><span style="color: #1c1e21;">Un’altra domanda che spesso le persone si pongono è questa : “Perché ci metto così tanto a superare questo momento difficile?”Perché non riesco a chiudere definitivamente quella porta?</span><span class="text_exposed_show" style="color: #1c1e21;"> Perchè a distanza di mesi soffro ancora per quella persona o per quella situazione?”.<br />
Nel mondo in cui viviamo tutto scorre veloce, e anche le soluzioni ai problemi che incontriamo devono essere subito pronte per l’uso.<br />
Ma l’anima non funziona così.<br />
Il nostro mondo interiore ha tempi ben diversi da quelli che scandiscono il funzionamento di quello accade fuori.<br />
Non contano i giorni, i mesi , gli anni, e i processi di elaborazione non vanno accelerati, né tantomeno forzati. </span></p>
<p><span class="text_exposed_show" style="color: #1c1e21;">Qualsiasi esperienza dolorosa che viviamo, per essere superata davvero, deve essere rielaborata, cioè compresa, riletta, investita di un nuovo significato e ricollocata adeguatamente dentro di noi.<br />
E l’elaborazione interiore dei nostri sentimenti, delle nostre emozioni e dei nostri pensieri richiede tempo, molto tempo.<br />
Riparare e sistemare i pezzi di noi che si sono frantumati e si sono scollati è un processo difficile, doloroso e faticoso, e non possiamo aspettarci di risolverlo in modo veloce e indolore.<br />
Più una persona, un’emozione, una relazione, una situazione sono radicate dentro di noi, più tempo e fatica sono necessari per trovarle una nuova sistemazione nella nostra testa e nel nostro cuore.<br />
Rielaborare, infatti, non significa né dimenticare né cancellare, ma dare un significato diverso a ciò che abbiamo vissuto, fare la pace, conviverci in modo sufficientemente sereno.<br />
Per arrivare a questo traguardo la strada da fare è lunga, tortuosa , dissestata. </span></p>
<p><span class="text_exposed_show" style="color: #1c1e21;">Ci sono momenti in cui si procede più velocemente e momenti in cui si inciampa e si cade; pazienza, ci si rialza e si va avanti.<br />
Le separazioni, i lutti, i distacchi, le delusioni fanno male e confrontarci con le emozioni negative che provocano è fastidioso e difficile, ma per quanto le evitiamo o le neghiamo quelle stanno lì e chiedono una sistemazione.<br />
E’ un po’ come riordinare una casa: se lo vogliamo fare bene abbiamo bisogno di farlo senza fretta, perché le cose non si possono sistemare a caso, bisogna trovare loro un posto preciso.<br />
Ognuno di noi per far questo ci mette il tempo necessario, cioè il suo.<br />
E’ giusto e sano prendersi il proprio tempo, ma attenzione, perchè allo stesso tempo questo prendersi tempo non deve diventare un espediente per costruirsi una prigione e crogiolarsi inutilmente nel dolore..<br />
Perciò, per ritornare alla domanda iniziale: quanto tempo occorre per andare avanti?<br />
Quello che serve.</span></p>
<p>Dr.ssa Nadia</p>
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		<title>Di cosa hanno bisogno i bambini?</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Nov 2017 06:31:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Di cosa hanno bisogno i bambini? Di tante cose. O forse di poche cose, ma di grandissimo valore. Quando dico “cose” non mi riferisco ai giocattoli o ad oggetti concreti, o almeno non solo a quelli. Tutti i bambini desiderano i giocattoli (d’altronde anche noi adulti desideriamo i “nostri” giocattoli...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di cosa hanno bisogno i bambini?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Di tante cose. O forse di poche cose, ma di grandissimo valore.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quando dico “cose” non mi riferisco ai giocattoli o ad oggetti concreti, o almeno non solo a quelli.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tutti i bambini desiderano i giocattoli (d’altronde anche noi adulti desideriamo i “nostri” giocattoli), ma dobbiamo tenere a mente che il numero dei giocattoli che un bambino possiede non è necessariamente e direttamente proporzionale al suo livello di felicità e al suo stato di benessere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Allora di cosa hanno bisogno i bambini?</span><br />
