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	<title> &#187; coppia</title>
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	<description>La felicità dipende dalla qualità dei pensieri</description>
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		<title>Esiste la persona giusta?</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2019 04:43:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Esiste la persona giusta?Onestamente, io non credo nell’esistenza di un&#8217; unica persona giusta, ma di diverse persone giuste, e sono quelle che potenzialmente riescono a starti accanto portando effetti benefici alla tua persona e alla tua vita.Non credo che la persona giusta sia quella che ti s...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="color: #1c1e21;">Esiste la persona giusta?</span><br style="color: #1c1e21;" /><span style="color: #1c1e21;">Onestamente, io non credo nell’esistenza di un&#8217; unica persona giusta, ma di diverse persone giuste, e sono quelle che potenzialmente riescono a starti accanto portando effetti benefici alla tua persona e alla tua vita.</span><br style="color: #1c1e21;" /><span style="color: #1c1e21;">Non credo che la persona giusta sia quella che ti sconvolge, quella che ti devasta, quella che ti tiene sempre sulle spine, quella circondata da quell&#8217;aurea di mistero che tanto viene decantato nei romanzi e nel cinema, ma che poi nell</span><span class="text_exposed_show" style="color: #1c1e21;">a realtà ti lascia sempre nel dubbio, nell’incertezza e nel tormento, anzi&#8230; </span></p>
<p style="text-align: left;"><span class="text_exposed_show" style="color: #1c1e21;">Quella sarà la persona che probabilmente ti farà stare peggio.<br />
Si sta in una relazione se l’altro in qualche modo la vita ce la migliora, se ci fa stare bene, se sa valorizzarci, se ci si può fidare, altrimenti non è amore, </span>è masochismo.</p>
<p style="text-align: left;"><span class="text_exposed_show" style="color: #1c1e21;">Buona domenica e buon caffè.<br />
Dr.ssa Nadia</span></p>
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		<title>Ascoltare col cuore</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2015 06:17:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Essere in grado di comunicare significa saper parlarsi e dire con chiarezza ciò che si intende, ascoltare l&#8217;altro ed essere sicuri di aver capito bene. Per comprendere ciò che l&#8217;altro dice non è sufficiente ascoltare in modo superficiale, ma è necessario &#8220;sentire&#8221; l&#8217;alt...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Essere in grado di comunicare significa saper parlarsi<span style="color: #00005a;"> e dire con chiarezza ciò che si intende, ascoltare l&#8217;altro ed essere sicuri di aver capito bene. Per comprendere ciò che l&#8217;altro dice non è sufficiente ascoltare in modo superficiale, ma è necessario &#8220;sentire&#8221; l&#8217;altro, manifestare cioè un reale interesse per ciò che esprime e prova. E per far questo non bastano le orecchie, servono gli occhi e il cuore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00005a;">Ascoltarsi aiuta ad amarsi. Sapersi ascoltare meglio significa anche amarsi meglio.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Ecco dunque una brevissima storia che può aiutarci a comprendere l&#8217;importanza della comunicazione come componente essenziale per creare e mantenere una relazione affettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:</p>
<p> &#8220;Perchè le persone gridano quando sono arrabbiate?&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Gridano perchè perdono la calma&#8221; rispose uno di loro.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Ma perchè gridare se la persona sta al suo lato?&#8221; disse nuovamente il pensatore.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Bene, gridiamo perchè desideriamo che l&#8217;altra persona ci ascolti&#8221; replicò un altro discepolo.</p>
<p style="text-align: justify;">E il maestro tornò a domandare: &#8220;Allora non è possibile parlargli a voce bassa?&#8221;</p>
<p>Varie altre risposte furono date, ma nessuna convinse il pensatore.</p>
<p>Allora egli esclamò:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8221; Voi sapete perchè si grida contro un&#8217;altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono, tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l&#8217;uno con l&#8217;altro. D&#8217;altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perchè? Perchè i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l&#8217;amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E&#8217; questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Infine il pensatore concluse dicendo:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perchè arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><em style="color: #00005a;">( Mahatma Gandhi )</em></p>
<p>Dr.ssa Nadia Mortara</p>
<p>Psicologa psicoterapeuta</p>
