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	<title> &#187; bambini</title>
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	<description>La felicità dipende dalla qualità dei pensieri</description>
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		<title>Di cosa hanno bisogno i bambini?</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Nov 2017 06:31:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero del giorno]]></category>
		<category><![CDATA[Sostegno psicologico]]></category>
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		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Di cosa hanno bisogno i bambini? Di tante cose. O forse di poche cose, ma di grandissimo valore. Quando dico “cose” non mi riferisco ai giocattoli o ad oggetti concreti, o almeno non solo a quelli. Tutti i bambini desiderano i giocattoli (d’altronde anche noi adulti desideriamo i “nostri” giocattoli...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di cosa hanno bisogno i bambini?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Di tante cose. O forse di poche cose, ma di grandissimo valore.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quando dico “cose” non mi riferisco ai giocattoli o ad oggetti concreti, o almeno non solo a quelli.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tutti i bambini desiderano i giocattoli (d’altronde anche noi adulti desideriamo i “nostri” giocattoli), ma dobbiamo tenere a mente che il numero dei giocattoli che un bambino possiede non è necessariamente e direttamente proporzionale al suo livello di felicità e al suo stato di benessere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Allora di cosa hanno bisogno i bambini?</span><br />
<span style="color: #000000;"> I bambini hanno bisogno di affetto, attenzioni e gratificazioni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Hanno bisogno che i genitori parlino non A loro, ma CON loro, e che li trattino come persone e non come pupazzi, che siano lì ad esortarli ad esprimere, senza insistere e senza invadere i loro spazi, le loro capacità, che li proteggano e li consolino quando sono tristi o arrabbiati, e che gli consentano di fare alcune cose da soli per poter sperimentare e sviluppare la loro autonomia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Hanno bisogno che gli si raccontino le favole per imparare a credere nella magia dei loro sogni e delle loro speranze, ma hanno anche bisogno di regole e limiti giusti, grazie ai quali potranno comprendere che nella vita esistono diritti, ma esistono anche doveri e che ognuno si deve assumere le responsabilità delle sue azioni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Hanno bisogno di poter esprimere ciò che sentono e chiamare per nome le loro emozioni, hanno bisogno di giocare, ridere, sporcarsi, sbagliare, soprattutto sbagliare, senza per questo sentirsi sminuiti o umiliati o inadeguati, perché solo così potranno comprendere che sono proprio gli errori e il modo con cui li affronteranno, ad aiutarli in quel lungo e misterioso percorso di apprendimento che si chiama Vita.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Hanno bisogno di rispetto, di “grazie” e di “scusa”, perché solo così impareranno farsi rispettare e a rispettare gli altri.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma soprattutto i bambini hanno bisogno di questo: che i genitori credano in loro e che li riconoscano per ciò sono, perché da questo dipenderà la misura della stima, del valore e della fiducia che, una volta diventati adulti, attribuiranno a loro stessi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Jim Valano, giocatore e allenatore statunitense di basket, disse:</span><br />
<span style="color: #000000;"> “Mio padre mi ha fatto il più bel regalo che qualcuno poteva fare a un’altra persona: ha creduto in me.”</span><br />
<span style="color: #000000;"> A volte, quando mi capita di incontrare genitori in ansia e preoccupati di non essere all’altezza del loro ruolo, o di non comprendere i bisogni dei loro figli, rivolgo a loro questa domanda: “ ti ricordi di quando eri bambino? Di cosa avresti avuto bisogno? Cosa hai ricevuto ?Cosa ti è mancato?”</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il guaio di noi adulti, quando dobbiamo rapportarci con i bambini, è che spesso ci dimentichiamo di essere stati bambini e figli anche noi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se riuscissimo a richiamare alla mente la nostra esperienza di bambini e di figli potremmo comprendere meglio i loro bisogni e i loro stati emotivi, e coniugando questa esperienza con quella di essere genitori, saremmo in grado di dare loro ciò che è giusto e necessario.</span><br />
<span style="color: #000000;"> I genitori spesso si sentono inadeguati, ma essere adeguati non significa essere perfetti o non sbagliare mai, perché bambini non vogliono genitori perfetti e irreprensibili, vogliono genitori presenti, di cui fidarsi e a cui affidarsi, con cui sentirsi liberi di poter essere ciò che sono.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dr.ssa Nadia Mortara</span></p>