<span style="color: #000000;"> I bambini hanno bisogno di affetto, attenzioni e gratificazioni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Hanno bisogno che i genitori parlino non A loro, ma CON loro, e che li trattino come persone e non come pupazzi, che siano lì ad esortarli ad esprimere, senza insistere e senza invadere i loro spazi, le loro capacità, che li proteggano e li consolino quando sono tristi o arrabbiati, e che gli consentano di fare alcune cose da soli per poter sperimentare e sviluppare la loro autonomia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Hanno bisogno che gli si raccontino le favole per imparare a credere nella magia dei loro sogni e delle loro speranze, ma hanno anche bisogno di regole e limiti giusti, grazie ai quali potranno comprendere che nella vita esistono diritti, ma esistono anche doveri e che ognuno si deve assumere le responsabilità delle sue azioni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Hanno bisogno di poter esprimere ciò che sentono e chiamare per nome le loro emozioni, hanno bisogno di giocare, ridere, sporcarsi, sbagliare, soprattutto sbagliare, senza per questo sentirsi sminuiti o umiliati o inadeguati, perché solo così potranno comprendere che sono proprio gli errori e il modo con cui li affronteranno, ad aiutarli in quel lungo e misterioso percorso di apprendimento che si chiama Vita.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Hanno bisogno di rispetto, di “grazie” e di “scusa”, perché solo così impareranno farsi rispettare e a rispettare gli altri.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma soprattutto i bambini hanno bisogno di questo: che i genitori credano in loro e che li riconoscano per ciò sono, perché da questo dipenderà la misura della stima, del valore e della fiducia che, una volta diventati adulti, attribuiranno a loro stessi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Jim Valano, giocatore e allenatore statunitense di basket, disse:</span><br />
<span style="color: #000000;"> “Mio padre mi ha fatto il più bel regalo che qualcuno poteva fare a un’altra persona: ha creduto in me.”</span><br />
<span style="color: #000000;"> A volte, quando mi capita di incontrare genitori in ansia e preoccupati di non essere all’altezza del loro ruolo, o di non comprendere i bisogni dei loro figli, rivolgo a loro questa domanda: “ ti ricordi di quando eri bambino? Di cosa avresti avuto bisogno? Cosa hai ricevuto ?Cosa ti è mancato?”</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il guaio di noi adulti, quando dobbiamo rapportarci con i bambini, è che spesso ci dimentichiamo di essere stati bambini e figli anche noi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se riuscissimo a richiamare alla mente la nostra esperienza di bambini e di figli potremmo comprendere meglio i loro bisogni e i loro stati emotivi, e coniugando questa esperienza con quella di essere genitori, saremmo in grado di dare loro ciò che è giusto e necessario.</span><br />
<span style="color: #000000;"> I genitori spesso si sentono inadeguati, ma essere adeguati non significa essere perfetti o non sbagliare mai, perché bambini non vogliono genitori perfetti e irreprensibili, vogliono genitori presenti, di cui fidarsi e a cui affidarsi, con cui sentirsi liberi di poter essere ciò che sono.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dr.ssa Nadia Mortara</span></p>
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		<title>Imparare ad aspettare: il bruco e la farfalla</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Mar 2017 05:45:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Un bruco stava faticando per uscire dal suo bozzolo come farfalla. Un uomo osservò la scena e gli parve che tale ultima trasformazione risultasse alquanto dolorosa per l&#8217;insetto. Decise quindi di aiutare la farfalla affrettando il processo. Cominciò così ad alitarle dolcemente sopra.Il ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #1d2129;">&#8220;Un bruco stava faticando per uscire dal suo bozzolo come farfalla. </span></p>
<p><span style="color: #1d2129;">Un uomo osservò la scena e gli parve che tale ultima trasformazione risultasse alquanto dolorosa per l&#8217;insetto. </span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Decise quindi di aiutare la farfalla affrettando il processo. Cominciò così ad alitarle dolcemente sopra.</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Il processo effettivamente si accelerò, ma le piccole ali della farfalla rimasero per sempre atrofizzate.&#8221;</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">(Anonimo)</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #1d2129;">Se osservassimo e riflettessimo più attentamente sui processi che avvengono in Natura, ne potremmo trarre preziosi ed importanti insegnamenti.</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">La Natura, infatti, sa che ogni processo, affinchè si possa compiere adeguatamente, richiede il suo tempo, cioè, un tempo che non deve essere forzato in nessun modo.</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Questo principio fondamentale vale anche per noi. </span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Quando ci ammaliamo, quando proviamo un forte dolore, sia esso del corpo o dell’anima, dobbiamo darci il tempo necessario per guarire, e il tempo necessario è quello che serve.