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		<title>Il dramma della gelosia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2015 04:37:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Guardati dalla gelosia mio signore, è un mostro dagli occhi verdi che si prende gioco della carne di cui si nutre &#8220; (William Shakespeare, Otello) La gelosia fa parte della storia dell’umanità ed è stata fonte di ispirazione per la letteratura, l’arte, la mitologia: Caino, Edipo ed Otell...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;Guardati dalla gelosia mio signore, è un mostro dagli occhi verdi che si prende gioco della carne di cui si nutre &#8220;</p>
<p style="text-align: justify;">(William Shakespeare, Otello)</p>
<p style="text-align: justify;">La gelosia fa parte della storia dell’umanità ed è stata fonte di ispirazione per la letteratura, l’arte, la mitologia: Caino, Edipo ed Otello rappresentano esempi illuminanti di come la gelosia, se spinta all’estremo, possa rendere ciechi e fare perdere il lume della ragione, portando un uomo a commettere le azioni più esecrabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma senza richiamare figure mitologiche o legate alla fantasia, possiamo renderci tristemente conto della pericolosità della gelosia nella vita di tutti i giorni, nei drammi cruenti riportati alla luce dalla cronaca.</p>
<p style="text-align: justify;">La gelosia è un sentimento presente in ognuno di noi: quando amiamo qualcuno, indipendentemente dalla tipologia della relazione, è normale provare la paura di perdere il nostro posto nel suo cuore e di venire rimpiazzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Una gelosia contenuta può avere una funzione positiva all’interno di un rapporto perché permette di regolare e ridurre la distanza fra i partner quando si percepisce un allontanamento, attivando comportamenti finalizzati ad attirare nuovamente l’attenzione e l’interesse nei propri confronti. Se questo tipo di gelosia “fisiologica” può mantenere e alimentare l’amore all’interno di una coppia, quando diventa eccessivo si trasforma in una vera e propria patologia che rende la vita un tormento, sia per chi la prova che per chi la subisce. La gelosia patologica è distruttiva; insorge quando si percepisce una lontananza dal partner che non può essere più colmata, e che genera un risentimento che ostacola ogni possibilità di riconnessione, alimentando sentimenti negativi nei riguardi dell&#8217;altro e comportamenti svalutanti come l’esigenza di controllarlo, punirlo o di evitarlo. Il suo andamento oscilla sulla base delle emozioni, e si placa temporaneamente quando la percezione di vicinanza con il partner è più intensa, per poi riesplodere quando questa sensazione diminuisce.</p>
<p style="text-align: justify;">La gelosia non un’emozione primaria come la rabbia e la tristezza, ma qualcosa di più complesso e contorto. E’ il disagio che scaturisce dalla paura di perdere l&#8217;altro, dal dolore, dalla frustrazione di non sentirsi unici e indispensabili, dall’idea dell’amore come possesso, dal crollo narcisistico di sentirsi speciali.</p>
<p style="text-align: justify;">Da dove nasce la gelosia? La gelosia compare molto presto nel corso della vita, nel contesto delle relazioni affettive primarie: quando un bambino si sente escluso dalla coppia genitoriale (o posposto rispetto ad un fratellino o sorellina) e scopre di non essere al centro del mondo e di non essere l’unico e l’insostituibile, prova per la prima volta la paura dell&#8217;abbandono e della  perdita, che lo spinge a comportarsi in modo tale da riconquistare l’affetto che sente di aver perduto. Ma se i genitori non comprendono le motivazioni alla base del suo atteggiamento e lo puniscono o lo sgridano, il bambino può attribuire il proprio disagio non ad uno stato interno (gelosia), ma esterno (comportamento dei genitori) e, sentendosi aggredito invece che rassicurato nella sua ricerca di affetto, inizierà a comportarsi a sua volta in maniera aggressiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo tipo di comportamento rischia di perpetuarsi per tutta la vita: la difficoltà nel distinguere tra stati interni e disagio proveniente dall’esterno porta a proiettare sul partner le proprie dinamiche psichiche. Questa proiezione rappresenta un meccanismo di difesa che consente di astenersi dalla presa di coscienza dolorosa del fatto che il proprio disagio ha origini interne, legate alla sensazione di rifiuto percepito nella relazione originaria con i genitori.</p>
