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	<title> &#187; autostima</title>
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	<description>La felicità dipende dalla qualità dei pensieri</description>
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		<title>La giusta importanza</title>
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		<pubDate>Sat, 25 May 2019 05:25:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il nostro bisogno di sentirci accettati e stimati da parte degli altri (bisogno connaturato nell&#8217;essere umano) ci porta spesso a cercare con ogni mezzo e con ostinato accanimento la loro approvazione. Questo vale non solo nelle situazioni in cui abbiamo di fronte qualcuno che effettivamente ci...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro bisogno di sentirci accettati e stimati da parte degli altri (bisogno connaturato nell&#8217;essere umano) ci porta spesso a cercare con ogni mezzo e con ostinato accanimento la loro approvazione.<br />
Questo vale non solo nelle situazioni in cui abbiamo di fronte qualcuno che effettivamente ci stima e ci accetta, ma soprattutto in quelle in cui percepiamo che l’altro ci svaluta e ci rifiuta.<br />
Cioè, paradossalmente capita che più una persona ci sottostimi e non ci apprezzi, più noi ci ostiniamo a volere e a pretendere a tutti i costi la sua approvazione.<br />
E&#8217; difficile accettare che qualcuno non riconosca il nostro valore e non ce lo dimostri, perché il rifiuto, la non approvazione, il distacco, fanno nascere in noi il pensiero di non essere abbastanza importanti, di non essere adeguati, di essere sbagliati, e vanno magari a riattivare dei vissuti dolorosi legati alla nostra infanzia, o al rapporto con le figure significative della nostra vita.Senza entrare nel merito dei motivi alla base di queste dinamiche, dobbiamo accettare il fatto che non possiamo, né dobbiamo per forza piacere a tutti, così come gli altri non possono, né devono per forza piacere a noi.<br />
Pertanto, è fondamentale per la nostra sopravvivenza fisica, psicologica ed emotiva, accogliere ed accettare in noi questa realtà e comportarci di conseguenza, ovvero dare alle persone l&#8217;importanza che le persone danno a noi.<br />
Non si tratta di fare come i bambini che giocano a &#8220;specchio riflesso&#8221; ( si chiama così?), ma semplicemente non disperdere, sprecare, investire o regalare energie, attenzioni ed importanza a chi non è disposto a fare lo stesso con noi.<br />
Se diamo senza ricevere, perchè siamo mossi dal pensiero che questo sia il modo più sicuro per trattenere le persone e indurle ad amarci o ad accettarci, rischiamo di ottenere esattamente l’opposto, cioè la lenta e logorante fine della relazione.<br />
Il rischio delle relazioni di questo tipo (in qualsiasi contesto) è che si crei uno squilibrio profondo fra le parti, per cui la sottostima di uno verso l&#8217;altro è direttamente proporzionale alla sovrastima di questo nei suoi confronti. Cioè, per dirla in poche parole: più tu non mi riconosci, più io ho bisogno del tuo riconoscimento.<br />
Se una persona non ci apprezza e non ce lo dimostra, ad un certo punto è giusto e sano lasciarla perdere e metterci in testa che questo non significa che non andiamo bene o che siamo immeritevoli di stima e amore, ma che magari non siamo compatibili o sintonici con lei, e che forse anche lei non è sintonica con noi.<br />
Semplificando molto il concetto, potremmo dire che vale un pò come per i vestiti: non tutte le taglie, né tutti i colori, né tutte le forme si adattano al nostro corpo…<br />
Buon fine settimana.<br />
Dr.ssa Nadia.</p>
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		<title>Il falco che non volava: il coraggio di rischiare.</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Apr 2017 05:46:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Non sai mai quanto sei forte, finché essere forte è l’unica scelta che hai. (Chuck Palahniuk) Un grande re ricevette in dono due pulcini di falco e si affrettò a consegnarli al maestro di falconeria perché li addestrasse. Dopo qualche mese, il maestro comunicò al re che uno dei due falchi era perfet...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><em><strong>Non sai mai quanto sei forte, finché essere forte è l’unica scelta che hai.</strong></em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>(Chuck Palahniuk)</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Un grande re ricevette in dono due pulcini di falco e si affrettò a consegnarli al maestro di falconeria perché li addestrasse.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em> Dopo qualche mese, il maestro comunicò al re che uno dei due falchi era perfettamente addestrato.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em> “E l’altro?” chiese il re.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em> “Mi rincresce, sire, ma l’altro falco si comporta stranamente; forse è stato colpito da una malattia rara, che non siamo in grado di curare. Nessuno riesce a smuoverlo dal ramo dell’albero su cui è stato posato il primo giorno. Un inserviente deve arrampicarsi ogni giorno per portargli cibo.”</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em> Il re convocò veterinari e guaritori ed esperti di ogni tipo, ma nessuno riuscì nell’impresa di far volare il falco.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em> Incaricò del compito i membri della corte, i generali, i consiglieri più saggi, ma nessuno poté far muovere il falco dal suo ramo.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em> Dalla finestra del suo appartamento, il monarca poteva vedere con grande rammarico e tristezza il falco immobile sull’albero, giorno e notte.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em> Un giorno fece proclamare un editto in cui chiedeva ai suoi sudditi un aiuto per il problema.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em> Il mattino seguente il re spalancò la finestra e, con immenso stupore, vide il falco che volava superbamente tra gli alberi del giardino.