</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Se velocizziamo questo processo la nostra non sarà una vera guarigione, ci sembrerà di essere guariti e di stare bene, ma la ferita si riaprirà al primo stimolo che “urterà” contro di essa.</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Il dolore fa male e vorremmo tutti che se ne andasse velocemente, ma nella sofferenza che il dolore procura c’è anche una parte che contiene il germoglio della sua stessa cura. </span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Il dolore, se lo viviamo e lo affrontiamo dandogli il giusto tempo, può insegnarci molte cose, che si riveleranno una potente medicina per le “malattie” future.</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Concludo con una frase di un uomo dotato di grandissimo buon senso, non un filosofo, non uno psicologo, ma mio padre, che molto saggiamente mi ha sempre ripetuto fin da quando ero bambina:</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">“Non forzare le cose, lascia fare al Tempo quel che deve fare”.</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Buona giornata.</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Dr.ssa Nadia</span></p>
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		<title>L&#8217;Aiuto: quando è soluzione e quando è parte del problema</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2016 06:15:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Tutti nel corso della nostra vita attraversiamo momenti in cui abbiamo bisogno di aiuto. Tutti nel corso della nostra vita abbiamo vissuto momenti in cui abbiamo ricevuto aiuto da qualcuno o abbiamo prestato aiuto a qualcuno. Chiedere aiuto non è un gesto di debolezza, anzi, esprime un grande senso ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tutti nel corso della nostra vita attraversiamo momenti in cui abbiamo bisogno di aiuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti nel corso della nostra vita abbiamo vissuto momenti in cui abbiamo ricevuto aiuto da qualcuno o abbiamo prestato aiuto a qualcuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiedere aiuto non è un gesto di debolezza, anzi, esprime un grande senso di responsabilità verso se stessi e l’onestà di ammettere che in quel momento, la situazione che stiamo attraversando, è per noi troppo pesante, e che abbiamo bisogno di altre spalle che possano in parte caricarsela e rendercela meno insopportabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Andare avanti da soli, quando ci si sente in grandi difficoltà, non è un gesto di forza, ma di incoscienza e di poco amore verso se stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno, infatti, si salva da solo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall’altra parte, chi presta aiuto a qualcuno, compie un gesto di grande valore, che tuttavia non è meno esente da difficoltà e rischi, per se stesso e per l’Altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa significa aiutare davvero qualcuno?  Il termine deriva dal latino adiuvare, composto da Ad (a) Iuvare (giovare), cioè “giovare a qualcuno”.</p>
<p style="text-align: justify;">Aiutare significa sostenere con i propri mezzi chi si trova in difficoltà o nell&#8217;impossibilità di fare da solo. Ma se aiutare è un atto nobile e bellissimo, che sta alla base delle relazioni umane, bisogna fare attenzione alle modalità con cui viene prestato. Generalmente, quando una persona arriva a chiedere aiuto, la situazione di sofferenza e di impasse che vive è già molto avanzata, e questo richiede che chi aiuta, in questa prima fase, si attivi in prima persona sostenendo l’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, bisognerebbe sempre monitorare il proprio livello di coinvolgimento all’interno di questa dinamica; la tentazione più grande quando si vede qualcuno in difficoltà, infatti, è quella di sostituirsi a lui/lei nella risoluzione dei suoi problemi. Siamo sicuri che questo significhi giovare davvero a quella persona? Se prendiamo il suo posto, se da una parte la solleviamo dal peso del problema, dall’altra la manteniamo in una condizione di passività e di deresponsabilizzazione rispetto alla sua vita, rimandandole un messaggio (anche se non intenzionale) di svalutazione: “faccio io perché tu non sei in grado”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vero aiuto, e quello più efficace, sta nel rendere l’Altro progressivamente indipendente e autonomo, portarlo a comprendere ciò che è giusto per se stesso e quali sono le modalità più appropriate, in base a come è lui/lei ( e non in base a come siamo noi) per arrivare a metterlo in atto.</p>
