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	<title> &#187; gelosia</title>
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	<description>La felicità dipende dalla qualità dei pensieri</description>
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		<title>Il dramma della gelosia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2015 04:37:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;Guardati dalla gelosia mio signore, è un mostro dagli occhi verdi che si prende gioco della carne di cui si nutre &#8220;</p>
<p style="text-align: justify;">(William Shakespeare, Otello)</p>
<p style="text-align: justify;">La gelosia fa parte della storia dell’umanità ed è stata fonte di ispirazione per la letteratura, l’arte, la mitologia: Caino, Edipo ed Otello rappresentano esempi illuminanti di come la gelosia, se spinta all’estremo, possa rendere ciechi e fare perdere il lume della ragione, portando un uomo a commettere le azioni più esecrabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma senza richiamare figure mitologiche o legate alla fantasia, possiamo renderci tristemente conto della pericolosità della gelosia nella vita di tutti i giorni, nei drammi cruenti riportati alla luce dalla cronaca.</p>
<p style="text-align: justify;">La gelosia è un sentimento presente in ognuno di noi: quando amiamo qualcuno, indipendentemente dalla tipologia della relazione, è normale provare la paura di perdere il nostro posto nel suo cuore e di venire rimpiazzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Una gelosia contenuta può avere una funzione positiva all’interno di un rapporto perché permette di regolare e ridurre la distanza fra i partner quando si percepisce un allontanamento, attivando comportamenti finalizzati ad attirare nuovamente l’attenzione e l’interesse nei propri confronti. Se questo tipo di gelosia “fisiologica” può mantenere e alimentare l’amore all’interno di una coppia, quando diventa eccessivo si trasforma in una vera e propria patologia che rende la vita un tormento, sia per chi la prova che per chi la subisce. La gelosia patologica è distruttiva; insorge quando si percepisce una lontananza dal partner che non può essere più colmata, e che genera un risentimento che ostacola ogni possibilità di riconnessione, alimentando sentimenti negativi nei riguardi dell&#8217;altro e comportamenti svalutanti come l’esigenza di controllarlo, punirlo o di evitarlo. Il suo andamento oscilla sulla base delle emozioni, e si placa temporaneamente quando la percezione di vicinanza con il partner è più intensa, per poi riesplodere quando questa sensazione diminuisce.</p>
<p style="text-align: justify;">La gelosia non un’emozione primaria come la rabbia e la tristezza, ma qualcosa di più complesso e contorto. E’ il disagio che scaturisce dalla paura di perdere l&#8217;altro, dal dolore, dalla frustrazione di non sentirsi unici e indispensabili, dall’idea dell’amore come possesso, dal crollo narcisistico di sentirsi speciali.</p>
<p style="text-align: justify;">Da dove nasce la gelosia? La gelosia compare molto presto nel corso della vita, nel contesto delle relazioni affettive primarie: quando un bambino si sente escluso dalla coppia genitoriale (o posposto rispetto ad un fratellino o sorellina) e scopre di non essere al centro del mondo e di non essere l’unico e l’insostituibile, prova per la prima volta la paura dell&#8217;abbandono e della  perdita, che lo spinge a comportarsi in modo tale da riconquistare l’affetto che sente di aver perduto. Ma se i genitori non comprendono le motivazioni alla base del suo atteggiamento e lo puniscono o lo sgridano, il bambino può attribuire il proprio disagio non ad uno stato interno (gelosia), ma esterno (comportamento dei genitori) e, sentendosi aggredito invece che rassicurato nella sua ricerca di affetto, inizierà a comportarsi a sua volta in maniera aggressiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo tipo di comportamento rischia di perpetuarsi per tutta la vita: la difficoltà nel distinguere tra stati interni e disagio proveniente dall’esterno porta a proiettare sul partner le proprie dinamiche psichiche. Questa proiezione rappresenta un meccanismo di difesa che consente di astenersi dalla presa di coscienza dolorosa del fatto che il proprio disagio ha origini interne, legate alla sensazione di rifiuto percepito nella relazione originaria con i genitori.</p>