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em> “Portatemi il fautore di questo miracolo!” ordinò.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em> Poco dopo gli presentarono un giovane contadino.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em> “Tu hai fatto volare il falco? Come hai fatto? Sei un mago, per caso?” gli chiese il re.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em> Intimidito e felice, il giovane spiegò: “Non è stato difficile, maestà: io ho semplicemente tagliato il ramo. Il falco si è reso conto di avere le ali ed ha incominciato a volare.”</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come avrete ben capito, il più grande limite del falco era proprio il ramo su cui stava appollaiato e da cui era sorretto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il falco non sentiva la necessità di volare e forse non immaginava neanche che sarebbe stato in grado di volare, perchè il ramo rappresentava per lui una sicurezza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questa storia ci insegna che spesso anche noi, come quel falco, restiamo aggrappati a situazioni che conosciamo e che rappresentano una stabilità, anche se magari sono situazioni frustranti, che ci causano insoddisfazione e ci impediscono di esplorare percorsi che potrebbero renderci più felici e gratificarci maggiormente.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L&#8217;abitudine è comoda, perchè crea una condizione che, essendo conosciuta, possiamo controllare e che ci permette di prevedere cosa aspettarci.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se da una parte questo ci infonde tranquillità e sicurezza, dall&#8217;altra è il più grande ostacolo alla nostra autorealizzazione e alla nostra possibilità di tirare fuori le nostre risorse e le nostre potenzialità.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se ci pensiamo, infatti, i grandi cambiamenti e i passaggi più significativi della nostra Vita li abbiamo potuti fare proprio nel momento in cui siamo stati in grado di tagliare il ramo su cui stavamo comodamente accovacciati, e di lasciarlo andare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quando la Vita ci mette davanti alle difficoltà non lo fa perchè è ingiusta, o crudele o perfida, la Vita fa quel che deve fare: insegnarci a scoprire e a richiamare le nostre capacità, lo fa per spronarci a crescere, evolvere, maturare, diventare chi siamo. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">La Vita ci chiede di essere coraggiosi, perchè crede in noi e perchè sa che possiamo esserlo.</span><br />
<span style="color: #000000;">Buona giornata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dr.ssa Nadia M.</span></p>
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		<title>Il cigno dentro di noi. Il nostro valore personale.</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Mar 2017 05:28:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Contrariamente a quanto si pensi, le fiabe non sono storie solo per bambini, anzi…Le fiabe contengono significati profondi e preziosi insegnamenti anche per noi adulti, e per questo non dovremmo mai smettere di leggerle.. Oggi vi voglio proprio parlare di una fiaba che tutti voi conoscerete, o di cu...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img src="https://laviecestobscure.files.wordpress.com/2015/12/2015-12-15-18-32-48.png?w=640" alt="Risultati immagini per fiabe per bambini illustrate" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Contrariamente a quanto si pensi, le fiabe non sono storie solo per bambini, anzi…Le fiabe contengono significati profondi e preziosi insegnamenti anche per noi adulti, e per questo non dovremmo mai smettere di leggerle..</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Oggi vi voglio proprio parlare di una fiaba che tutti voi conoscerete, o di cui avrete almeno sentito parlare: il brutto anatroccolo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non potendo dilungarmi per questioni di spazio raccontandovi la versione integrale, ve ne faccio un brevissimo riassunto:</span><br />
<span style="color: #000000;"> All&#8217;interno di una nidiata di anatroccoli, se ne distingue uno dalle piume grigie, particolarmente grande e goffo. Sebbene la madre cerchi di accettarlo, nonostante le sue differenze, il piccolo viene emarginato dai suoi simili: il duro trattamento che gli viene riservato lo induce ben presto a prendere la decisione di fuggire.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> L&#8217;anatroccolo vaga senza meta e privo di ogni aiuto fino al calare dell&#8217;inverno, rischiando persino di morire congelato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sopravvissuto miracolosamente, il protagonista giunge presso uno stagno dove vede nuotare un gruppo di splendidi cigni e, attratto dalla loro bellezza, se ne avvicina. Rimane dunque enormemente sorpreso quando le eleganti creature gli danno il benvenuto e lo accettano fino a che, guardando il proprio riflesso nell&#8217;acqua, si accorge finalmente di essere lui stesso un cigno.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quante volte ci siamo sentiti diversi e fuori luogo?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E quante volte abbiamo attribuito questo disagio alla convinzione di essere sbagliati? Questa storia ci regala un primo messaggio importantissimo: quando non ci troviamo bene in alcune situazioni o quando non veniamo capiti o accettati dagli altri, non significa che siamo noi ad essere sbagliati, ma probabilmente siamo in compagnia di persone sbagliate, sbagliate non in senso assoluto, ma sbagliate per noi, cioè non compatibili e affini a ciò che siamo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Un altro prezioso insegnamento che ci dona questa storia è che quando ci sforziamo di essere in tutto e per tutto come gli altri, rinnegando chi siamo, ci sforziamo inutilmente e ci condanniamo ad una vita triste ed infelice.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ognuno di noi ha un suo valore intrinseco di cui essere fiero, ed è proprio quello che deve imparare ad esprimere e valorizzare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ultimo, ma non ultimo…le anatre hanno deriso il brutto anatroccolo, goffo e spelacchiato, per la sua diversità, ritenuta come una presunta inferiorità, ma le anatre sono rimaste anatre e il brutto anatroccolo si è scoperto cigno… A voi la conclusione&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;"> Buona domenica.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dr.ssa Nadia</span></p>