<p style="text-align: justify;">Se continuiamo a fare noi il suo pezzo, non lo aiutiamo più, rischiamo di diventare parte del suo problema, e crearne uno a noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Aiutare significa trovare una posizione di equilibrio tra 2 estremi, né troppo coinvolti, né troppo distaccati, e comprendere quando è il momento di entrare in scena, ma soprattutto, quando arriva il momento di uscirne. per evitare che diventi una risposta più al nostro bisogno di renderci utili ed essere da questo gratificati, che non una reale necessità dell&#8217;Altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Dr.ssa Nadia Mortara</p>
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		<title>I confini personali.</title>
		<link>http://www.nadiamortara.it/i-confini-personali/</link>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2016 05:47:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>I confini sono importanti. Senza di essi la nostra esistenza sarebbe un caos.(Come talvolta accade)I confini sono quelle linee ideali che tracciano il nostro spazio (esteriore ed interiore), e lo delimitano, consentendoci di respingere gli attacchi provenienti dall’esterno, di preservare la nostra i...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #1d2129;">I confini sono importanti. Senza di essi la nostra esistenza sarebbe un caos.(Come talvolta accade)</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">I confini sono quelle linee ideali che tracciano il nostro spazio (esteriore ed interiore), e lo delimitano, consentendoci di respingere gli attacchi provenienti dall’esterno, di preservare la nostra integrità fisica ed emotiva, di ristabilire gli equilibri tra il dare e il ricevere. </span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">I confini servono per “istruire” le persone che ci circondano su come desideriamo e meritiamo</span><span class="text_exposed_show" style="color: #1d2129;"> essere trattati, e inviano un chiaro messaggio all’esterno rispetto a quali comportamenti ed atteggiamenti consideriamo accettabili.<br />
Definire i nostri confini è un atto necessario di amore e considerazione verso noi stessi. Quando permettiamo agli altri di invadere il nostro spazio ( e questo può avvenire in diversi modi), non ci stiamo rispettando e lasciamo che gli altri, allo stesso modo, non ci rispettino.<br />
Ma è importante anche sapere che i confini non devono essere rigidi, non devono essere dei muri invalicabili che ci isolano dal mondo e dalle persone che stanno fuori, delle barriere che ci bloccano e che ci impediscono di vivere, ma devono adattarsi e ridefinirsi in base alle circostanze e ai cambiamenti che affrontiamo nel corso della vita.<br />
I confini servono a proteggerci e a rispettarci, non a intrappolarci.<br />
Le distanze sono necessarie, ma non sono finalizzate ad isolarci dal mondo, bensì ad aiutarci a relazionarci con esso in modo più equilibrato.</span></p>
<p>Dr.ssa Nadia Mortara</p>
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		<title>Che rabbia!!</title>
		<link>http://www.nadiamortara.it/che-rabbia/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2016 15:12:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La rabbia è un&#8217;emozione umana naturale, e come tutte le emozioni ha delle funzioni regolative importanti. Essere arrabbiati non rappresenta sempre una condizione negativa. In certi casi, infatti, la rabbia può aiutarci a difenderci e a reagire in quelle situazioni in cui sentiamo di subire off...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La rabbia è un&#8217;emozione umana naturale, e come tutte le emozioni ha delle funzioni regolative importanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Essere arrabbiati non rappresenta sempre una condizione negativa. In certi casi, infatti, la rabbia può aiutarci a difenderci e a reagire in quelle situazioni in cui sentiamo di subire offese e ingiustizie. Quando però è costante, eccessiva e prevaricante, diventa controproducente e dannosa. Se siamo sempre arrabbiati, infatti, se abbiamo la tendenza a manifestare la rabbia in modo esplosivo, o al contrario, se la reprimiamo, rischiamo di sviluppare sintomi che compromettono la nostra salute sia sul piano fisico (problemi cardiaci, articolari, emicranie) sia psicologico (ansia, depressione, insonnia, ecc).</p>
<p style="text-align: justify;">E’ necessario affrontare e gestire la rabbia, imparando ad esprimerla in modo che non distrugga noi stessi, né tantomeno chi ci circonda. Perchè tutti sappiamo che quando si distrugge è poi molto difficile ricostruire.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo passo è comprendere la nostra rabbia, ponendoci alcune domande: perché sono arrabbiato? Con chi? Ho compreso bene la situazione o forse ho interpretato in modo errato?</p>
<p style="text-align: justify;">La rabbia che provo è sana o mi porta a perdere il controllo, sconfinando in un’aggressività sul piano verbale e/o fisico che ha un impatto negativo sulle mie relazioni personali, lavorative e sulla mia salute? Cosa o chi mi fa arrabbiare più spesso?</p>