<p style="text-align: justify;">In alcuni casi la gelosia diventa patologica quando i partner hanno personalità differenti e non riescono a comprendersi e accordarsi su quali comportamenti siano appropriati o meno nei confronti delle altre persone. Mentre per chi è estroverso, ad esempio,  le interazioni con persone dell’altro sesso sono assolutamente innocenti, agli occhi del suo partner introverso costituiscono il tentativo di cercare qualcuno che lo rimpiazzi: questa convinzione porta il partner meno socievole a controllare l’altro, non avendo la capacità di guardare la situazione con i suoi occhi e di capire quindi il reale valore delle sue azioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La gelosia patologica è sempre accompagnata dalla mancanza di una buona autostima: chi svaluta il proprio valore non ritiene di essere degno di amore e dubita continuamente dei reali sentimenti che il partner prova nei suoi confronti, tormentandosi con il pensiero che questo potrebbe lasciarlo non appena trovasse qualcun altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono varie sfumature che la gelosia assume: ci sono persone che la vivono in un contesto di sadismo e possessività, dove la persona amata diventa un oggetto, dove addirittura il piacere è dato dalla sofferenza dell&#8217;altro. Ci sono forme di gelosia deliranti, in cui la persona gelosa è assolutamente convinta del tradimento subito, nonostante l’evidente mancanza di prove. Il delirio non è un semplice momento di insicurezza o di irrazionalità, ma un vero e proprio pensiero strutturato che rientra in quadri psicopatologici gravi. (Ne è un esempio l&#8217;erotomania, un disturbo basato sulla convinzione che l’essere amato legittimi a vantare diritti su una persona che spesso nemmeno si conosce, dove si delinea un percorso emotivo che va dalla speranza fino al rancore, passando attraverso il dispetto).</p>
<p style="text-align: justify;">Come curare la gelosia patologica?</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto è fondamentale comprendere cosa ci sia alla base della propria gelosia e cosa la mantenga.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la gelosia nasce dalla bassa autostima e quindi dallo scarso valore che si attribuisce a se stessi, è importante che la persona si concentri non sul partner, ma su di sé, chiedendosi cosa può fare per aumentare la propria autostima o per sanare la ferita dell’abbandono che può aver subito in precedenza (da un altro partner, ma anche da un adulto significativo nel corso dell’infanzia).</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la gelosia diventa ossessiva e si trasforma in delirio e paranoia, costituisce un sintomo di psicopatologia ed è necessario l’aiuto di uno specialista che consenta al geloso di esplorare e comprendere le cause recenti o remote della gelosia patologica, per disinnescarla e rafforzare quelli aspetti della personalità che permetteranno di acquisire maggior sicurezza e fiducia negli altri.</p>
<p>Concludo citando un altro grande scrittore:</p>
<p><span style="color: #222222;">Se la gelosia è un segnale d’amore, è come la febbre dell’ammalato, per il quale averla è un segnale di vita,</span>ma di una vita malata e mal disposta.</p>
<p><span style="color: #222222;">(Miguel de Cervantes)</span></p>
<p>Dr.ssa Nadia Mortara</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La gelosia tra fratelli: come intervenire?</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2015 16:52:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Quando arriva un fratellino il bambino più grande può sentirsi messo da parte e sostituito con il nuovo arrivato, generando, comprensibilmente, rivalità nei confronti di quest’ultimo. La gelosia, reazione assolutamente normale, è motivata dalla paura di perdere l’amore e le attenzioni dei genitori c...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando arriva un fratellino il bambino più grande può sentirsi messo da parte e sostituito con il nuovo arrivato, generando, comprensibilmente, rivalità nei confronti di quest’ultimo.</p>
<p style="text-align: justify;">La gelosia, reazione assolutamente normale, è motivata dalla paura di perdere l’amore e le attenzioni dei genitori che fino a quel momento erano destinate esclusivamente a lui.  Ciò che egli pensa si può riassumere in questo modo: “se la mamma e il papà mi amano così tanto perché vogliono un altro bambino?”. Se proviamo a metterci nei panni di un bambino che fino a quel momento è stato l’unico ed indiscusso “principino” della casa, riusciremo a capire cosa significhi per lui dover cedere lo “scettro” e dividere attenzioni, amore e privilegi.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, se ci pensiamo, queste paure ed insicurezze non sono relegate esclusivamente all’infanzia: anche nell’adolescenza, e perfino in età adulta, la gelosia è sempre espressione della paura di non essere all’altezza di qualcun altro, del terrore di essere rimpiazzati o messi in secondo piano dalle persone che per noi sono importanti e dal timore di perdere il loro amore.</p>