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		<title>&#8220;Tu sei tu. E questo è il tuo più grande potere.&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Mar 2017 06:15:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Qualche giorno fa, peregrinando nel Web, mi sono imbattuta in una frase che mi ha colpito molto e che mi ha fatto riflettere: &#8220;Tu sei tu, e questo è il tuo più grande potere&#8221; Se ci pensiamo, infatti, dentro di noi c’è sempre una lotta estenuante e stremante tra ciò che siamo davvero, ciò...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Qualche giorno fa, peregrinando nel Web, mi sono imbattuta in una frase che mi ha colpito molto e che mi ha fatto riflettere:</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8220;Tu sei tu, e questo è il tuo più grande potere&#8221;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se ci pensiamo, infatti, dentro di noi c’è sempre una lotta estenuante e stremante tra ciò che siamo davvero, ciò che vorremmo essere e ciò che gli altri ci hanno detto o ci hanno chiesto di essere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Più opponiamo resistenza a ciò che siamo, costringendoci ad essere ciò che non siamo, più energie disperdiamo, e peggio ci sentiamo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Accettare noi stessi per come siamo, riconoscendo le nostre risorse e i nostri limiti, è la più grande conquista.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per arrivare a questa meta, tuttavia, dobbiamo imparare a ridare fiducia al nostro giudizio, che spesso viene sminuito, oscurato, insidiato e manipolato da quello delle persone che ci circondano.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E’ molto più facile pensare “così non vado bene”, che “così vado bene”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questo non significa restare fermi, presumere di essere perfetti e di non aver bisogno di evolvere o  maturare, anzi… Infatti, è solo nel momento in cui riconosciamo chi siamo veramente che possiamo attivare quei passaggi e quei cambiamenti necessari per raggiungere la nostra maturità e autorealizzazione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Noi cambiamo ogni giorno, ma questo non significa stravolgere la nostra profonda natura.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E comunque il passaggio deve venire da dentro, non può essere la conseguenza di una forzatura o di un’imposizione esterna.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tutti cerchiamo di essere come gli altri si aspettano che siamo, perché questo ci fa sentire accettati e riconosciuti.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ma un tulipano non può diventare una rosa, non può tradire la sua essenza e assumere quella di un altro fiore, perché è proprio la sua essenza a distinguerlo da quella di un altro, e la sua essenza non è un suo limite, è la sua più grande forza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Allo stesso modo, anche noi, per quanto ci impegniamo, non possiamo tradire chi siamo, sforzandoci continuamente di essere diversi da come siamo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se qualcuno ci chiede questo, cioè non ci accetta e non ci apprezza, forse non è la nostra sostanza che dovremmo cambiare, ma la persona che si aspetta questo da noi..</span></p>
<p><span style="color: #000000;">&#8220;Tu sei tu, e questo è il tuo più grande potere&#8230;&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non scordiamocelo mai.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dr.ssa Nadia Mortara</span></p>
<p><strong>&#8220;<strong>Un tulipano non combatte per essere diverso da una rosa.<br />
Non ne ha bisogno. Perchè è diverso. E c’è spazio nel giardino per ogni fiore&#8221;</strong></strong><br />
(Marianne Williamson)</p>
<p><img src="https://cdn-az.allevents.in/banners/d3150a9621e140599f3502ec371a84c0" alt="Risultati immagini per Pittura" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I confini personali.</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2016 05:47:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>I confini sono importanti. Senza di essi la nostra esistenza sarebbe un caos.(Come talvolta accade)I confini sono quelle linee ideali che tracciano il nostro spazio (esteriore ed interiore), e lo delimitano, consentendoci di respingere gli attacchi provenienti dall’esterno, di preservare la nostra i...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #1d2129;">I confini sono importanti. Senza di essi la nostra esistenza sarebbe un caos.(Come talvolta accade)</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">I confini sono quelle linee ideali che tracciano il nostro spazio (esteriore ed interiore), e lo delimitano, consentendoci di respingere gli attacchi provenienti dall’esterno, di preservare la nostra integrità fisica ed emotiva, di ristabilire gli equilibri tra il dare e il ricevere. </span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">I confini servono per “istruire” le persone che ci circondano su come desideriamo e meritiamo</span><span class="text_exposed_show" style="color: #1d2129;"> essere trattati, e inviano un chiaro messaggio all’esterno rispetto a quali comportamenti ed atteggiamenti consideriamo accettabili.<br />
Definire i nostri confini è un atto necessario di amore e considerazione verso noi stessi. Quando permettiamo agli altri di invadere il nostro spazio ( e questo può avvenire in diversi modi), non ci stiamo rispettando e lasciamo che gli altri, allo stesso modo, non ci rispettino.<br />
