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	<title> &#187; ossessioni</title>
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	<description>La felicità dipende dalla qualità dei pensieri</description>
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		<title>L&#8217;Aiutomania: quando aiutare diventa una necessità.</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jul 2016 06:09:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Individuo]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero del giorno]]></category>
		<category><![CDATA[Sostegno psicologico]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Stamattina ho letto un articolo interessante sull’ <em>Aiutomania, </em>rispetto al quale ho fatto alcune riflessioni che vorrei condividere con voi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ <em>Aiutomania</em> è la tendenza patologica ad aiutare gli altri, anche quando gli altri, sebbene in difficoltà, non ce lo richiedano.</p>
<p style="text-align: justify;">Aiutare gli altri è la cosa più difficile, importante e pericolosa che esista. Esatto, pericolosa, perché quando si aiuta una persona si interviene nella sua vita, si cambia e si condiziona il suo percorso, e per questo è necessario che chi presta aiuto sia lucido e abbia un solido senso di responsabilità, verso se stesso e verso l’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, se non si è saldi e capaci di farlo, si rischia di lasciarsi coinvolgere eccessivamente nella relazione, di venirne “inglobati” e contaminati, con conseguenze imprevedibili e catastrofiche sia sulla salute di chi è coinvolto che su quello della relazione stessa, creando vissuti di frustrazione e di colpa che l’avvelenano, e in casi estremi, la distruggono. (Ad esempio, quando aiutiamo chi non ce lo chiede e ci arrabbiamo se non ci viene mostrata gratitudine).</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo riflettere sul significato delle nostre azioni e sulle motivazioni che le dirigono.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di tutto, importantissimo, non si può aiutare nessuno se prima non si è in grado di aiutare se stessi. Se non si compie questo passaggio, aiutare l’altro può diventare un modo inconsapevole per riparare le proprie proiezioni, che il più delle volte non corrispondono realmente ai bisogni e ai problemi dell’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Paradossalmente, infatti, l’aiuto può essere una forma di egoismo travestita da altruismo, quando risponde esclusivamente al soddisfacimento dei propri bisogni narcisistici, quando l’altro diventa solo un mezzo per nutrire il proprio Ego e alimentare un celato delirio di onnipotenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Se l’aiuto viene prestato con questa attitudine, non vediamo più chi abbiamo davanti, ma il riflesso di noi stessi, e allora l’aiuto diventa un atto pericoloso e controproducente.</p>
<p style="text-align: justify;">Aiutare è importantissimo. Tutti abbiamo bisogno di aiutare ed essere aiutati, ma bisogna farlo nel modo giusto, partendo da una chiara consapevolezza e da una reale comprensione dei bisogni dell’altro, della sua natura e di quella della sua richiesta di aiuto, che dovrebbe venire esplicitata, onde causare fraintendimenti rischiosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma soprattutto, aiutare efficacemente qualcuno significa avere la capacità fondamentale di vedere nell’altro l’altro, e non noi stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">(O meglio, non solo noi stessi).</p>
<p style="text-align: justify;">Buona domenica.</p>
<p style="text-align: justify;">Dr.ssa Nadia Mortara</p>
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		<title>Il dramma della gelosia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2015 04:37:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
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		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Sostegno psicologico]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Guardati dalla gelosia mio signore, è un mostro dagli occhi verdi che si prende gioco della carne di cui si nutre &#8220; (William Shakespeare, Otello) La gelosia fa parte della storia dell’umanità ed è stata fonte di ispirazione per la letteratura, l’arte, la mitologia: Caino, Edipo ed Otell...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;Guardati dalla gelosia mio signore, è un mostro dagli occhi verdi che si prende gioco della carne di cui si nutre &#8220;</p>
<p style="text-align: justify;">(William Shakespeare, Otello)</p>
<p style="text-align: justify;">La gelosia fa parte della storia dell’umanità ed è stata fonte di ispirazione per la letteratura, l’arte, la mitologia: Caino, Edipo ed Otello rappresentano esempi illuminanti di come la gelosia, se spinta all’estremo, possa rendere ciechi e fare perdere il lume della ragione, portando un uomo a commettere le azioni più esecrabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma senza richiamare figure mitologiche o legate alla fantasia, possiamo renderci tristemente conto della pericolosità della gelosia nella vita di tutti i giorni, nei drammi cruenti riportati alla luce dalla cronaca.</p>