<p style="text-align: justify;">I bambini piccoli non possiedono un’adeguata capacità di verbalizzare e controllare le loro emozioni, perciò l’espressione dei loro stati d’animo avviene attraverso l’unico modo che hanno a disposizione: il loro comportamento. Pertanto, la gelosia nei confronti del nuovo arrivato, viene espressa in diversi modi: comportamenti ostili, isolamento, espressioni di broncio e di risentimento, aggressività, regressione a stadi di sviluppo precedenti, “sospensione” di capacità già acquisite (es. il bambino rivuole il ciuccio, non vuole dormire o mangiare da solo), eccessiva dipendenza dai genitori, comportamenti distruttivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un bambino che si comporta in questo modo non lo fa perché è cattivo o dispettoso, ma semplicemente perchè prova tristezza e paura, perché sta chiedendo ai genitori di essere riconosciuto e di essere rassicurato sul fatto che nulla potrà cambiare o diminuire l’amore che essi provano per lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo fare finta di niente o punire il bambino di fronte a queste reazioni non rappresentano metodi efficaci, perché in tal modo non si fa altro che sminuire l’importanza di ciò che prova, e si rischia di confermare in lui l’idea di non essere più amato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bambino ha bisogno dei genitori per attraversare questo momento difficile della sua vita: è da loro che egli vuole essere rassicurato, sono loro che devono riconoscere ed accogliere le sue emozioni , anche (e soprattutto) quelle negative, la cui espressione è necessaria. Privarlo di questa possibilità, punendolo o ignorandolo, non risolve il problema, ma lo sospende solo temporaneamente. Ciò che viene represso, infatti, continua a vivere e crescere dentro di lui, ripresentandosi in un secondo momento in modo più “esplosivo” e pericoloso.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora che fare? Innanzitutto sarebbe bene evitare di lodare troppo un bambino rispetto all’altro, essere molto affettuosi con uno e non con l’altro, premiare sempre uno e punire sempre l’altro, perché il confronto e la disparità di trattamento acuiscono la gelosia e la rivalità tra i fratelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando un bambino è molto geloso e lo manifesta “creando problemi” concentrarsi e sottolineare sempre i suoi comportamenti negativi non fa altro che confermare in lui l’idea di valere meno rispetto al fratello, e quindi di essere meno amato dai genitori. Questo non significa lasciar sempre correre e ignorare un comportamento sbagliato, ma essere in grado di dare una spiegazione del perché quella cosa non si deve fare, orientando  e rinforzando il bambino verso comportamenti che valorizzino le sue qualità positive. ( Un semplice “bravo” o un sorriso per una azione positiva fa sentire il bambino apprezzato e importante agli occhi dei genitori).<br />
Crescendo, i litigi tra fratelli sono assolutamente normali: se i genitori s’intromettono ogni qualvolta questo accade impediscono ai figli di sviluppare la capacità di essere autonomi e di gestire le difficoltà da soli.</p>
<p style="text-align: justify;">Se si rivela necessario un intervento dei genitori perché la lite degenera può essere utile suggerire ai bambini modi più funzionali di gestire la situazione (es. “Prova a parlare con lui invece di picchiarlo”, “Cosa vorresti avere da tuo fratello in cambio del suo gioco?”). Tuttavia, è bene tenere presente che fino ai 4 anni i bambini litigano picchiandosi, piangendo e rompendo i giocattoli e che quindi non sono ancora pronti per giocare tra loro da soli; pertanto, non è opportuno  forzare un bambino a condividere i suoi giocattoli con il fratellino, perché è lui che ha il diritto di scegliere quando e con chi dividere le sue cose. Questo tipo di comportamento, agito dai genitori con le migliori intenzioni (cioè aiutare i fratellini a condividere il momento del gioco e a rinforzare la relazione tra loro) può aumentare la gelosia nel bambino più grande e spingerlo a diventare ancora più egoista.</p>
<p style="text-align: justify;">È fondamentale tenere presente che ogni figlio è diverso, perché ogni figlio presenta caratteristiche personali ed individuali che devono essere riconosciute e coltivate, in modo che possa sentirsi accettato per come egli è, e, di conseguenza, possa costruire una sana e salda autostima. Quindi è necessario che ognuno abbia la possibilità di avere amici diversi e sperimentare interessi e sport diversi, che siano maggiormente compatibili con le proprie inclinazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La diversità tra i bambini rappresenta un aspetto importante da tenere in considerazione: ciò che funziona e va bene per uno non funziona e non va bene per l’altro. Conoscere i propri figli è essenziale per capire ciò di cui essi hanno realmente bisogno e costruire una relazione sana e positiva con loro.</p>
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