Ma è importante anche sapere che i confini non devono essere rigidi, non devono essere dei muri invalicabili che ci isolano dal mondo e dalle persone che stanno fuori, delle barriere che ci bloccano e che ci impediscono di vivere, ma devono adattarsi e ridefinirsi in base alle circostanze e ai cambiamenti che affrontiamo nel corso della vita.<br />
I confini servono a proteggerci e a rispettarci, non a intrappolarci.<br />
Le distanze sono necessarie, ma non sono finalizzate ad isolarci dal mondo, bensì ad aiutarci a relazionarci con esso in modo più equilibrato.</span></p>
<p>Dr.ssa Nadia Mortara</p>
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		<title>Mi vado bene così? L&#8217;importanza di accettare se stessi.</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2016 05:29:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[accettare se stessi]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[benessere psicologico]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>La battaglia più dura è sempre quella che avviene dentro di noi.C’è sempre una lotta interiore estenuante tra ciò che siamo davvero e ciò che gli altri ci hanno detto o ci hanno chiesto di essere.Più opponiamo resistenza a ciò che siamo, costringendoci ad essere ciò che non siamo, più energie disper...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #1d2129;">La battaglia più dura è sempre quella che avviene dentro di noi.</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">C’è sempre una lotta interiore estenuante tra ciò che siamo davvero e ciò che gli altri ci hanno detto o ci hanno chiesto di essere.</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Più opponiamo resistenza a ciò che siamo, costringendoci ad essere ciò che non siamo, più energie disperdiamo e peggio ci sentiamo.</span><br style="color: #1d2129;" /><span style="color: #1d2129;">Accettare noi stessi per come siamo, riconoscendo le nostre risorse e i nostri limiti, è la più grande conquista. Per arrivare a questa meta, tuttavia</span><span class="text_exposed_show" style="color: #1d2129;">, dobbiamo imparare a ridare fiducia al nostro giudizio, che spesso viene sminuito, oscurato, insidiato e manipolato da quello delle persone che ci circondano.<br />
E’ molto più facile pensare “così non vado bene”, che “così vado bene”.<br />
Questo non significa restare fermi, presumere di essere perfetti e di non aver bisogno di evolvere o maturare, anzi…E’ solo nel momento in cui riconosciamo chi siamo veramente, che possiamo attivare quei passaggi e quei cambiamenti che servono ad avere un rapporto più sereno con noi stessi e a realizzarci.<br />
Noi cambiamo ogni giorno, ma questo non significa stravolgere la nostra profonda natura.<br />
E il passaggio deve venire da dentro, non può essere la conseguenza di una forzatura o di un’imposizione esterna.<br />
Tutti cerchiamo di essere come gli altri si aspettano che siamo, perché questo ci fa sentire accettati e riconosciuti. Ma come una rosa non può tradire la sua essenza e assumere quella di una viola, così noi, per quanto ci impegniamo, non possiamo tradire la nostra, sforzandoci continuamente di essere diversi da come siamo. Se qualcuno ci chiede questo, cioè non ci accetta e non ci apprezza, forse non è la nostra sostanza che dovremmo cambiare, ma la persona che si aspetta questo da noi.<br />
Promemoria: circondarsi di persone a cui andiamo bene come siamo. E soprattutto, cerchiamo di essere noi la prima di quelle persone&#8230;</span></p>
<p>Dr.ssa Nadia Mortara</p>
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		<title>L&#8217;importanza dell&#8217;Autostima.</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2016 06:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Individuo]]></category>
		<category><![CDATA[Sostegno psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Perchè è importante avere una buona Autostima? Perchè l&#8217;Autostima influenza il nostro modo di vedere non solo noi stessi, ma anche la realtà che ci circonda, ripercuotendosi, dunque, sui nostri atteggiamenti, sulle nostre motivazioni e sui nostri comportamenti e, in un’ottica relazionale, anch...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Perchè è importante avere una buona Autostima?</p>
<p style="text-align: justify;">Perchè l&#8217;Autostima influenza il nostro modo di vedere non solo noi stessi, ma anche la realtà che ci circonda, ripercuotendosi, dunque, sui nostri atteggiamenti, sulle nostre motivazioni e sui nostri comportamenti e, in un’ottica relazionale, anche sulla nostra modalità di porci in interazione con gli altri. Infatti, noi non vediamo le cose come sono, le vediamo come siamo. E come siamo dipende dall’idea e dal valore che attribuiamo a noi stessi, cioè dal nostro livello di Autostima. Ciò che conta non è la realtà, ma il nostro modo di percepirla e valutarla.</p>
<p style="text-align: justify;">È fondamentale sottolineare che l’Autostima è la misura delle percezione che abbiamo di noi stessi, cioè di ciò che pensiamo di noi e non di come realmente siamo, e che quindi si tratta di un parametro puramente soggettivo, che spesso non corrisponde ai dati che la realtà ci rimanda.</p>
<p style="text-align: justify;">Dagli studi di questa componente del Sé emerge, infatti, come alcune persone con scarse capacità ostentino una sicurezza in loro stesse granitica ed incrollabile, mentre altri, considerati da tutti come persone di valore, abbiano scarsa fiducia nelle loro possibilità e, paradossalmente, si considerino come persone incapaci.</p>
<p style="text-align: justify;">Avere una bassa autostima significa non sentirsi sicuri delle proprie qualità, avere un eccessivo timore di sbagliare, non riuscire ad affrontare le situazioni problematiche, perché si è convinti che qualsiasi soluzione trovata sarà assolutamente inadeguata.</p>
<p style="text-align: justify;">Una scarsa Autostima porta ad associare i risultati negativi esclusivamente alle proprie mancanze, e quelli positivi al caso, minimizzando così il proprio valore.</p>
