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	<title> &#187; depressione</title>
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	<description>La felicità dipende dalla qualità dei pensieri</description>
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		<title>Avevo un cane nero: il suo nome era Depressione.</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2016 15:28:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sostegno psicologico]]></category>
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		<category><![CDATA[disturbi dell'umore]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>

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<p><em>“Avevo un cane nero. Il suo nome era Depressione. Ogni volta che il cane nero arrivava mi sentivo vuoto ed era come se la vita rallentasse.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mi faceva visita nei momenti più insoliti, senza un motivo o un’occasione specifica. Il cane nero mi faceva sembrare e sentire più vecchio di quello che ero. Mentre il resto del mondo sembrava spassarsela, io vedevo tutto attraverso delle lenti scure. Le attività che prima amavo fare, improvvisamente non destavano più nessun interesse in me. Mi rubò completamente l’appetito. Corrose la mia memoria e la mia capacità di concentrazione. Fare qualsiasi cosa o andare in qualsiasi luogo insieme al cane nero, richiedeva uno sforzo enorme. Nelle occasioni sociali, fiutava la sicurezza in me stesso e la faceva sparire. La mia grande paura era quella di essere scoperto, temevo il giudizio della gente. A causa delle dimensione sempre più grandi del cane nero vivevo nel terrore di essere scoperto. Investii grandi energie per riuscire a nasconderlo e convivere con una bugia emotiva è estenuante.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il cane nero mi faceva pensare e dire cose negative. Mi faceva diventare irritabile ed era sempre più difficile starmi vicino. Mi rubò l’amore e l’intimità. Non c’era niente che amava di più fare che svegliarmi nel cuore della notte e tenermi sveglio con pensieri ossessivi e negativi. E non facevo altro che pensare quanto sarebbe stato estenuante il giorno successivo. Avere un cane nero significa sentirsi sempre un pò giù, tristi e demotivati, o ancora peggio, sentirsi completamente vuoti. Più diventavo vecchio, più il cane nero diventava grande e maggiore era il tempo che trascorreva con me. Volevo scacciarlo via a tutti i costi e volevo farlo scappare, ma il più delle volte l’aveva vinta lui ed arrivai ad un punto in cui restare giù era molto più facile che rialzarmi; così diventai molto bravo a trovare cure provvisorie che non mi aiutavano affatto.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mi sentivo completamente isolato e lontano da chiunque. E il cane nero riuscì ad impossessarsi della mia vita. Quando ogni gioia di vivere scompare, non vedi più il motivo per continuare a vivere.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fortunatamente in quel momento ho deciso di chiedere aiuto ad uno specialista. Questo è stato il primo passo verso la ripresa. Un vero e proprio punto di svolta della mia vita. Ho capito che non importa chi sei, il cane nero se ne infischia ed attacca milioni e milioni di persone in tutto il mondo. Il cane nero non guarda in faccia a nessuno. Ho anche capito che non esistevano pozioni o pillole miracolose. Le medicine possono rivelarsi utili per alcuni, ma non per altri, ed ognuno ha il suo personale approccio alla malattia. Ho anche imparato che essere emotivamente spontanei ed autentici con le persone che ci sono vicine può rivelarsi un utile scambio. Soprattutto ho imparato a non aver paura del cane nero e gli ho insegnato un paio di nuovi trucchi, per prendermi gioco di lui. Più sei stanco e stressato e più forte il cane nero abbaia, quindi è importante imparare a calmare la mente. E’ stato clinicamente dimostrato che l’esercizio fisico regolare può essere efficace per il trattamento della depressione lieve e moderata allo stesso modo degli antidepressivi; quindi uscire per una passeggiata o una corsetta è utilissimo per lasciartelo alle spalle. Anche tenere un diario dell’umore può essere catartico e può rivelarsi un semplice gesto pieno di insegnamenti; così come fare periodicamente una lista di cose per cui esser grato. La cosa più importante da ricordare è che non importa a che punto arrivi…con le giuste precauzioni e parlando con le persone giuste, qualsiasi cane nero può essere sconfitto. Non posso dire di essere</em> <em>grato al cane nero, ma è stato un grande insegnante. Mi ha obbligato a rivedere e semplificare la mia vita. Ho capito che invece di fuggire dai problemi, è meglio accoglierli. Il cane nero probabilmente farà sempre parte della mia vita, ma non sarà mai più la parte più importante. Ora ne ho piena consapevolezza. Ho imparato che grazie alla conoscenza, la pazienza, la disciplina ed un pò di senso dell’umorismo, anche il peggior cane nero può essere guarito. Se senti di essere in difficoltà non aver paura di chiedere aiuto. Non c’è assolutamente nessuna vergogna nel farlo; l’unica vergogna è sprecare la propria vita”.</em></p>
