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	<title> &#187; violenza psicologica</title>
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	<description>La felicità dipende dalla qualità dei pensieri</description>
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		<title>La violenza psicologica sulle donne: un mostro dalle tante facce.</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2015 05:28:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo]]></category>
		<category><![CDATA[Sostegno psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[violenza psicologica]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il fenomeno della violenza contro le donne ha assunto dimensioni tali da poter essere considerato una vera e propria piaga sociale. I fatti drammatici che la cronaca porta alla luce ogni giorno evidenziano chiaramente come la violenza sia un problema trasversale a tutti gli strati economici, sociali...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il fenomeno della <strong>violenza contro le donne</strong> ha assunto dimensioni tali da poter essere considerato una vera e propria piaga sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">I fatti drammatici che la cronaca porta alla luce ogni giorno evidenziano chiaramente come la violenza sia un problema trasversale a tutti gli strati economici, sociali e culturali, senza distinzione di età, religione e razza.<br />
Secondo l’Onu <strong>la violenza</strong> degli uomini rappresenta la prima causa di morte ed invalidità permanente delle donne, che ne subiscono gli effetti devastanti, diretti ed indiretti, sul piano fisico, psicologico, economico e sociale.<br />
Nonostante i media e le istituzioni abbiano iniziato a prestare maggiore attenzione rispetto al problema, mi rendo conto, parlando quotidianamente con uomini e donne, che purtroppo questo non basta né a contrastarlo, né tantomeno a garantire un livello di informazione sufficientemente efficace ad individuare e comprendere le dinamiche alla base della sua insorgenza e del suo funzionamento: se ne parla, ma come se ne parla?<br />
La complessità di tale fenomeno sta nel fatto che affonda le sue radici nella profondità del contesto sociale e culturale, essendo strettamente legato a quegli <strong>stereotipi di genere</strong> responsabili di approvare e “normalizzare” dinamiche relazionali tra uomini e donne  rigide, scompensate e disfunzionali, ma anche di influenzare il nostro modo di pensare rispetto a ciò che è giusto e lecito vivere all’interno di una relazione e ciò che invece è aberrante ed intollerabile.<br />
Contrariamente al pensiero comune, infatti, i dati statistici affermano con forza come <strong>la violenza contro le donne</strong> si manifesti soprattutto all’interno di quei  rapporti dove è presente un coinvolgimento affettivo o personale (famiglia, coppia, lavoro): il colpevole è raramente uno sconosciuto, il colpevole è nella grande maggioranza dei casi il partner, l’ex partner, il datore di lavoro, il collega.<br />
Lo stesso concetto di violenza è permeato da queste credenze comuni e condivise; è ancora fortemente radicata la convinzione che la violenza contro le donne sia legata all’atto dello<strong> stupro</strong> (sessuale) o dei <strong>maltrattamenti fisici</strong> (violenza fisica), senza considerare come in realtà la violenza sia un &#8220;<strong>mostro dalle tante facce&#8221;</strong>, che trova modi e forme di manifestarsi subdoli e perversi, che agiscono senza lasciare lividi sul corpo, ma che procurano alla vittima che li subisce effetti devastanti e distruttivi a livello psicologico, emotivo e relazionale.<br />
La <strong>violenza psicologica</strong> rappresenta la forma più perfida e sottile della violenza, perché si manifesta in modo invisibile, perché non lascia segni evidenti e scientificamente documentabili, perché mira a disintegrare ed annientare lentamente e gradualmente la vittima, facendole perdere la capacità di valutare criticamente e consapevolmente la sua condizione. Se nelle sue forme più gravi è quindi un tentativo di distruzione psicologica della persona, nelle sue forme meno forti è comunque un modo per evidenziarne l’inferiorità, è una mancanza di rispetto finalizzata a lederne l’integrità, fino a farle perdere la coscienza del proprio valore e a farla sprofondare in una condizione di estrema impotenza.<br />
Spesso la<strong> violenza psicologica</strong> non viene neppure riconosciuta come tale, perchè viene banalizzata, sminuita o mascherata da altri significati, motivazioni e giustificazioni: “mi fa male, ma comunque mi vuole bene oppure lo fa per il mio bene”.<br />
È fondamentale riconoscere che<strong> chi ama non esercita nessuna forma di violenza sull’altro e che una relazione affettiva sana non si basa né sul potere né sul possesso!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>violenza psicologica</strong> è talmente diffusa che è possibile affermare che tutte le donne l’ abbiano sperimentata in prima persona almeno qualche volta nella loro vita, in modo più o meno grave e con diverso grado di consapevolezza rispetto alla situazione, a sé stesse e al loro valore come persone.<br />