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		<title>Quando i bambini non vogliono andare a scuola&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2015 05:05:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
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		<category><![CDATA[ansia]]></category>
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		<category><![CDATA[rifiuto scolastico]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Succede spesso che i bambini non vogliano andare a scuola. Se questo tipo di atteggiamento  si limita ad occasioni saltuarie è assolutamente normale; infatti, se ci pensiamo, come capita a noi adulti di non avere voglia di andare al lavoro, così può succedere ai bambini di non avere voglia di andare...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Succede spesso che i bambini non vogliano andare a scuola. Se questo tipo di atteggiamento  si limita ad occasioni saltuarie è assolutamente normale; infatti, se ci pensiamo, come capita a noi adulti di non avere voglia di andare al lavoro, così può succedere ai bambini di non avere voglia di andare a scuola (a chi non è mai capitato?).</p>
<p style="text-align: justify;">Quando però il rifiuto scolastico diventa un atteggiamento costante, che viene lamentato dal bambino anche con la presenza di sintomi fisici (mal di testa, mal di pancia, ecc) è opportuno approfondire la questione e indagare le reali motivazioni alla base di esso.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto è bene accertarsi che non siano presenti cause organiche che giustifichino la presenza di questi sintomi ; se questi malesseri continuano, allora potrebbe trattarsi di disturbi di origine psichica, come forme depressive o ansiose, o disagi legati a qualche problema esterno che ha innescato nel bambino una reazione di rifiuto ed evitamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando parlo di problema esterno non intendo necessariamente qualcosa di tremendo o catastrofico: a volte un episodio che per noi è assolutamente banale, come un litigio con il compagno di banco, le difficoltà in qualche materia o il modo di relazionarsi di una maestra possono apparire agli occhi del bambino come problemi insormontabili che gli procurano paura, tristezza e malessere. Per questo è necessario aiutare il bambino a verbalizzare le sue emozioni, ascoltarlo senza sminuire o ridicolizzare (ma neanche esagerare) né il suo disagio, né la causa che lo ha generato, mostrando comprensione e aiutandolo  ad attribuire un significato diverso a ciò che lo preoccupa tanto, trovando insieme soluzioni che gli permettano di gestire e affrontare meglio questa situazione. La consapevolezza di trovare nei genitori comprensione, ascolto e aiuto predispone più facilmente un bambino ad aprirsi e a parlare di come si sente e di cosa lo preoccupa o lo spaventa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rifiuto della scuola può essere motivato da diversi eventi che hanno un impatto diverso sul bambino a seconda della sua sensibilità.Tra i più comuni troviamo</p>
<ul>
<li><em>“Ansia da separazione”</em> , legata alla difficoltà ad allontanarsi dai genitori o alla paura di essere abbandonato da loro. L’ansia da separazione comporta una sintomatologia invalidante sul piano sociale ed emotivo che è opportuno trattare;</li>
<li>Lunghe assenze dovute a  periodi di malattia che portano il bambino a restare indietro con i compiti, creando difficoltà a mettersi in pari coi compagni e a riabituarsi ai ritmi di un’assidua e normale frequenza scolastica;</li>
<li>L<em>’ intolleranza alle regole</em> dell’ambiente scolastico, soprattutto quando il bambino vive in un contesto familiare troppo permissivo, in cui gli è concesso di fare qualsiasi cosa senza limitazioni (le regole non solo sono importanti, ma necessarie!).</li>
<li style="text-align: justify;">Episodi di <em>bullismo</em> nel contesto scolastico che spaventano e intimidiscono  il bambino innescando una reazione di evitamento; in questo caso è opportuno parlare con il figlio, accogliere il suo disagio, insegnargli a difendersi e allertare gli insegnanti rispetto alla situazione.</li>
<li style="text-align: justify;">Disagi dovuti alla difficoltà di relazionarsi con gli altri bambini a causa della timidezza o della <em>scarsa capacità di socializzazione</em>, soprattutto se si tratta di bambini cresciuti in contesti con limitate possibilità di interazioni con l’esterno; per questo è bene che ogni bambino faccia esperienze di socializzazione in diversi ambienti (non solo quello scolastico e familiare), in modo da potenziare la sua capacità di instaurare e mantenere relazioni con i coetanei.</li>
<li style="text-align: justify;"><em>Problemi di apprendimento</em> non diagnosticati, che fanno sentire il bambino incapace di svolgere i compiti allo stesso modo dei compagni di classe, generando in lui un senso di impotenza e frustrazione, e minando la sua autostima.</li>
<li style="text-align: justify;"><em>Ansia da “performance”</em>, ovvero il bambino può sentirsi caricato di eccessive aspettative (da parte di sé stesso, dei genitori, degli insegnanti) o pressato dal confronto con i compagni, vivendo in modo stressante e con angoscia i risultati scolastici.</li>
