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	<title> &#187; relazioni affettive</title>
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	<description>La felicità dipende dalla qualità dei pensieri</description>
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		<title>La giusta importanza</title>
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		<pubDate>Sat, 25 May 2019 05:25:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro bisogno di sentirci accettati e stimati da parte degli altri (bisogno connaturato nell&#8217;essere umano) ci porta spesso a cercare con ogni mezzo e con ostinato accanimento la loro approvazione.<br />
Questo vale non solo nelle situazioni in cui abbiamo di fronte qualcuno che effettivamente ci stima e ci accetta, ma soprattutto in quelle in cui percepiamo che l’altro ci svaluta e ci rifiuta.<br />
Cioè, paradossalmente capita che più una persona ci sottostimi e non ci apprezzi, più noi ci ostiniamo a volere e a pretendere a tutti i costi la sua approvazione.<br />
E&#8217; difficile accettare che qualcuno non riconosca il nostro valore e non ce lo dimostri, perché il rifiuto, la non approvazione, il distacco, fanno nascere in noi il pensiero di non essere abbastanza importanti, di non essere adeguati, di essere sbagliati, e vanno magari a riattivare dei vissuti dolorosi legati alla nostra infanzia, o al rapporto con le figure significative della nostra vita.Senza entrare nel merito dei motivi alla base di queste dinamiche, dobbiamo accettare il fatto che non possiamo, né dobbiamo per forza piacere a tutti, così come gli altri non possono, né devono per forza piacere a noi.<br />
Pertanto, è fondamentale per la nostra sopravvivenza fisica, psicologica ed emotiva, accogliere ed accettare in noi questa realtà e comportarci di conseguenza, ovvero dare alle persone l&#8217;importanza che le persone danno a noi.<br />
Non si tratta di fare come i bambini che giocano a &#8220;specchio riflesso&#8221; ( si chiama così?), ma semplicemente non disperdere, sprecare, investire o regalare energie, attenzioni ed importanza a chi non è disposto a fare lo stesso con noi.<br />
Se diamo senza ricevere, perchè siamo mossi dal pensiero che questo sia il modo più sicuro per trattenere le persone e indurle ad amarci o ad accettarci, rischiamo di ottenere esattamente l’opposto, cioè la lenta e logorante fine della relazione.<br />
Il rischio delle relazioni di questo tipo (in qualsiasi contesto) è che si crei uno squilibrio profondo fra le parti, per cui la sottostima di uno verso l&#8217;altro è direttamente proporzionale alla sovrastima di questo nei suoi confronti. Cioè, per dirla in poche parole: più tu non mi riconosci, più io ho bisogno del tuo riconoscimento.<br />
Se una persona non ci apprezza e non ce lo dimostra, ad un certo punto è giusto e sano lasciarla perdere e metterci in testa che questo non significa che non andiamo bene o che siamo immeritevoli di stima e amore, ma che magari non siamo compatibili o sintonici con lei, e che forse anche lei non è sintonica con noi.<br />
Semplificando molto il concetto, potremmo dire che vale un pò come per i vestiti: non tutte le taglie, né tutti i colori, né tutte le forme si adattano al nostro corpo…<br />
Buon fine settimana.<br />
Dr.ssa Nadia.</p>
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		<title>Le relazioni pericolose: come salvarsi dagli abusi emotivi.</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2015 07:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Quali sono le relazioni pericolose?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le relazioni pericolose sono quelle che ti portano a sperimentare condizioni di malessere e disagio, quelle in cui hai la sensazione di vivere in una prigione dalla quale non riesci a liberarti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sono quei legami distruttivi, devastanti, totalizzanti, in cui perdi di vista chi sei e cosa vuoi, e ti adatti all’altro, senza spesso nemmeno rendertene conto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sono quei rapporti caratterizzati da un forte squilibrio tra chi da e chi riceve, dove chi riceve chiede sempre di più, e chi da continua a dare incessantemente, perché percepisce di non dare mai abbastanza, fino a sentirsi svuotato e prosciugato di tutta la sua energia e la sua forza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le relazioni pericolose sono quelle all’interno delle quali vengono agiti gli “abusi