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	<title> &#187; elaborazione del lutto</title>
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	<description>La felicità dipende dalla qualità dei pensieri</description>
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		<title>La fine non è la fine.</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Mar 2017 18:35:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sostegno psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[elaborazione del lutto]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Quanto ci spaventa la parola FINE? La fine di un lavoro, la fine di una relazione, la fine di un periodo della nostra vita.. Quando arriva la fine di una cosa ci sentiamo svuotati, annientati e il pensiero di non sapere cosa ci aspetterà dopo ci angoscia e ci intimorisce. E’ difficile accettare la f...</p>
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<p>Quanto ci spaventa la parola FINE?<br />
La fine di un lavoro, la fine di una relazione, la fine di un periodo della nostra vita..<br />
Quando arriva la fine di una cosa ci sentiamo svuotati, annientati e il pensiero di non sapere cosa ci aspetterà dopo ci angoscia e ci intimorisce.<br />
E’ difficile accettare la fine delle cose, e questo ci porta spesso ad opporvi un’inutile ed estenuante resistenza, che non fa altro che aumentare le nostre sofferenze e tenerci intrappolati in quel che ormai già fa parte del passato.<br />
Quando arriva la fine spesso ci chiediamo “ma com’è possibile che sia finita così?”.<br />
Ci sforziamo di capire, di analizzare ossessivamente come sono andate le cose e come sarebbero potute andare, e non comprendiamo che in realtà l’epilogo era già iniziato da tempo, e che la “botta” che arriva è solo il colpo di coda finale.<br />
La fine, infatti, non arriva mai all’improvviso, è la parte conclusiva di un lungo processo che spesso è già iniziato tempo prima, ma di cui non ci siamo resi conto. E’ come se le nostre azioni, le nostre scelte e le stesse situazioni in cui ci troviamo lentamente avessero creato e predisposto questo passaggio.<br />
Credo che la nostra più grande fragilità sia quella di vedere nella fine solo l’aspetto negativo e distruttivo, cioè quello legato all’abbandono, al “lutto”(emotivamente inteso) e alla perdita, e di non riuscire a vedere in essa i germogli di nuovi inizi che ci attendono.<br />
Qualcuno scrisse che nella fine c’è un nuovo inizio e che le crisi sono opportunità di evoluzione.<br />
E’ difficile accettare questa verità.<br />
Ma se ci pensiamo e ci guardiamo indietro, a quelle esperienze e a quelle relazioni che sono finite e che in quel momento non avremmo mai voluto che finissero, possiamo realizzare come tutto ciò sia stato necessario, sebbene all’epoca la loro fine ci abbia fatto soffrire in maniera devastante.<br />
Io credo che la nostra vera forza, quella che è dentro ognuno di noi (anche se spesso non ce ne rendiamo conto), non sia quella di restare impassibili e non soffrire di fronte alle tante “fini” che viviamo, ma quella di accettare, anche nella più profonda sofferenza, l’ineludibilità di questo passaggio.<br />
La Natura, la cui saggezza spesso dovrebbe essere un esempio, sa che ogni stagione deve necessariamente chiudersi affinchè possa aprirsi quella successiva.<br />
Concludo riportando una frase bellissima ed illuminante dell’antico filosofo cinese LaoTsè:<br />
“Ciò che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla.”<br />
Quando qualcosa finisce non pensiamo al bruco, pensiamo alla farfalla.<br />
Buona serata.<br />
Dr.ssa Nadia M.</p>
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		<title>L&#8217;esperienza del Lutto: significato ed eleborazione</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jul 2014 14:06:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Sostegno psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi comportamento]]></category>
		<category><![CDATA[elaborazione del lutto]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[psicologa psicoterapeuta mantova]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il lutto è il sentimento di intenso dolore che si prova per la perdita, in genere, di una persona cara. Questo evento fortemente traumatico può essere superato solo attraverso un profondo lavoro di rielaborazione emotiva dei significati, dei vissuti e dei processi sociali legati alla perdita dell’”o...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il <strong>lutto</strong> è il sentimento di intenso dolore che si prova per la perdita, in genere, di una persona cara.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo evento fortemente traumatico può essere superato solo attraverso un profondo lavoro di rielaborazione emotiva dei significati, dei vissuti e dei processi sociali legati alla perdita dell’”oggetto relazionale&#8221;, ovvero della persona con la quale si era sviluppato un legame affettivo significativo, interrotto dal decesso della stessa. Generalmente, quando si parla di lutto si pensa sempre ad una situazione nella quale muore qualcuno a cui siamo affezionati, ma nell’essere umano questa sensazione di perdita non si collega solo a questo particolare evento, ma a moltissime altre condizioni che comportino un distacco affettivo e relazionale e che creino sofferenza e un forte impatto psicologico e/o modifica nella vita della persona che li subisce, come allontanamenti di persone care o cambiamenti forzati di stili di vita significativi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il processo di elaborazione varia per durata e complessità da persona a persona, sulla base dell’intensità del legame affettivo esistente con l’oggetto della perdita e sulla presenza/assenza di fattori “a rischio” che possono rendere più difficile e complesso il normale percorso di adattamento alla nuova situazione. Si definisce &#8220;lutto complicato&#8221; il lutto la cui elaborazione viene interrotta, profondamente rallentata o bloccata, per l&#8217;impossibilità sostanziale di accettare il significato emotivo della perdita relazionale; in tal caso, il disagio o il dolore emotivo acuto che accompagna normalmente ogni lutto, può ampliarsi fino ad assumere forme psicopatologiche. (<strong>sindromi depressive, ansia, disturbi del comportamento alimentare, somatizzazioni</strong>) e perdurare oltre il normale e fisiologico periodo di elaborazione dell’esperienza di perdita.</p>
<p style="text-align: justify;">La psichiatra svizzera Elisabeth Kübler Ross ha individuato 5 fasi che corrispondono alle dinamiche mentali ed emotive più frequenti della persona che vive un lutto, inteso non solamente in senso letterale (morte), ma anche affettivo e relazionale (separazione, abbandono, trasloco, cambiamento di lavoro, passaggi nelle fasi del ciclo di vita, ecc.):</p>
<p style="text-align: justify;">1. la prima fase, della negazione, consiste in un rifiuto della realtà: si tratta di un meccanismo di difesa attivato dal soggetto per proteggersi dall’impatto devastante che il distacco dalla persona amata ha provocato sul piano psicologico ed emotivo; 2. nella seconda fase, quando si inizia a realizzare che si è verificata una perdita, emerge un profondo senso di rabbia, generalmente diretto alla persona che ci ha lasciato, ma anche a chi ci circonda, famigliari ed amici; 3. la terza fase della negoziazione è caratterizzata dai tentativi di reagire all’impotenza, cercando delle risposte o trovando soluzioni per spiegare o analizzare l’accaduto; 4. nella quarta fase, la depressione, avviene il crollo emotivo, ci si rende conto dell’ineludibilità e dell’ impossibilità di modificare gli eventi accaduti e ci si arrende emotivamente e razionalmente alla situazione; 5. la quinta ed ultima fase corrisponde alla risoluzione del processo di elaborazione del lutto e consiste nell’accettazione della perdita; ciò non significa che siano assenti momenti di depressione o di rabbia, ma queste emozioni si presentano con intensità lieve o moderata e s’inscrivono comunque in un quadro mentale di riconciliazione con la realtà. La persona inizia a riorganizzare la sua vita, a pianificare il futuro, adattandosi alla nuova situazione successiva alla perdita e collocando in modo funzionale l’ “oggetto relazionale” perduto nella sua esistenza.</p>
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