<p style="text-align: justify;">In alcuni casi la gelosia diventa patologica quando i partner hanno personalità differenti e non riescono a comprendersi e accordarsi su quali comportamenti siano appropriati o meno nei confronti delle altre persone. Mentre per chi è estroverso, ad esempio,  le interazioni con persone dell’altro sesso sono assolutamente innocenti, agli occhi del suo partner introverso costituiscono il tentativo di cercare qualcuno che lo rimpiazzi: questa convinzione porta il partner meno socievole a controllare l’altro, non avendo la capacità di guardare la situazione con i suoi occhi e di capire quindi il reale valore delle sue azioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La gelosia patologica è sempre accompagnata dalla mancanza di una buona autostima: chi svaluta il proprio valore non ritiene di essere degno di amore e dubita continuamente dei reali sentimenti che il partner prova nei suoi confronti, tormentandosi con il pensiero che questo potrebbe lasciarlo non appena trovasse qualcun altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono varie sfumature che la gelosia assume: ci sono persone che la vivono in un contesto di sadismo e possessività, dove la persona amata diventa un oggetto, dove addirittura il piacere è dato dalla sofferenza dell&#8217;altro. Ci sono forme di gelosia deliranti, in cui la persona gelosa è assolutamente convinta del tradimento subito, nonostante l’evidente mancanza di prove. Il delirio non è un semplice momento di insicurezza o di irrazionalità, ma un vero e proprio pensiero strutturato che rientra in quadri psicopatologici gravi. (Ne è un esempio l&#8217;erotomania, un disturbo basato sulla convinzione che l’essere amato legittimi a vantare diritti su una persona che spesso nemmeno si conosce, dove si delinea un percorso emotivo che va dalla speranza fino al rancore, passando attraverso il dispetto).</p>
<p style="text-align: justify;">Come curare la gelosia patologica?</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto è fondamentale comprendere cosa ci sia alla base della propria gelosia e cosa la mantenga.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la gelosia nasce dalla bassa autostima e quindi dallo scarso valore che si attribuisce a se stessi, è importante che la persona si concentri non sul partner, ma su di sé, chiedendosi cosa può fare per aumentare la propria autostima o per sanare la ferita dell’abbandono che può aver subito in precedenza (da un altro partner, ma anche da un adulto significativo nel corso dell’infanzia).</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la gelosia diventa ossessiva e si trasforma in delirio e paranoia, costituisce un sintomo di psicopatologia ed è necessario l’aiuto di uno specialista che consenta al geloso di esplorare e comprendere le cause recenti o remote della gelosia patologica, per disinnescarla e rafforzare quelli aspetti della personalità che permetteranno di acquisire maggior sicurezza e fiducia negli altri.</p>
<p>Concludo citando un altro grande scrittore:</p>
<p><span style="color: #222222;">Se la gelosia è un segnale d’amore, è come la febbre dell’ammalato, per il quale averla è un segnale di vita,</span>ma di una vita malata e mal disposta.</p>
<p><span style="color: #222222;">(Miguel de Cervantes)</span></p>
<p>Dr.ssa Nadia Mortara</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La ricerca del partner: mito e realtà</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jul 2014 14:24:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il mito dell’”altra metà della mela” così come quello dell’amore romantico, basato sulla fusione indiscriminata di due persone, è stato decantato e rifocillato per molti secoli da poeti e drammaturghi. Le stesse fiabe che vengono generalmente raccontate ai bambini, nelle quali le principesse aspetta...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<blockquote class="center"></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“…quando gli uomini primitivi furono così tagliati in 2, ciascuna delle 2 parti desiderava ricongiungersi all’altra (….) dunque ciascuno di noi è una frazione dell’essere umano completo originario. Per ciascuna persona ne esiste un’altra che le è complementare, perché quell’unico essere è stato tagliato in 2 (…..). È per questo che ciascuno di noi è alla ricerca continua della sua parte complementare(….) evidentemente la loro anima cerca nell’altro qualcosa che non sa esprimere, ma che intuisce con immediatezza: riunirsi e fondersi con l’altra anima. Non più 2 ma un’anima sola.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Estratto dal SIMPOSIO, Platone</p>
<p style="text-align: justify;"></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il mito dell’”<strong>altra metà della mela</strong>” così come quello dell’amore romantico, basato sulla fusione indiscriminata di due persone, è stato decantato e rifocillato per molti secoli da poeti e drammaturghi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le stesse fiabe che vengono generalmente raccontate ai bambini, nelle quali le principesse aspettano di essere salvate da un principe con il quale vivranno felici e contente per tutta la vita, hanno fortemente influenzato e plasmato il nostro concetto di coppia e, di conseguenza, il nostro modo di vivere la relazione, creando delle aspettative eccessive e irrealistiche, molto lontane dalla dimensione quotidiana che viviamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se da una parte domina questo ideale dell’amore romantico, dall’altra, negli ultimi anni, si è fatto strada quello dell’ “amore cauto”, come risposta ad una serie di radicali cambiamenti sociali e culturali che hanno ridefinito il ruolo dell’uomo e della donna, favorendo un più forte individualismo e senso d’indipendenza; sul piano della relazione di coppia la vita a due viene affrontata e gestita con atteggiamento più prudente da parte di entrambi i partner, consapevoli dell’assenza di certezze e della possibilità di poter fare previsioni di stabilità rispetto al futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">La coesistenza di <strong>vecchi e tradizionali stereotipi</strong>, comunque tuttora presenti e radicati, e di nuovi modi di concepire i rapporti a due hanno contribuito a generare uno stato di fragilità e di confusione rispetto al significato di fare e vivere la coppia.</p>