emotivi”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’abuso emotivo può avere diverse forme e una diversa portata, a seconda delle persone che lo agiscono e lo subiscono, ma costituisce SEMPRE una violazione grave dei diritti della persona, un’invasione del suo spazio vitale, costituendo, quindi, un potenziale pericolo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E’ fondamentale imparare a riconoscere ciò che all’interno di una relazione può rappresentare un abuso: se si individuano alcuni di questi</span> <span style="color: #000000;">comportamenti ed atteggiamenti è assolutamente necessario attivare il “sistema d’allerta”, fermarsi, e se opportuno allontanarsi, perché si rischia di rimanere invischiati in una relazione pericolosa. Tra gli abusi emotivi rientrano:</span></p>
<ul>
<li><span style="color: #000000;">Umiliazioni, disconferme e criticismo: se ti senti costantemente svalutato, giudicato o ti senti ripetere che non sei all’altezza;</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Dominazione, controllo e vergogna: ti trattano come un bambino, e senti la necessità di chiedere &#8220;il permesso&#8221;, anche per delle attività semplici;</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Negazione e richieste irragionevoli: l’altra persona non accetta colpe o non si scusa, nega o mistifica sempre i fatti;</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Isolamento e abbandono: sei soggetto al &#8220;trattamento del silenzio&#8221; e ti vengono negati affetto e attenzioni come punizione.</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Co-dipendenza: i tuoi confini sono costantemente violati, e l’altra persona si affida a te come suo unico supporto emotivo.</span></li>
<li style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Disconferme, ovvero quel lento processo che arriva a farti dubitare della tua stessa sanità e della tua capacità di valutare la realtà. È una forma molto sottile di abuso emotivo, ma può avere conseguenze disastrose, e portarti realmente a perdere la lucidità e la visione realistica della situazione. La disconferma ti spinge a dubitare sempre di te stesso, a non fidarti più di ciò che senti e vedi, a chiedere sempre scusa, anche per cose insignificanti, anche se non hai fatto nulla di sbagliato. Ti rende incapace di prendere decisioni, e ti mette nella condizione di dipendere sempre dal punto di vista dell&#8217;altro.</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se avverti questo tipo di sensazioni, probabilmente sei vittima di un abuso emotivo, ed è necessario che tu riprenda il controllo di te stesso e della tua vita, comprendendo, innanzitutto, che una relazione sana è quella che promuove il tuo diritto di avere opinioni e sentimenti, che non annulla ciò che sei, non ti isola, non ti svaluta, non ti distrugge, ma ti incoraggia a coltivare anche la tua individualità, ti fa sperimentare sensazioni di benessere e riconosce il tuo valore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Allo stesso tempo, è fondamentale riconoscere e delimitare i tuoi confini personali, che sono i limiti che definiscono dove inizia e finisce il tuo spazio fisico, emotivo e mentale. Questi limiti sono flessibili e allargabili, a secondo del tipo di relazione che vuoi stabilire con gli altri e della situazione in cui ti trovi. Non sono muri per chiudere gli altri fuori, ma per evitare che questi mettano in atto comportamenti per te inaccettabili. Lo scopo di questi confini è di proteggerti, definire chi sei, e aiutarti a mantenere il tuo senso di Sé. Chi non riesce a tenere fuori dalla linea di confine un’altra persona, finisce per imbattersi in soggetti che lo vittimizzano o lo controllano. Spesso, infatti, per paura di far arrabbiare l’altro o per quieto vivere, alcune persone non esercitano il loro diritto di essere rispettate, e autorizzano l’altro ad invadere il loro spazio, a manipolarle o a costringerle a fare qualcosa contro la loro volontà, fino ad arrivare nella peggiore delle ipotesi a subire violenza verbale o fisica.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E’ importante definire i confini e farsi rispettare in qualsiasi relazione, per non creare né dipendenza né troppa distanza, ma un equilibrio funzionale e dinamico.