<p style="text-align: justify;">È comprensibile quindi come una scarsa Autostima possa rappresentare un fattore altamente condizionante e limitativo sulla capacità di scegliere ed agire della persona, che evita così anche quelle opportunità potenzialmente positive, che possono rappresentare delle fonti di gratificazioni necessarie per il suo benessere psicologico ed emotivo.</p>
<p style="text-align: justify;">La domanda che inevitabilmente nasce a seguito di quanto esposto è: “da cosa dipende l’Autostima? Cosa determina nelle persone avere una bassa o un’alta Autostima?”</p>
<p style="text-align: justify;">La concezione del Sé si forma nell’infanzia, a partire dai messaggi verbali e non verbali (comportamenti ed atteggiamenti) che il bambino riceve dalle figure per lui significative (cioè, da chi si prende cura di lui e dalle persone con le quali è coinvolto in interazioni importanti), e che diventano la base per formulare una teoria su di Sé e sulla realtà che lo circonda.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa teoria rappresenta una “lente” attraverso la quale il bambino valuta sé stesso e il mondo; va da sé che se i messaggi ricevuti sono stati d’incoraggiamento, di gratificazione e di comprensione, la probabilità di sviluppare una buona autostima sarà senza dubbio maggiore rispetto all’eventualità in cui si sia stati oggetto di critiche, giudizi e atteggiamenti rigidi ed intransigenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quanto scritto, si potrebbe quindi erroneamente concludere che se la nostra infanzia è stata caratterizzata da messaggi appartenenti al secondo dei casi sopracitati, si sarà destinati irrimediabilmente a vivere tutta la vita con una concezione di Sé negativa.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ Autostima, tuttavia, non è un concetto statico, ma dinamico, e può quindi essere migliorata e coltivata occupandosi dei seguenti aspetti:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>Riconoscere ciò che vogliamo e non vogliamo veramente per noi stessi, quali sono i nostri valori fondamentali e i nostri obiettivi (cioè, quanto di ciò che facciamo è espressione dei nostri scopi e quanto invece è ciò che gli altri vogliono?);</li>
<li>Imparare a prendere contatto con il nostro mondo interiore, riconoscendo quali sono le emozioni negative e distruttive responsabili dei nostri blocchi motivazionali che interferiscono con la nostra capacità di agire, e quelle sane e funzionali, cioè le emozioni “terapeutiche”, che ci aiutano e ci sostengono nei momenti di difficoltà;</li>
<li>Modificare l’immagine che abbiamo di noi stessi, che rappresenta il punto di partenza per qualsiasi proposito ed obiettivo che ci fissiamo; un’immagine di Sé negativa boicotta inconsciamente ogni nostro progetto, influendo negativamente sulle sue possibilità di riuscita.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">“Mi chiedi qual è stato il mio più grande progresso? Ho cominciato a essere amico di me stesso.”</p>
<p>(Lucio Anneo Seneca)</p>
<p>Dr.ssa Nadia Mortara</p>
<p>Psicologa psicoterapeuta</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le relazioni pericolose: come salvarsi dagli abusi emotivi.</title>
		<link>http://www.nadiamortara.it/le-relazioni-pericolose-come-salvarsi-dagli-abusi-emotivi/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2015 07:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo]]></category>
		<category><![CDATA[Sostegno psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[abusi emotivi]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni affettive]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Quali sono le relazioni pericolose? Le relazioni pericolose sono quelle che ti portano a sperimentare condizioni di malessere e disagio, quelle in cui hai la sensazione di vivere in una prigione dalla quale non riesci a liberarti. Sono quei legami distruttivi, devastanti, totalizzanti, in cui perdi ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Quali sono le relazioni pericolose?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le relazioni pericolose sono quelle che ti portano a sperimentare condizioni di malessere e disagio, quelle in cui hai la sensazione di vivere in una prigione dalla quale non riesci a liberarti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sono quei legami distruttivi, devastanti, totalizzanti, in cui perdi di vista chi sei e cosa vuoi, e ti adatti all’altro, senza spesso nemmeno rendertene conto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sono quei rapporti caratterizzati da un forte squilibrio tra chi da e chi riceve, dove chi riceve chiede sempre di più, e chi da continua a dare incessantemente, perché percepisce di non dare mai abbastanza, fino a sentirsi svuotato e prosciugato di tutta la sua energia e la sua forza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le relazioni pericolose sono quelle all’interno delle quali vengono agiti gli “abusi emotivi”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’abuso emotivo può avere diverse forme e una diversa portata, a seconda delle persone che lo agiscono e lo subiscono, ma costituisce SEMPRE una violazione grave dei diritti della persona, un’invasione del suo spazio vitale, costituendo, quindi, un potenziale pericolo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E’ fondamentale imparare a riconoscere ciò che all’interno di una relazione può rappresentare un abuso: se si individuano alcuni di questi</span> <span style="color: #000000;">comportamenti ed atteggiamenti è assolutamente necessario attivare il “sistema d’allerta”, fermarsi, e se opportuno allontanarsi, perché si rischia di rimanere invischiati in una relazione pericolosa. Tra gli abusi emotivi rientrano:</span></p>
<ul>
