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	<title> &#187; sindrome di wendy</title>
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	<description>La felicità dipende dalla qualità dei pensieri</description>
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		<title>La Sindrome di Wendy.</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2015 15:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo]]></category>
		<category><![CDATA[Sostegno psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza affettiva]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni affettive]]></category>
		<category><![CDATA[sindrome di wendy]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img src="http://images4.fanpop.com/image/photos/17700000/Wendy-Darling-otras-escenas-peter-pan-17745134-500-361.jpg" alt="Risultati immagini" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vi sentite responsabili per tutto e per tutti? Temete di deludere gli altri se non fate quello che vi chiedono? Non riuscite a dire NO? Mettete al primo posto le esigenze degli altri rispetto alle vostre?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Avete bisogno di aiutare qualcuno per stare bene? Vi è più facile dare che ricevere?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se avete risposto sì ad alcune di queste domande è probabile che dentro di voi viva una “Wendy”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi di voi non conosce Wendy, la protagonista femminile della famosa fiaba Peter Pan? Contrariamente a Peter Pan, Wendy è dotata di un forte senso di responsabilità nei confronti degli altri e sente l’impellente bisogno di prendersi costantemente cura di tutti, dai fratellini a Peter Pan stesso.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questo tipo di comportamento, entro certi limiti, denota una grande maturità, ma se portato all’estremo può costituire un disagio ed essere fortemente invalidante, tanto da essere considerato una vera e propria patologia, conosciuta con il nome di “Sindrome di Wendy” o “Sindrome della Crocerossina”</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi è affetto dalla sindrome di Wendy è convinto che per essere amato, accettato e meritare affetto e amore debba necessariamente essere sempre disponibile, mettere al primo posto i bisogni e i desideri dell’altro e donare in maniera incondizionata, senza pretendere di ricevere nulla in cambio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questi comportamenti nascondono in realtà una profonda paura dell’abbandono e del rifiuto, che la persona tenta di scongiurare in ogni modo attraverso una graduale e totale negazione di se stessa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;Wendy&#8221; infatti non tollera la fine di un rapporto, e nel caso questa avvenga accusa un profondo stato di sofferenza, accompagnato da sensi di colpa e rimuginazione rispetto al fatto di non aver dato o fatto abbastanza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I comportamenti e le sensazioni che provano le persone con la Sindrome di Wendy sono:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> - Sentirsi indispensabili</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">- Considerare l’amore come sacrificio, rassegnazione e abnegazione</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">- Evitare a qualsiasi costo che le persone intorno a loro si arrabbino</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">- Insistere per fare le cose al posto degli altri</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">- Chiedere continuamente perdono per tutto quello che non hanno fatto o non hanno saputo fare, anche quando la responsabilità non è loro.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">- Necessità di proteggere coloro che gli stanno intorno assumendo un ruolo paterno o materno.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le persone “Wendy” non riescono a riconoscere ed esprimere le loro esigenze, negano le loro emozioni, soprattutto quelle “negative”, quali la rabbia, l’irritazione, il disappunto, che non vengono manifestate per la paura che possano mettere a rischio le relazioni con gli altri, in particolare, l’accettazione e l’amore nei loro confronti. Questi comportamenti non solo si riscontrano nei rapporti di coppia, ma si possono osservare anche nei rapporti tra genitori e figli, tra fratelli e nelle relazioni di amicizia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Attualmente non esiste un quadro epidemiologico preciso dell’incidenza di questa sindrome rispetto al genere, anche se appare più frequente in quello femminile, dato che può essere spiegato in parte dagli stereotipi di genere ancora profondamente radicati nella nostra cultura.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I fattori responsabili dell’insorgenza e del mantenimento di questo disagio sono diversi: l’educazione ricevuta, le relazioni con le figure significative dell’infanzia, le caratteristiche della personalità, le esperienze vissute e le circostanze di vita attuali nelle quali ci si trova.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ciò che distingue un normale atteggiamento di protezione e di cura verso gli altri (assolutamente legittimo entro certi limiti e in determinate circostanze della vita) dalla sindrome di Wendy è l’annullamento del Sé, generato dal terrore di essere rifiutati e abbandonati.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non è un caso, infatti, che le persone “Wendy” instaurino relazioni affettive con i “Peter Pan”, vale a dire quei soggetti che conducono una vita caratterizzata dalla spensieratezza e dall’immaturità tipica dell’adolescenza e dal rifiuto di crescere e diventare psicologicamente adulti e che, quindi, trovano in Wendy un supporto, una “tutto fare”, che si assume tutte le responsabilità e li solleva da qualsiasi incombenza ed impegno. Se questa dinamica ad incastro funziona perfettamente all’inizio della relazione, col passare del tempo, tuttavia, è destinata a vacillare e sgretolarsi;infatti, non appena il Peter Pan avverte il pericolo di una relazione stabile e duratura fugge lasciando la povera Wendy a dover affrontare proprio ciò che più la spaventa: l’abbandono.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ma cosa si può fare per uscire da questo copione relazionale di co-dipendenza (Io ho bisogno di te perché penso che tu abbia bisogno di me) e riappropriarsi della propria vita?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Innanzitutto acquisirne consapevolezza, step fondamentale per comprendere quei meccanismi disfunzionali che mantengono il disagio, poi riflettere sul fatto che un comportamento basato sull’eccessivo dare senza ricevere crea uno squilibrio nella relazione, che col tempo ha un effetto boomerang, cioè provoca proprio quegli effetti negativi che si volevano scongiurare (conflitti e rotture).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">È necessario imparare a dar voce alle emozioni negative, iniziando a pensare che non solo sono normali, ma necessarie, e che più si cerca di reprimerle, più provocano ripercussioni negative su di sé e sugli altri.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un modo efficace per dare libero sfogo alla rabbia e al risentimento è la scrittura: tenere un diario delle emozioni serve a prendere confidenza con esse e acquisirne consapevolezza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Comprendere che dire sempre sì frustrando sé stessi, oltre che portare a sentirsi insoddisfatti e ad accettare persone e situazioni che non fanno stare bene, non scongiura comunque la possibilità di problemi nelle relazioni che, anzi, paradossalmente possono aumentare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E imparare a concentrarsi su di sé, sui propri bisogni e desideri, comprendendo che questo non significa essere egoisti, ma semplicemente volersi bene.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dr.ssa Nadia Mortara</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
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