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Stabilire dei confini ci aiuta a riconoscere di chi fidarci, a definire ciò che vogliamo, ciò che permettiamo agli altri di dirci e di farci, e a non diventare il bersaglio e le vittime di abusi emotivi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se sentiamo che qualcuno invade i nostri confini, è importante che lo mettiamo in chiaro e glielo comunichiamo, perché se non lo facciamo lo autorizziamo a continuare a trattarci come meglio crede.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Rafforzare i nostri confini è una misura indispensabile per prevenire il rischio di restare intrappolati in relazioni pericolose: se abbiamo chiaro chi siamo, se riconosciamo il nostro valore, se sappiamo distinguere tra ciò che ci fa bene e ciò che ci può distruggere, non consegniamo il nostro potere personale in mano all&#8217;altro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E se l’altro non capisce e continua ad abusarci emotivamente? Resta una sola cosa da fare: allontanarci e mantenere le distanze.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dr.ssa Nadia Mortara</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Psicologa psicoterapeuta</span></p>
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		<title>La Sindrome di Wendy.</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2015 15:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Vi sentite responsabili per tutto e per tutti? Temete di deludere gli altri se non fate quello che vi chiedono? Non riuscite a dire NO? Mettete al primo posto le esigenze degli altri rispetto alle vostre? Avete bisogno di aiutare qualcuno per stare bene? Vi è più facile dare che ricevere? Se avete r...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img src="http://images4.fanpop.com/image/photos/17700000/Wendy-Darling-otras-escenas-peter-pan-17745134-500-361.jpg" alt="Risultati immagini" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vi sentite responsabili per tutto e per tutti? Temete di deludere gli altri se non fate quello che vi chiedono? Non riuscite a dire NO? Mettete al primo posto le esigenze degli altri rispetto alle vostre?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Avete bisogno di aiutare qualcuno per stare bene? Vi è più facile dare che ricevere?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se avete risposto sì ad alcune di queste domande è probabile che dentro di voi viva una “Wendy”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi di voi non conosce Wendy, la protagonista femminile della famosa fiaba Peter Pan? Contrariamente a Peter Pan, Wendy è dotata di un forte senso di responsabilità nei confronti degli altri e sente l’impellente bisogno di prendersi costantemente cura di tutti, dai fratellini a Peter Pan stesso.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questo tipo di comportamento, entro certi limiti, denota una grande maturità, ma se portato all’estremo può costituire un disagio ed essere fortemente invalidante, tanto da essere considerato una vera e propria patologia, conosciuta con il nome di “Sindrome di Wendy” o “Sindrome della Crocerossina”</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi è affetto dalla sindrome di Wendy è convinto che per essere amato, accettato e meritare affetto e amore debba necessariamente essere sempre disponibile, mettere al primo posto i bisogni e i desideri dell’altro e donare in maniera incondizionata, senza pretendere di ricevere nulla in cambio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questi comportamenti nascondono in realtà una profonda paura dell’abbandono e del rifiuto, che la persona tenta di scongiurare in ogni modo attraverso una graduale e totale negazione di se stessa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;Wendy&#8221; infatti non tollera la fine di un rapporto, e nel caso questa avvenga accusa un profondo stato di sofferenza, accompagnato da sensi di colpa e rimuginazione rispetto al fatto di non aver dato o fatto abbastanza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I comportamenti e le sensazioni che provano le persone con la Sindrome di Wendy sono:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> - Sentirsi indispensabili</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">- Considerare l’amore come sacrificio, rassegnazione e abnegazione</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">- Evitare a qualsiasi costo che le persone intorno a loro si arrabbino</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">- Insistere per fare le cose al posto degli altri</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">- Chiedere continuamente perdono per tutto quello che non hanno fatto o non hanno saputo fare, anche quando la responsabilità non è loro.