<p style="text-align: justify;">La rabbia è il risultato di pensieri scatenanti specifici, che dipendono dalla storia e dal vissuto di ognuno di noi, ma che su un piano più generale sono riconducibili a motivazioni comuni: la frustrazione, la delusione, la sensazione che qualcosa o qualcuno ci stia danneggiando, sfruttando, trascurando o mancando di rispetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Per comprendere la nostra rabbia è fondamentale “ricostruire la sua storia”, analizzando le modalità con cui veniva espressa all’interno della nostra famiglia di origine. Il modo in cui i nostri genitori e altri familiari hanno espresso la rabbia in passato influenza significativamente la nostra modalità di gestire questa emozione. I bambini, infatti, interiorizzano i modelli comportamentali ed emozionali delle figure di riferimento, principalmente dei genitori, che gli forniscono gli strumenti necessari per affrontare la vita. Come esprimevano la propria rabbia i membri della nostra famiglia quando eravamo bambini? I nostri genitori lo facevano apertamente, o reprimevano quell&#8217;emozione? Reprimere la rabbia, infatti, è tanto insano quanto esternarla in modo eccessivo; quando viene trattenuta a lungo, è un&#8217;emozione che consuma lentamente e ferisce più la persona che la prova che quella verso la quale è diretta.</p>
<p style="text-align: justify;">In altri casi la rabbia diventa il modo di reagire ad eventi che richiamano una ferita primaria legata al nostro passato, che si ripresenta ricorsivamente nel corso della nostra vita, in forme diverse, chiedendoci di essere guarita. Ad esempio, la fine di una relazione può scatenare la rabbia legata ad un senso di perdita o ad un abbandono subito nel passato, e mai elaborato.</p>
<p>Solo individuando l’origine di questa rabbia, cercando di capire cosa e chi, nello specifico, ci aveva feriti, ci consente di confrontarci con essa e iniziare a stare meglio.</p>
<p>E dopo la consapevolezza è necessario imparare a gestire la nostra rabbia. Come?</p>
<p>Prossimamente..</p>
<p>Dr.ssa Nadia Mortara</p>
<p>Psicologa psicoterapeuta</p>
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		<title>Le relazioni pericolose: come salvarsi dagli abusi emotivi.</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2015 07:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Quali sono le relazioni pericolose? Le relazioni pericolose sono quelle che ti portano a sperimentare condizioni di malessere e disagio, quelle in cui hai la sensazione di vivere in una prigione dalla quale non riesci a liberarti. Sono quei legami distruttivi, devastanti, totalizzanti, in cui perdi ...</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="http://www.nadiamortara.it/le-relazioni-pericolose-come-salvarsi-dagli-abusi-emotivi/">Le relazioni pericolose: come salvarsi dagli abusi emotivi.</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="http://www.nadiamortara.it"></a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Quali sono le relazioni pericolose?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le relazioni pericolose sono quelle che ti portano a sperimentare condizioni di malessere e disagio, quelle in cui hai la sensazione di vivere in una prigione dalla quale non riesci a liberarti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sono quei legami distruttivi, devastanti, totalizzanti, in cui perdi di vista chi sei e cosa vuoi, e ti adatti all’altro, senza spesso nemmeno rendertene conto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sono quei rapporti caratterizzati da un forte squilibrio tra chi da e chi riceve, dove chi riceve chiede sempre di più, e chi da continua a dare incessantemente, perché percepisce di non dare mai abbastanza, fino a sentirsi svuotato e prosciugato di tutta la sua energia e la sua forza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le relazioni pericolose sono quelle all’interno delle quali vengono agiti gli “abusi emotivi”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’abuso emotivo può avere diverse forme e una diversa portata, a seconda delle persone che lo agiscono e lo subiscono, ma costituisce SEMPRE una violazione grave dei diritti della persona, un’invasione del suo spazio vitale, costituendo, quindi, un potenziale pericolo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E’ fondamentale imparare a riconoscere ciò che all’interno di una relazione può rappresentare un abuso: se si individuano alcuni di questi</span> <span style="color: #000000;">comportamenti ed atteggiamenti è assolutamente necessario attivare il “sistema d’allerta”, fermarsi, e se opportuno allontanarsi, perché si rischia di rimanere invischiati in una relazione pericolosa. Tra gli abusi emotivi rientrano:</span></p>