<p>(Trasposizione scritta del video dell’artista Matthew Johnstone, promosso dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità).  https://www.youtube.com/watch?v=lCN3Vjro_7o</p>
<p style="text-align: justify;">Il cane nero è una presenza costante e ambigua. Rende difficili anche le cose più semplici, toglie l’appetito e il sonno, isola da tutto a da tutti. A volte si pensa di poterlo tenere al guinzaglio, ma è lui a controllarti. Oltre 350 milioni di persone al mondo soffrono di Depressione.</p>
<p style="text-align: justify;">A differenza di altre malattie, è un male che spesso resta invisibile e che si cerca di nascondere, a causa dello stigma e dei pregiudizi che lo circondano. Non facciamoci fermare dalla paura e dal pregiudizio: facciamo invece il possibile per stare bene e  fare in modo che anche l’esperienza della depressione possa convertirsi in un&#8217;occasione di arricchimento per la nostra vita.</p>
<p>Dr.ssa Nadia Mortara</p>
<p>Psicologa psicoterapeuta</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il dramma della disoccupazione: effetti psicologici e sociali</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2014 13:38:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[autostima]]></category>
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		<category><![CDATA[sostegno sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>“La disoccupazione è una cosa per il disoccupato e un altra per l&#8217;occupato. Per il disoccupato è come una malattia da cui deve guarire al più presto, se no muore; per l&#8217;occupato è una malattia che gira e lui deve stare attento a non prenderla se non vuole ammalarsi anche lui ”  Alberto M...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>La disoccupazione è una cosa per il disoccupato e un altra per l&#8217;occupato. Per il disoccupato è come una malattia da cui deve guarire al più presto, se no muore; per l&#8217;occupato è una malattia che gira e lui deve stare attento a non prenderla se non vuole ammalarsi anche lui </em>”  Alberto Moravia, 1959</p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro occupa un posto centrale nella vita delle persone. Oltre a costituire un valore primario e un diritto, definisce il ruolo che una persona occupa nella società, la legittima (o la emargina), la rende dignitosa. La <strong>disoccupazione</strong> è quindi un grave problema sia sul piano sociale che individuale perchè non riguarda solo la struttura organizzativa della società, ma anche e soprattutto il benessere psicosomatico di quelle stesse persone che la vivono. Le persone che perdono il lavoro provano sentimenti simili a quelli del <strong>lutto</strong> per la perdita di una persona cara che, se persistenti ed intensi, possono sfociare nella <strong>depressione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimanere disoccupati, infatti, è un’esperienza traumatizzante che può spingere l’individuo in un circolo vizioso di isolamento e perdita di speranza. Le conseguenze psicologiche della<strong> disoccupazione</strong> producono un senso di colpa e di vergogna che minano l’<strong>autostima</strong>, il senso di <strong>autoefficacia</strong> e le relazioni affettive perché colpiscono soprattutto a livello dell’identità personale. L’<strong> identità personale</strong> è un costrutto complesso, che si configura nel corso dell’intera vita e che coinvolge molti fattori diversi, tra i quali le predisposizioni individuali e le competenze che emergono nel processo di educazione / socializzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L<strong>’identità personale</strong> è strettamente legata al <strong>ruolo sociale</strong> ed è condizionata dai feedback che la persona riceve nel contesto socio-lavorativo, pertanto, il fatto di avere o non avere un lavoro, condizionando i ruoli sociali, ha importanti ripercussioni sull&#8217;identità della persona. Tra i maggiori costi psicologici della condizione di disoccupati c’ è quello dell &#8216;<strong>inattività</strong>; in ricerche recenti è emerso che il prolungamento del periodo di disoccupazione e la mancanza di una routine imposta dal lavoro fa aumentare le difficoltà psicologiche per mantenersi attivi, causando<strong> immobilismo</strong> e tendenza alla <strong>procrastinazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Essere disoccupati e avere tempo libero non sono condizioni simili perché il tempo libero è di solito inteso come un complemento del lavoro ed è, di conseguenza, il lavoro che gli conferisce un significato sociale. La <strong>disoccupazione</strong> innesca un processo psicopatologico costituito da fasi simili alla sindrome di<strong> burn-out</strong> :</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>fase di<em> idealismo</em>, in cui il soggetto si impegna con entusiasmo nella ricerca del lavoro (anche se a volte arriva ad avere aspettative irrealistiche sulle sue capacità e su ciò che potrebbe ottenere o raggiungere).</li>