<li><span style="color: #000000;">Umiliazioni, disconferme e criticismo: se ti senti costantemente svalutato, giudicato o ti senti ripetere che non sei all’altezza;</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Dominazione, controllo e vergogna: ti trattano come un bambino, e senti la necessità di chiedere &#8220;il permesso&#8221;, anche per delle attività semplici;</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Negazione e richieste irragionevoli: l’altra persona non accetta colpe o non si scusa, nega o mistifica sempre i fatti;</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Isolamento e abbandono: sei soggetto al &#8220;trattamento del silenzio&#8221; e ti vengono negati affetto e attenzioni come punizione.</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Co-dipendenza: i tuoi confini sono costantemente violati, e l’altra persona si affida a te come suo unico supporto emotivo.</span></li>
<li style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Disconferme, ovvero quel lento processo che arriva a farti dubitare della tua stessa sanità e della tua capacità di valutare la realtà. È una forma molto sottile di abuso emotivo, ma può avere conseguenze disastrose, e portarti realmente a perdere la lucidità e la visione realistica della situazione. La disconferma ti spinge a dubitare sempre di te stesso, a non fidarti più di ciò che senti e vedi, a chiedere sempre scusa, anche per cose insignificanti, anche se non hai fatto nulla di sbagliato. Ti rende incapace di prendere decisioni, e ti mette nella condizione di dipendere sempre dal punto di vista dell&#8217;altro.</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se avverti questo tipo di sensazioni, probabilmente sei vittima di un abuso emotivo, ed è necessario che tu riprenda il controllo di te stesso e della tua vita, comprendendo, innanzitutto, che una relazione sana è quella che promuove il tuo diritto di avere opinioni e sentimenti, che non annulla ciò che sei, non ti isola, non ti svaluta, non ti distrugge, ma ti incoraggia a coltivare anche la tua individualità, ti fa sperimentare sensazioni di benessere e riconosce il tuo valore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Allo stesso tempo, è fondamentale riconoscere e delimitare i tuoi confini personali, che sono i limiti che definiscono dove inizia e finisce il tuo spazio fisico, emotivo e mentale. Questi limiti sono flessibili e allargabili, a secondo del tipo di relazione che vuoi stabilire con gli altri e della situazione in cui ti trovi. Non sono muri per chiudere gli altri fuori, ma per evitare che questi mettano in atto comportamenti per te inaccettabili. Lo scopo di questi confini è di proteggerti, definire chi sei, e aiutarti a mantenere il tuo senso di Sé. Chi non riesce a tenere fuori dalla linea di confine un’altra persona, finisce per imbattersi in soggetti che lo vittimizzano o lo controllano. Spesso, infatti, per paura di far arrabbiare l’altro o per quieto vivere, alcune persone non esercitano il loro diritto di essere rispettate, e autorizzano l’altro ad invadere il loro spazio, a manipolarle o a costringerle a fare qualcosa contro la loro volontà, fino ad arrivare nella peggiore delle ipotesi a subire violenza verbale o fisica.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E’ importante definire i confini e farsi rispettare in qualsiasi relazione, per non creare né dipendenza né troppa distanza, ma un equilibrio funzionale e dinamico.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Stabilire dei confini ci aiuta a riconoscere di chi fidarci, a definire ciò che vogliamo, ciò che permettiamo agli altri di dirci e di farci, e a non diventare il bersaglio e le vittime di abusi emotivi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se sentiamo che qualcuno invade i nostri confini, è importante che lo mettiamo in chiaro e glielo comunichiamo, perché se non lo facciamo lo autorizziamo a continuare a trattarci come meglio crede.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Rafforzare i nostri confini è una misura indispensabile per prevenire il rischio di restare intrappolati in relazioni pericolose: se abbiamo chiaro chi siamo, se riconosciamo il nostro valore, se sappiamo distinguere tra ciò che ci fa bene e ciò che ci può distruggere, non consegniamo il nostro potere personale in mano all&#8217;altro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E se l’altro non capisce e continua ad abusarci emotivamente? Resta una sola cosa da fare: allontanarci e mantenere le distanze.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dr.ssa Nadia Mortara</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Psicologa psicoterapeuta</span></p>
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		<item>
		<title>L&#8217;insicurezza di Sè: sono sicuro di essere insicuro.</title>
		<link>http://www.nadiamortara.it/linsicurezza-di-se/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2015 04:35:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Individuo]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero del giorno]]></category>
		<category><![CDATA[Sostegno psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia in sè stessi]]></category>
		<category><![CDATA[insicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Quante volte l’insicurezza in voi stessi vi ha fatto sentire come bloccati, impedendovi di riuscire in qualcosa? O ha scatenato in voi il timore di sbagliare? O vi ha portato a chiedere continue rassicurazioni da parte degli altri, mettendo in secondo piano ciò che davvero pensate voi? Nella corso d...</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.nadiamortara.it/wp-content/uploads/2015/04/insicurezze.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-3967" src="http://www.nadiamortara.it/wp-content/uploads/2015/04/insicurezze-150x150.jpg" alt="insicurezze" width="188" height="165" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quante volte l’insicurezza in voi stessi vi ha fatto sentire come bloccati, impedendovi di riuscire in qualcosa? O ha scatenato in voi il timore di sbagliare? O vi ha portato a chiedere continue rassicurazioni da parte degli altri, mettendo in secondo piano ciò che davvero pensate voi?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nella corso della mia esperienza professionale mi sono resa conto che la maggior parte dei disagi che le persone provano, in qualsiasi ambito della loro vita, dipende in larga misura dal fatto di non credere sufficientemente in loro stesse, da una scarsa autostima, dalla paura di essere inadeguate, di non venir accettate, di essere giudicate e criticate, di &#8220;non andare bene&#8221;.  