<ul>
<li><span style="color: #000000;">Umiliazioni, disconferme e criticismo: se ti senti costantemente svalutato, giudicato o ti senti ripetere che non sei all’altezza;</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Dominazione, controllo e vergogna: ti trattano come un bambino, e senti la necessità di chiedere &#8220;il permesso&#8221;, anche per delle attività semplici;</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Negazione e richieste irragionevoli: l’altra persona non accetta colpe o non si scusa, nega o mistifica sempre i fatti;</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Isolamento e abbandono: sei soggetto al &#8220;trattamento del silenzio&#8221; e ti vengono negati affetto e attenzioni come punizione.</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Co-dipendenza: i tuoi confini sono costantemente violati, e l’altra persona si affida a te come suo unico supporto emotivo.</span></li>
<li style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Disconferme, ovvero quel lento processo che arriva a farti dubitare della tua stessa sanità e della tua capacità di valutare la realtà. È una forma molto sottile di abuso emotivo, ma può avere conseguenze disastrose, e portarti realmente a perdere la lucidità e la visione realistica della situazione. La disconferma ti spinge a dubitare sempre di te stesso, a non fidarti più di ciò che senti e vedi, a chiedere sempre scusa, anche per cose insignificanti, anche se non hai fatto nulla di sbagliato. Ti rende incapace di prendere decisioni, e ti mette nella condizione di dipendere sempre dal punto di vista dell&#8217;altro.</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se avverti questo tipo di sensazioni, probabilmente sei vittima di un abuso emotivo, ed è necessario che tu riprenda il controllo di te stesso e della tua vita, comprendendo, innanzitutto, che una relazione sana è quella che promuove il tuo diritto di avere opinioni e sentimenti, che non annulla ciò che sei, non ti isola, non ti svaluta, non ti distrugge, ma ti incoraggia a coltivare anche la tua individualità, ti fa sperimentare sensazioni di benessere e riconosce il tuo valore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Allo stesso tempo, è fondamentale riconoscere e delimitare i tuoi confini personali, che sono i limiti che definiscono dove inizia e finisce il tuo spazio fisico, emotivo e mentale. Questi limiti sono flessibili e allargabili, a secondo del tipo di relazione che vuoi stabilire con gli altri e della situazione in cui ti trovi. Non sono muri per chiudere gli altri fuori, ma per evitare che questi mettano in atto comportamenti per te inaccettabili. Lo scopo di questi confini è di proteggerti, definire chi sei, e aiutarti a mantenere il tuo senso di Sé. Chi non riesce a tenere fuori dalla linea di confine un’altra persona, finisce per imbattersi in soggetti che lo vittimizzano o lo controllano. Spesso, infatti, per paura di far arrabbiare l’altro o per quieto vivere, alcune persone non esercitano il loro diritto di essere rispettate, e autorizzano l’altro ad invadere il loro spazio, a manipolarle o a costringerle a fare qualcosa contro la loro volontà, fino ad arrivare nella peggiore delle ipotesi a subire violenza verbale o fisica.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E’ importante definire i confini e farsi rispettare in qualsiasi relazione, per non creare né dipendenza né troppa distanza, ma un equilibrio funzionale e dinamico.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Stabilire dei confini ci aiuta a riconoscere di chi fidarci, a definire ciò che vogliamo, ciò che permettiamo agli altri di dirci e di farci, e a non diventare il bersaglio e le vittime di abusi emotivi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se sentiamo che qualcuno invade i nostri confini, è importante che lo mettiamo in chiaro e glielo comunichiamo, perché se non lo facciamo lo autorizziamo a continuare a trattarci come meglio crede.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Rafforzare i nostri confini è una misura indispensabile per prevenire il rischio di restare intrappolati in relazioni pericolose: se abbiamo chiaro chi siamo, se riconosciamo il nostro valore, se sappiamo distinguere tra ciò che ci fa bene e ciò che ci può distruggere, non consegniamo il nostro potere personale in mano all&#8217;altro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E se l’altro non capisce e continua ad abusarci emotivamente? Resta una sola cosa da fare: allontanarci e mantenere le distanze.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dr.ssa Nadia Mortara</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Psicologa psicoterapeuta</span></p>
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