<p style="text-align: justify;">La gelosia è un sentimento presente in ognuno di noi: quando amiamo qualcuno, indipendentemente dalla tipologia della relazione, è normale provare la paura di perdere il nostro posto nel suo cuore e di venire rimpiazzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Una gelosia contenuta può avere una funzione positiva all’interno di un rapporto perché permette di regolare e ridurre la distanza fra i partner quando si percepisce un allontanamento, attivando comportamenti finalizzati ad attirare nuovamente l’attenzione e l’interesse nei propri confronti. Se questo tipo di gelosia “fisiologica” può mantenere e alimentare l’amore all’interno di una coppia, quando diventa eccessivo si trasforma in una vera e propria patologia che rende la vita un tormento, sia per chi la prova che per chi la subisce. La gelosia patologica è distruttiva; insorge quando si percepisce una lontananza dal partner che non può essere più colmata, e che genera un risentimento che ostacola ogni possibilità di riconnessione, alimentando sentimenti negativi nei riguardi dell&#8217;altro e comportamenti svalutanti come l’esigenza di controllarlo, punirlo o di evitarlo. Il suo andamento oscilla sulla base delle emozioni, e si placa temporaneamente quando la percezione di vicinanza con il partner è più intensa, per poi riesplodere quando questa sensazione diminuisce.</p>
<p style="text-align: justify;">La gelosia non un’emozione primaria come la rabbia e la tristezza, ma qualcosa di più complesso e contorto. E’ il disagio che scaturisce dalla paura di perdere l&#8217;altro, dal dolore, dalla frustrazione di non sentirsi unici e indispensabili, dall’idea dell’amore come possesso, dal crollo narcisistico di sentirsi speciali.</p>
<p style="text-align: justify;">Da dove nasce la gelosia? La gelosia compare molto presto nel corso della vita, nel contesto delle relazioni affettive primarie: quando un bambino si sente escluso dalla coppia genitoriale (o posposto rispetto ad un fratellino o sorellina) e scopre di non essere al centro del mondo e di non essere l’unico e l’insostituibile, prova per la prima volta la paura dell&#8217;abbandono e della  perdita, che lo spinge a comportarsi in modo tale da riconquistare l’affetto che sente di aver perduto. Ma se i genitori non comprendono le motivazioni alla base del suo atteggiamento e lo puniscono o lo sgridano, il bambino può attribuire il proprio disagio non ad uno stato interno (gelosia), ma esterno (comportamento dei genitori) e, sentendosi aggredito invece che rassicurato nella sua ricerca di affetto, inizierà a comportarsi a sua volta in maniera aggressiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo tipo di comportamento rischia di perpetuarsi per tutta la vita: la difficoltà nel distinguere tra stati interni e disagio proveniente dall’esterno porta a proiettare sul partner le proprie dinamiche psichiche. Questa proiezione rappresenta un meccanismo di difesa che consente di astenersi dalla presa di coscienza dolorosa del fatto che il proprio disagio ha origini interne, legate alla sensazione di rifiuto percepito nella relazione originaria con i genitori.</p>
<p style="text-align: justify;">In alcuni casi la gelosia diventa patologica quando i partner hanno personalità differenti e non riescono a comprendersi e accordarsi su quali comportamenti siano appropriati o meno nei confronti delle altre persone. Mentre per chi è estroverso, ad esempio,  le interazioni con persone dell’altro sesso sono assolutamente innocenti, agli occhi del suo partner introverso costituiscono il tentativo di cercare qualcuno che lo rimpiazzi: questa convinzione porta il partner meno socievole a controllare l’altro, non avendo la capacità di guardare la situazione con i suoi occhi e di capire quindi il reale valore delle sue azioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La gelosia patologica è sempre accompagnata dalla mancanza di una buona autostima: chi svaluta il proprio valore non ritiene di essere degno di amore e dubita continuamente dei reali sentimenti che il partner prova nei suoi confronti, tormentandosi con il pensiero che questo potrebbe lasciarlo non appena trovasse qualcun altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono varie sfumature che la gelosia assume: ci sono persone che la vivono in un contesto di sadismo e possessività, dove la persona amata diventa un oggetto, dove addirittura il piacere è dato dalla sofferenza dell&#8217;altro. Ci sono forme di gelosia deliranti, in cui la persona gelosa è assolutamente convinta del tradimento subito, nonostante l’evidente mancanza di prove. Il delirio non è un semplice momento di insicurezza o di irrazionalità, ma un vero e proprio pensiero strutturato che rientra in quadri psicopatologici gravi. (Ne è un esempio l&#8217;erotomania, un disturbo basato sulla convinzione che l’essere amato legittimi a vantare diritti su una persona che spesso nemmeno si conosce, dove si delinea un percorso emotivo che va dalla speranza fino al rancore, passando attraverso il dispetto).</p>
<p style="text-align: justify;">Come curare la gelosia patologica?</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto è fondamentale comprendere cosa ci sia alla base della propria gelosia e cosa la mantenga.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la gelosia nasce dalla bassa autostima e quindi dallo scarso valore che si attribuisce a se stessi, è importante che la persona si concentri non sul partner, ma su di sé, chiedendosi cosa può fare per aumentare la propria autostima o per sanare la ferita dell’abbandono che può aver subito in precedenza (da un altro partner, ma anche da un adulto significativo nel corso dell’infanzia).</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la gelosia diventa ossessiva e si trasforma in delirio e paranoia, costituisce un sintomo di psicopatologia ed è necessario l’aiuto di uno specialista che consenta al geloso di esplorare e comprendere le cause recenti o remote della gelosia patologica, per disinnescarla e rafforzare quelli aspetti della personalità che permetteranno di acquisire maggior sicurezza e fiducia negli altri.</p>
<p>Concludo citando un altro grande scrittore:</p>
<p><span style="color: #222222;">Se la gelosia è un segnale d’amore, è come la febbre dell’ammalato, per il quale averla è un segnale di vita,</span>ma di una vita malata e mal disposta.</p>
<p><span style="color: #222222;">(Miguel de Cervantes)</span></p>
<p>Dr.ssa Nadia Mortara</p>
<p>&nbsp;</p>
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