<p style="text-align: justify;">Mantenere vivo un rapporto di coppia nel tempo è molto impegnativo e richiede l’abbandono di un’idea di relazione centrata sull’antico mito “<strong>tu sei la mia metà</strong>” a favore di un modello più funzionale che si basi sulla collaborazione reciproca, sul compromesso, sull’accettazione razionale dell’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea che l’incontro con l’altro faccia parte di un disegno misterioso e magico del destino attira ed affascina chiunque … ma in realtà, molto meno fiabescamente, si può ricondurre alla ricerca più o meno consapevole di una persona che presenti determinate caratteristiche, corrispondenti a determinate nostre esigenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Se riflettiamo sulla nostra vita amorosa, infatti, potremmo ritrovare delle sequenze ripetitive, dei partner che in qualche modo presentano caratteristiche analoghe: questa “reiterazione del reato”, se possiamo ironicamente così definirla, non è ovviamente casuale, bensì viene influenzata da diversi fattori.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto dovremmo iniziare col chiederci perché scegliamo un partner e, successivamente, quali aspetti orientano la nostra scelta e in base a quali bisogni personali.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo le teorie antropologiche i principali motivi che ci spingono a ricercare un partner sono legati al soddisfacimento di alcuni bisogni primari dell’uomo, in particolare quello dell’accudimento e quello sessuale. Il primo è legato alla ricerca di sicurezza e al bisogno atavico di accudire ed essere accuditi, mentre il secondo rimanda alla finalità originaria dell’attività sessuale, ovvero preservare la specie.</p>
<p style="text-align: justify;">Con l’evoluzione dell’essere umano, tuttavia, sono diventati gradualmente predominanti i fattori di carattere sociale e culturale, che giocano un ruolo determinante nella scelta del partner, cioè quelli legati alle nostre aspettative, ai nostri progetti, al ruolo che rivestiamo nei vari contesti in cui siamo inseriti e all’immagine che abbiamo di noi stessi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In particolare, ciò che orienta la nostra scelta verso specifiche caratteristiche è l’influenza del primo contesto relazionale in cui abbiamo vissuto: la nostra famiglia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti noi apprendiamo ed interiorizziamo i modelli di comportamento e gli schemi di valutazione della realtà sulla base di ciò che abbiamo osservato all’interno della nostra famiglia di origine. Il modello di relazione genitoriale a cui siamo stati esposti nel corso dell’infanzia influisce sulla nostra identità e sul nostro modo di instaurare e mantenere una relazione (stile relazionale).</p>
<p style="text-align: justify;">Ognuno, almeno inizialmente, prende come modello i propri genitori: come si comportavano? Come affrontavano e gestivano i conflitti? Quali aspettative reciproche nutrivano? Su quali valori e principi si fondava il loro rapporto?</p>
<p style="text-align: justify;">Il grado di dipendenza dal modello di coppia genitoriale dirige così la scelta del partner: quando è presente un forte invischiamento con la famiglia nucleare, la tendenza sarà quella di cercare un compagno/a con caratteristiche che corrispondano al modello originario per creare una continuità con esso (scelta di un partner con lo stesso sistema di valori e stile relazionale); se al contrario è presente un forte contrasto e quindi il desiderio di svincolarsi dal modello famigliare, allora la ricerca sarà diretta ad un partner con caratteristiche opposte o compensative rispetto alle mancanze percepite nella coppia genitoriale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perchè in un percorso di psicoterapia è fondamentale conoscere e approfondire la propria storia familiare: perchè nella storia della nostra famiglia c&#8217;è scritto non solo chi eravamo, ma anche chi siamo, chi saremo e con chi staremo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Dr.ssa Nadia Mortara</p>