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">- Necessità di proteggere coloro che gli stanno intorno assumendo un ruolo paterno o materno.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le persone “Wendy” non riescono a riconoscere ed esprimere le loro esigenze, negano le loro emozioni, soprattutto quelle “negative”, quali la rabbia, l’irritazione, il disappunto, che non vengono manifestate per la paura che possano mettere a rischio le relazioni con gli altri, in particolare, l’accettazione e l’amore nei loro confronti. Questi comportamenti non solo si riscontrano nei rapporti di coppia, ma si possono osservare anche nei rapporti tra genitori e figli, tra fratelli e nelle relazioni di amicizia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Attualmente non esiste un quadro epidemiologico preciso dell’incidenza di questa sindrome rispetto al genere, anche se appare più frequente in quello femminile, dato che può essere spiegato in parte dagli stereotipi di genere ancora profondamente radicati nella nostra cultura.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I fattori responsabili dell’insorgenza e del mantenimento di questo disagio sono diversi: l’educazione ricevuta, le relazioni con le figure significative dell’infanzia, le caratteristiche della personalità, le esperienze vissute e le circostanze di vita attuali nelle quali ci si trova.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ciò che distingue un normale atteggiamento di protezione e di cura verso gli altri (assolutamente legittimo entro certi limiti e in determinate circostanze della vita) dalla sindrome di Wendy è l’annullamento del Sé, generato dal terrore di essere rifiutati e abbandonati.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non è un caso, infatti, che le persone “Wendy” instaurino relazioni affettive con i “Peter Pan”, vale a dire quei soggetti che conducono una vita caratterizzata dalla spensieratezza e dall’immaturità tipica dell’adolescenza e dal rifiuto di crescere e diventare psicologicamente adulti e che, quindi, trovano in Wendy un supporto, una “tutto fare”, che si assume tutte le responsabilità e li solleva da qualsiasi incombenza ed impegno. Se questa dinamica ad incastro funziona perfettamente all’inizio della relazione, col passare del tempo, tuttavia, è destinata a vacillare e sgretolarsi;infatti, non appena il Peter Pan avverte il pericolo di una relazione stabile e duratura fugge lasciando la povera Wendy a dover affrontare proprio ciò che più la spaventa: l’abbandono.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ma cosa si può fare per uscire da questo copione relazionale di co-dipendenza (Io ho bisogno di te perché penso che tu abbia bisogno di me) e riappropriarsi della propria vita?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Innanzitutto acquisirne consapevolezza, step fondamentale per comprendere quei meccanismi disfunzionali che mantengono il disagio, poi riflettere sul fatto che un comportamento basato sull’eccessivo dare senza ricevere crea uno squilibrio nella relazione, che col tempo ha un effetto boomerang, cioè provoca proprio quegli effetti negativi che si volevano scongiurare (conflitti e rotture).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">È necessario imparare a dar voce alle emozioni negative, iniziando a pensare che non solo sono normali, ma necessarie, e che più si cerca di reprimerle, più provocano ripercussioni negative su di sé e sugli altri.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un modo efficace per dare libero sfogo alla rabbia e al risentimento è la scrittura: tenere un diario delle emozioni serve a prendere confidenza con esse e acquisirne consapevolezza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Comprendere che dire sempre sì frustrando sé stessi, oltre che portare a sentirsi insoddisfatti e ad accettare persone e situazioni che non fanno stare bene, non scongiura comunque la possibilità di problemi nelle relazioni che, anzi, paradossalmente possono aumentare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E imparare a concentrarsi su di sé, sui propri bisogni e desideri, comprendendo che questo non significa essere egoisti, ma semplicemente volersi bene.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dr.ssa Nadia Mortara</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
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