Anche quelle che con atteggiamento spavaldo e superbo hanno sempre bisogno di rimarcare e ostentare quanto brave  e capaci sono, nascondono in realtà una grandissima insicurezza in loro stesse, che le spinge a ricercare ogni volta una conferma (da parte loro o degli altri) del loro valore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’insicurezza non è di per sé dannosa: è assolutamente umano vivere momenti di sconforto e di abbattimento o  sentirsi inizialmente insicuri di fronte a compiti nuovi e difficili, ma generalmente questa sensazione spiacevole lascia il posto alla capacità di trovare strategie utili ed efficaci per affrontare le situazioni. Quando  però diventa un atteggiamento cronico, invasivo e persistente, non più legato ad una specifica situazione, ma a più contesti,  può avere ripercussioni gravi sulla qualità della vita di chi ne soffre perchè la blocca, impedendole di risolvere compiti anche molto semplici legati alla quotidianità e condiziona negativamente il suo livello di autostima e di autoaccettazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’insicurezza genera una sensazione di impotenza, di inadeguatezza, di indecisione, di paura, di inferiorità,  accompagnate dall’idea che tanto qualsiasi azione si deciderà di intraprendere non sarà quella giusta e non funzionerà, spingendo spesso la persona a chiedere l’aiuto e il consiglio degli altri. Questo tipo di comportamento comporta il rischio di compiere scelte che non corrispondono esattamente ai propri desideri  e, nei casi più gravi, si arriva a situazioni in cui la persona non riesce a prendere nessun tipo di decisione, neanche la più banale, senza chiedere consigli e senza ricevere il sostegno e l’approvazione degli altri.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’insicurezza può, quindi, limitare e impedire tutta una serie di comportamenti facendo sentire la persona frustrata e arrabbiata per non riuscire a perseguire i propri scopi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ma quali sono le cause alla base della mancanza di sicurezza?</span></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><span style="color: #000000;">La mancata formazione della fiducia di base, cioè quella considerazione positiva di sé che nasce nel bambino come diretta conseguenza della considerazione positiva manifestata nei suoi riguardi dalle persone più significative che lo circondano. Il bambino infatti inizialmente non è ancora capace di vedersi e valutarsi con i propri occhi e ha di se stesso un’immagine riflessa, quella cioè che vede negli occhi, innanzitutto, della madre e del padre. Se questa immagine è positiva egli acquisirà una considerazione positiva di sé, se invece è svalutativa, avverrà il contrario.</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Il rapporto con il genitore o figure significative, in particolare il rifiuto o la scarsa accettazione da parte di un genitore, l’attribuzione di etichette familiari (il buono, il figlio inconcludente, il piccolo di casa…) difficili da scrollarsi di dosso e che permangono in età adulta, l’ influenza di modelli familiari</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Il perfezionismo: si tratta dell’insicurezza di chi non si accontenta mai delle proprie prestazioni ritenendole sempre lontane da quelle a cui si aspirerebbe. L’insicuro perfezionista mira sempre troppo in alto sentendosi spesso deluso, sconfitto e inadeguato</span></li>
<li><span style="color: #000000;"> eventi traumatici improvvisi e/o imprevedibili (malattie, catastrofi, perdita del lavoro, ecc)</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I motivi alla base di un’insicurezza così profonda e pervasiva, tuttavia, non sempre sono solo legati ad una bassa autostima e all’incapacità di riconoscere le proprie risorse personali o alla sensazione di non sentirsi abbastanza capaci; infatti, essa può rappresentare anche una strategia inconsapevole che  permette di ottenere dei vantaggi secondari, come non affrontare problemi gravi o non fare scelte scomode o che spaventano (es. non laurearsi per la paura del dopo, non riuscire a portare avanti una relazione per la paura della responsabilità, non trovare un lavoro per il timore di perdere i privilegi acquisiti nella famiglia di origine,  ecc.).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">È necessario capire quali motivi si nascondono dietro la propria insicurezza, per poterla affrontare, e superare quelle sensazioni di blocco e di impotenza che limitano le nostre possibilità. Come? Innanzitutto modificando i pensieri e le convinzioni che governano e influenzano le nostre azioni. L&#8217;opinione che abbiamo di noi stessi è la più importante in assoluto, per questo è importante allenare la nostra mente a pensare in modo diverso, a formulare delle affermazioni positive. Se tendiamo spesso a ripeterci “non ce la farò mai”, proviamo a sostituire questa affermazione con “posso farcela, e se sbaglio devo essere comunque orgoglioso di me perché ci ho provato”. Suona diversamente?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Gli errori sono esperimenti necessari alla realizzazione di qualsiasi impresa, anche la più banale. Impariamo a distinguere le critiche costruttive da quelle distruttive (che ci vengono inferte con l’unico scopo di ferirci e demolirci) e a ridimensionare il giudizio degli altri e il peso che questo ha nel condizionare le nostre scelte (concentrarsi su ciò che NOI vogliamo e non su quello che gli altri vogliono).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Scomponiamo i compiti che più ci intimoriscono in micro-obiettivi da raggiungere un passo alla volta e impariamo a gratificarci quando li raggiungiamo (e se non riusciamo, pazienza!! La prossima volta andrà meglio..).