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		<title>Non vedo, non sento, non parlo: difficoltà di comunicazione all’interno della coppia</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jul 2014 09:27:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Molto spesso le coppie richiedono una terapia a causa di problemi di comunicazione nel loro rapporto, problemi che spesso generano malintesi, conflitti ed un conseguente e progressivo allontanamento reciproco. A volte capita che un partner, dopo svariati tentativi, ritenga che ormai sia inutile e su...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Molto spesso le coppie richiedono una <strong>terapia</strong> a causa di <strong>problemi</strong> di <strong>comunicazione</strong> nel loro rapporto, problemi che spesso generano malintesi, conflitti ed un conseguente e progressivo allontanamento reciproco.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte capita che un partner, dopo svariati tentativi, ritenga che ormai sia inutile e superfluo continuare a cercare un confronto e si allontani gradualmente, iniziando a costruirsi un suo spazio personale che estromette sempre di più l’altro, facendo affidamento esclusivamente sulle proprie forze, sulle proprie risorse, provando verso il partner ormai solamente delusione, in quanto non riesce più a comprendere i suoi bisogni. Ognuno dei due si costruisce un mondo separato, ma ancora ufficialmente “condiviso”, senza più, tuttavia, interagire in modo autentico e sincero.</p>
<p style="text-align: justify;">Generalmente, all’inizio della relazione, ovvero nella fase “incantata” dell’innamoramento, ognuno sembra particolarmente disposto ed entusiasta a parlare e ad ascoltare, a farsi conoscere e a voler conoscere l’altro e la coppia è proiettata a costruire con impegno la dimensione del “noi”. Col trascorrere del tempo, tuttavia, questo spazio si riduce progressivamente a vantaggio di impegni ed incombenze esterne ritenute in apparenza più importanti; la comunicazione si fa più essenziale e sempre meno centrata sul “noi”, sui vissuti reciproci, sugli stati d’animo, sui desideri rispettivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte coppie restano imprigionate in questo silenzio per molti anni, al punto che ognuno dei due cresce e matura solo e separato dall’altro, per riscoprirsi sempre più diverso e distante dalla persona che era all&#8217; inizio della relazione e dall’idea che aveva del partner, dalle aspettative e dalle speranze che alimentavano il desiderio di intraprendere un percorso di vita insieme e perseguire un progetto comune.</p>
<p style="text-align: justify;">I pensieri evolvono, le esigenze mutano, la visione della vita si trasforma, ma la persona accanto non sembra più esserne a conoscenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso ciò accade proprio perchè non c’è più uno momento di condivisione in cui comunicare questi cambiamenti e comprendere quello che l’altro cerca di trasmetterci.</p>
<p style="text-align: justify;">Si pretende o si da per scontato che chi ci sta vicino debba sapere come comportarsi per farci stare bene, oppure si può commettere l’errore di pensare che non ci sia bisogno di comunicare i nostri pensieri, tanto il partner dovrebbe comprenderli anche senza la necessità da parte nostra di doverli esprimere.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando ci si rende conto che ciò in cui si credeva non accade e che le nostre esigenze non vengono capite, allora subentra un profondo senso di rabbia, di frustrazione e delusione perché si realizza dolorosamente che il partner non ci conosce come noi vorremmo e che noi stessi non conosciamo abbastanza la persona che abbiamo vicino.</p>
<p style="text-align: justify;">Pertanto, una comunicazione realmente efficace all’interno di una relazione di coppia dovrebbe possedere due componenti fondamentali:</p>
<p style="text-align: justify;">1) la <strong>capacità di esprimere </strong>le proprie emozioni, le esigenze personali e quelle di coppia, in modo comprensibile per l’altro, sia a livello verbale che non verbale, attraverso comportamenti e gesti significativi, chiari ed eloquenti;</p>
<p style="text-align: justify;">2) la <strong>capacità di comprendere</strong> i bisogni e le emozioni del partner, attraverso un atteggiamento di ascolto ed osservazione reale e privo di pregiudizi che ostacolino la sincera accettazione di come l’altro è.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunicare in modo sano e funzionale non è semplice, richiede cura ed impegno, una costante attenzione reciproca centrata sul rapporto e la disponibilità da parte di entrambi di dedicare il proprio tempo al “NOI”; il silenzio, il far finta di niente o procrastinare un confronto con la speranza che le cose si sistemino da sole sono soluzioni che possono diventare negli anni deleterie, portando progressivamente la relazione a sgretolarsi, fino ad un punto di non ritorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Dr.ssa Nadia Mortara</p>
<p style="text-align: justify;">
<blockquote class="center"><em>“La relazione di coppia è come un giardino: per crescere rigoglioso deve essere annaffiato regolarmente.”</em> (cit.)</p></blockquote>
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