È quindi necessario che le donne imparino ad individuare quei segnali che stabiliscono cosa sia lecito accettare in una relazione e cosa invece sconfini in dinamiche disfunzionali e devianti, che non possono e non devono essere tollerate.<br />
La violenza psicologica è tutto ciò che si esprime con i seguenti modi e le seguenti strategie:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>con gesti o con parole: svalutare, denigrare, disprezzare, deridere, umiliare, screditare, considerare una persona inadeguata (per es. come madre, come figlia, ma anche come partner, come donna)</li>
<li>coercizione, privazione della libertà personale, sequestro, ipercontrollo, violazione della privacy</li>
<li>indifferenza, trascuratezza, noncuranza, esclusione, abbandono, rifiuto dell’ascolto</li>
<li>isolare una persona (impedirle di uscire, di andare a scuola, in chiesa, al lavoro, di vedere amici o famigliari, toglierle il telefono, privarla dei documenti di identità)</li>
<li>danneggiare cose, animali o, peggio, persone care alla vittima, o anche minacciare di farlo</li>
<li>gelosia patologica, vissuta come offesa, sgarro, ossessione</li>
<li>ricattare, tradire la fiducia, manipolare, truffare (anche le menzogne reiterate e gravi sono una forma di violenza, se significano mancare di rispetto all’altro).</li>
<li>colpevolizzare una persona, instillarle senso di colpa, vero o presunto.</li>
<li>compiere abusi nelle punizioni, nella correzione e disciplina (a scuola, in famiglia, sul lavoro, ma anche in una casa di riposo, per es.)</li>
<li>stalking, persecuzione, ossessioni, intimidazioni sul posto di lavoro, mobbing</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Come già accennato precedentemente, <strong>la violenza psicologica</strong>, pur non lasciando segni evidenti sul corpo, danneggia profondamente la salute psico-fisica della donna che la subisce e la espone a rischi sempre maggiori perché lentamente la vittima si abitua a sopportare queste vessazioni aumentando la sua soglia di tolleranza. La donna, infatti, inizia a svalutarsi, ad assumere il punto di vista di chi la umilia, vedendo se stessa come un essere incapace, inutile e meritevole delle angherie subite; questa sovrapposizione di vedute genera una confusione che le impedisce di valutare oggettivamente la sua situazione e comprendere quali siano le sue reali esigenze, acuendo il <strong>senso d’impotenza</strong> e bloccando la sua capacità di recuperare le risorse necessarie per reagire e liberarsi dalla condizione di schiavitù psicologica nella quale si è lentamente inabissata.</p>
<p>Gli effetti diretti ed indiretti provocati dalla violenza psicologica sono gravi e molteplici:</p>
<ul>
<li>Depressione e ansia</li>
<li>Rabbia e eccessiva irritabilità</li>
<li>Fobie e attacchi di panico</li>
<li>Disturbi del sonno e della memoria</li>
<li>Scarsa autostima</li>
<li>Disturbi dell’alimentazione</li>
<li>Abuso di alcool e droghe</li>
<li>Disturbi psicosomatici e fisici</li>
<li>Inattività fisica, abulia</li>
<li>Distacco emotivo (la vittima è come anestetizzata, distaccata dal suo corpo, per non sentire il dolore che la violenza provoca)</li>
<li>Disperazione</li>
<li>Disturbo post-traumatico da stress (rivivere il trauma, stati dissociativi, perdita del senso della realtà, incapacità di concentrazione, depersonalizzazione, mania di persecuzione, amnesia…..)</li>
<li>Comportamento autolesionista grave</li>
<li>Omicidio</li>
<li>Suicidio</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Lentamente e progressivamente la vittima di violenza psicologica recide tutti i legami con il suo contesto relazionale a causa della <strong>vergogna</strong> e del <strong>terrore</strong> delle minacce del suo carnefice, fino a sprofondare in uno stato di isolamento totale che non le consente più di poter chiedere aiuto.<br />
L’<strong>isolamento</strong> è un aspetto peculiare della violenza perché innesca un meccanismo relazionale patologico e perverso, che sortisce in una <strong>dipendenza</strong> ancora più stretta e vincolante della vittima dal suo aguzzino.<br />
La <strong>violenza psicologica</strong> non fa meno male di quella fisica, anzi, ne è sempre il preludio e la fedele compagna; comprendere quali segnali rappresentino i campanelli d’allarme è fondamentale per aiutare a combatterla, ma non è sufficiente: bisogna cambiare il modo di vedere ed intendere le dinamiche alla base delle relazioni fra i generi. Per fare questo è necessario il coinvolgimento di entrambe le parti: le donne certamente, ma soprattutto gli uomini, che per primi dovrebbero iniziare a riflettere responsabilmente e consapevolmente sul loro ruolo.</p>
<p>Dr.ssa Nadia Mortara</p>
<p>Psicologa psicoterapeuta</p>
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