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Raggiungere un buon livello di sicurezza in noi stessi è fondamentale per riuscire ad avere un sano controllo sulla nostra vita (che dovrebbe dipendere da noi, non dagli altri); questo non significa eliminare del tutto l’insicurezza (i momenti di sfiducia capitano a tutti), ma ridimensionarla, circoscriverla al momento, senza lasciare che diventi una presenza costante che ci ostacola nel raggiungimento dei nostri obiettivi, creandoci solo disagio e malessere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L&#8217;insicurezza fa parte di noi, non dobbiamo combatterla strenuamente mirando ad annientarla, perchè in questo modo non facciamo altro che amplificare i suoi effetti e rinforzare l&#8217;idea di essere inadeguati, ma dobbiamo parlarle e cercare con lei un compromesso per gestirla, ma soprattutto dobbiamo imparare a riconoscere il nostro valore, ad accettarci, a volerci bene, a credere in noi, a non temere gli errori e a non vederli come prove della nostra inadeguatezza, a diventare i primi amici di noi stessi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il filosofo romano Lucio Anneo Seneca scrisse:</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8220;Mi chiedi qual è stato il mio progresso? Ho cominciato ad essere amico di me stesso&#8221;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Buona giornata.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dr.ssa Nadia</span></p>
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		<title>&#8220;Come faccio a dire di no?&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Oct 2014 15:27:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Individuo]]></category>
		<category><![CDATA[Sostegno psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[assertività]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[dire no]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>“No” è una parola brevissima, eppure tra le più difficili da dire. L’incapacità di dire “no” nasconde sempre motivazioni più profonde. C’è chi non riesce per paura di offendere, chi per paura di non venire accettato, chi perché semplicemente pensa di non avere il diritto di dissentire. Imparare a di...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“<em>No</em>” è una parola brevissima, eppure tra le più difficili da dire.</p>
<p style="text-align: justify;">L’incapacità di dire “<em>no</em>” nasconde sempre motivazioni più profonde. C’è chi non riesce per paura di offendere, chi per paura di non venire accettato, chi perché semplicemente pensa di non avere il diritto di dissentire.</p>
<p style="text-align: justify;">Imparare a dire “no” non solo è importante, ma necessario per il nostro benessere psicologico ed emotivo perché se diciamo &#8220;<em>sì</em>&#8221; quando in realtà vorremmo dire &#8220;<em>no</em>&#8221; facciamo del male a noi stessi, ci costringiamo ad accettare persone e situazioni che ci creano disagio, perdiamo di vista i nostri obiettivi, ci mettiamo in secondo piano rispetto ai bisogni e ai desideri degli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso il problema sta nel non sapere in che modo dire &#8220;no”. Come dirlo?</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco alcune tecniche efficaci:</p>
<ol>
<li style="text-align: justify;"><strong><em>Tecnica del disco rotto</em></strong> &gt; da utilizzare con interlocutori insistenti, che non accettano risposte negative. La classica situazione in cui può venire utilizzata questa tecnica è quella della proposta commerciale telefonica. Consiste semplicemente nel continuare a ribadire <em>“<strong>no</strong>”</em> a qualsiasi tentativo persuasivo ed insistente dell’altro, senza dargli spiegazioni e motivazioni del nostro rifiuto.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong><em>Tecnica a sandwich </em></strong>&gt; da utilizzare con persone con le quali intercorrono rapporti formali o che potrebbero risentire negativamente di un nostro rifiuto. Consiste nel collocare il “<strong>no</strong>” fra 2 frasi positive. Es. “<em>grazie per l’invito, purtroppo sono impegnata e non riesco a venire, ma so che mi sarei divertita tantissimo!”</em></li>
<li style="text-align: justify;"><strong><em>Tecnica del sandwich inverso</em></strong> &gt; consiste nell’ esordire con un “<strong>no</strong>” deciso, a cui far seguire un commento positivo intermedio per addolcire l’amara pillola, concludendo con un rifiuto finale per non lasciare dubbi sulle nostre intenzioni. Es. “<em>No, mi spiace, mi piacerebbe tanto venire, ma temo proprio di non farcela”</em></li>
<li style="text-align: justify;"><strong><em>Tecnica del “no, ma…” </em></strong>&gt; consiste nel proporre un’<em>alternativa</em> come mezzo efficace per rifiutare una proposta o un’idea verso la quale proviamo dubbi ed incertezze. Es. nel caso di un invito che non ci sentiamo di accettare in quel momento possiamo rispondere <em>“no, grazie, ma possiamo trovarci la settimana prossima”</em></li>
<li style="text-align: justify;"><strong><em>Tecnica del “no divertito” </em></strong>&gt; utile in situazioni imbarazzanti, consiste nel dire “<strong><em>no</em></strong>”, sfoderando un bel sorriso disinvolto. L’effetto sortito è un rifiuto che sembra un assenso perché a livello <em>non verbale</em> il sorriso, che comunica accettazione, contraddice il dissenso espresso a livello<em> verbale</em>.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Infine non dimentichiamo alcuni principi fondamentali:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Abbiamo diritto a dire di no</li>
<li>Contraddire non è maleducazione</li>
<li>Se impariamo a dire di no a ciò che non vogliamo aumentiamo la nostra autostima</li>
<li>Non siamo obbligati a dire di sì se vogliamo dire di no</li>
<li>Chi ci rispetta e ci stima sa accettare un nostro rifiuto e se non lo fa è un problema suo, non nostro.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Ora non ci resta altro che esercitarci quotidianamente, sperimentando le varie tecniche per individuare quella che ci è più congeniale….</p>
<p style="text-align: justify;">Buon esercizio!!</p>
<p>&nbsp;</p>
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