<li style="text-align: justify;"><em>Sindromi depressive</em>; in questo caso si tratta di un disagio più profondo e radicato, non sempre legato a cause esterne. A differenza di quanto si possa pensare, infatti, queste patologie colpiscono non solo la popolazione adulta, ma anche quella infantile,  ed è assolutamente necessario che vengano indagate e adeguatamente trattate.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Qualunque sia la causa alla base del rifiuto scolastico, la prima cosa da fare è questa: parlate coi vostri figli, ascoltateli, osservateli. Anche quando non parlano i bambini comunicano il loro disagio in altri modi ed è compito dei genitori riuscire a comprenderli. Se si tratta di un problema di una certa gravità che non può essere risolto facilmente, non abbiate il timore di chiedere l’aiuto e la collaborazione degli insegnanti,  dei coetanei e delle figure competenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;autostima nei bambini: come coltivarla?</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2014 13:58:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>I bambini che credono nelle loro capacità e nel loro valore sviluppano un atteggiamento positivo che li aiuterà diventare adulti forti e responsabili. I bambini costruiscono la loro autostima a partire dal contesto in cui vivono, interagendo con le persone e gli oggetti che li circondano, dai quali ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I <strong>bambini</strong> che <strong>credono nelle loro capacità</strong> e nel loro valore sviluppano un atteggiamento positivo che li aiuterà diventare adulti forti e responsabili.</p>
<p style="text-align: justify;">I bambini <strong>costruiscono la loro autostima</strong> a partire dal contesto in cui vivono, interagendo con le persone e gli oggetti che li circondano, dai quali traggono informazioni che li portano a mantenere o modificare la percezione che hanno di sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Feedback costantemente negativi aumentano la probabilità che il bambino sviluppi una concezione di sé svalutante e molto critica, mentre messaggi di approvazione e di riconoscimento del proprio valore rappresentano fattori predittivi del raggiungimento di un buon livello di autostima.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È perciò compito dei genitori</strong> aiutare i propri figli a formarsi un’immagine di sé serena e positiva, instaurando un tipo di comunicazione che non sia solo finalizzata alla crescita e all’apprendimento, ma che sia anche in grado di facilitarli nel sentirsi bene con loro stessi.<br />
Perché la relazione con i vostri figli sia funzionale a farli crescere fiduciosi e sicuri è bene tenere a mente alcuni principi fondamentali:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Ascoltateli e tenete in considerazione i loro pensieri e sentimenti; riuscire a trovare il tempo per prestare loro ascolto ed attenzione quando vi parlano è un modo per comunicare che per voi sono importanti, che li accettate e li comprendete. Non c’è niente che li aiuti di più a costruire solide basi di autostima quanto sapere che i genitori sono in grado di capire ciò che pensano e provano;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Costruite situazioni tali in modo da aiutare i bambini a sperimentare vissuti di successo e non di fallimento, riconnotando positivamente l’errore, non come qualcosa da criticare e condannare, ma come un’opportunità per riprovare;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Lasciate ai vostri figli un controllo sufficiente di loro stessi, evitando atteggiamenti iperprotettivi che impediscono loro di esplorare in autonomia, di tentare e di sbagliare, e che instillano un senso di svalutazione ed inadeguatezza . Con il tempo, infatti, questo atteggiamento può creare un senso d’impotenza che li porterà a diventare adulti incapaci di assumersi le proprie responsabilità e a sviluppare un atteggiamento dipendente nei confronti degli altri;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Rafforzate nei vostri figli la convinzione di essere meritevoli d’affetto e degni d’amore, comunicandolo sia verbalmente che con i gesti (abbracci, coccole, piccole ricompense), rispondendo al loro bisogno di conferme e rassicurazioni;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Create un’immagine salda e positiva di voi stessi; i bambini, infatti, plasmano la loro autostima a partire da ciò che osservano nel comportamento dei genitori e nel loro modo di reagire alle circostanze della vita. E’ fondamentale, pertanto, essere esempi e modelli di riferimento positivi, a partire dalla costruzione della vostra stessa autostima</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Evitate di proiettare aspettative sui vostri bambini con le quali comunicate che devono essere sempre forti e perfetti: è importante che loro capiscano che saranno sempre amati ed accettati per quello che sono e non per i risultati che ottengono.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">
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