<li>fase di <em>stagnazione</em>, quando constata la realtà della sue aspettative, diminuiscono le azioni di ricerca e si operano revisioni degli obiettivi di carriera.</li>
<li>fase di <em>apatia</em>, diminuisce considerevolmente l’interesse nella ricerca attiva del lavoro.</li>
<li>fase di <em>distanza</em>, in cui la persona è cronicamente frustrata, prova sentimenti di vuoto emotivo e svalutazione.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Le conseguenze riscontrate nelle persone in seguito alla perdita del lavoro sono:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">Perdita di autostima</li>
<li style="text-align: justify;">Sentimenti di inutilità</li>
<li style="text-align: justify;">Sensazione di insuccesso professionale che si amplia alla vita familiare</li>
<li style="text-align: justify;">Difficoltà a trovare un nuovo lavoro o a cambiarlo</li>
<li style="text-align: justify;">Disorientamento e paralisi (perdita di fiducia rispetto alla possibilità di trovare un’occupazione che ristagna fino a creare una condizione di immobilismo e rassegnazione)</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">La <strong>disoccupazione</strong> crea squilibri e conflitti nell&#8217;ambiente familiare che comportano un processo di riadattamento e ridefinizione dei ruoli e delle funzioni, che in alcuni casi arrivano ad invertirsi: la donna diventa chi sostiene economicamente la famiglia, i figli maggiori iniziano a svolgere un ruolo attivo, i figli minori abbandonano gli studi.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se i risultati delle ricerche suggeriscono che la disoccupazione incida negativamente più sugli adulti che sui giovani, questo non significa che i <strong>giovani</strong> non siano esenti dal subirne conseguenze considerevoli. Paragonando il benessere psichico dei giovani disoccupati con lavoratori della stessa età, risulta che i disoccupati abbiano livelli più bassi di benessere psicologico generale, sperimentino più spesso <strong>sintomi depressivi e ansiosi</strong>, sviluppino un&#8217;immagine di sé più negativa e un livello inferiore di <strong>autostima</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si parla di <strong>disoccupazione femminile</strong>, la questione si complica ulteriormente. Alcuni studi hanno rilevato che mentre le donne si percepiscono in modo positivo come lavoratrici, tendono a vedere la loro carriera professionale futura con maggiore pessimismo rispetto agli uomini, perché la ricerca del lavoro o il mantenimento di una posizione lavorativa è spesso condizionata e minacciata dalla <strong>discriminazione</strong> a causa del loro aspetto fisico, dello stato civile o per le responsabilità familiari che hanno. Le donne attribuiscono al lavoro un valore importante perché legato alla loro indipendenza e al loro controllo personale. Pertanto, <strong>la perdita del lavoro equivale ad una perdita di diritti e ad un ritorno ai ruoli tradizionali</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra tutte le variabili considerate nella modulazione degli effetti di stress causati dalla disoccupazione, quella che si è rivelata più efficace è il <strong>sostegno sociale</strong>, che si configura come un potente fattore protettivo nel mantenimento e nel recupero del benessere psicologico e fisico della persona disoccupata. Il <strong>sostegno sociale</strong> è definito come la sensazione soggettiva (quindi non effettiva, ma percepita dal soggetto) di appartenere ad un gruppo e di sentirsi accettati al suo interno, e può manifestarsi in diversi modi: qualcuno da cui si ricevono aiuti economici, qualcuno con cui poter discutere i problemi quotidiani, qualcuno a cui suggerire cose interessanti da fare, qualcuno che incoraggia quando l&#8217;altro si sente giù di morale, qualcuno che da informazioni sui posti di lavoro disponibili sul mercato e sull&#8217;assicurazione contro la disoccupazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista psicologico, è importante comprendere quali effetti la disoccupazione generi sul piano <strong>cognitivo</strong>, <strong>emotivo</strong> e <strong>relazionale</strong>, e strutturare interventi che puntino ad aiutare la persona a recuperare l’autostima e le risorse necessarie per contrastare la frustrazione, la rassegnazione e l’inattività tipiche della condizione di disoccupato.</p>
<p>&nbsp;</p>
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