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	<title> &#187; procrastinazione</title>
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	<description>La felicità dipende dalla qualità dei pensieri</description>
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		<title>procrastinazione: l&#8217;arte del rimandare</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Sep 2014 14:54:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Individuo]]></category>
		<category><![CDATA[Sostegno psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>“Lo faccio dopo”. Quante volte questa frase è uscita dalla nostra bocca? Quanti buoni propositi che ci siamo ripromessi di concretizzare sono scivolati nella lista delle cose da fare domani? O fra un mese? O chissà quando? Tutti, chi più chi meno, cadiamo nella trappola del “lo farò più tardi”; per ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“Lo faccio dopo”. Quante volte questa frase è uscita dalla nostra bocca? Quanti buoni propositi che ci siamo ripromessi di concretizzare sono scivolati nella lista delle cose da fare domani? O fra un mese? O chissà quando?</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti, chi più chi meno, cadiamo nella trappola del “<em>lo farò più tardi</em>”; per alcuni si tratta di un atteggiamento momentaneo o legato a particolari tipologie di compiti, per altri diventa un’abitudine cronica e generalizzata. Gli studi condotti sulla <strong>procrastinazione</strong>, ovvero <em>la tendenza sistematica a rimandare</em>,  hanno delineato 2 tipologie di procrastinatori: quello “<strong>rilassato</strong>” e quello “<strong>preoccupato</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo tipo inizia mille cose con entusiasmo, ma quando si esaurisce l’effetto novità e subentra la routine non è più in grado di mantenere gli impegni e portarli a termine. Nei casi più gravi, il <strong>procrastinatore rilassato</strong> fatica a trovare la sua strada nella vita, passando da un  lavoro all&#8217;altro o da un rapporto di coppia all&#8217;altro, senza impegnarsi veramente in niente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il procrastinatore “<strong>preoccupato</strong>”, invece, rimanda per mancanza di fiducia in se stesso e nelle proprie capacità; in questo caso la paura dell’<strong>insuccesso</strong> è tale da bloccare qualsiasi iniziativa. Alla base di questa tipologia è radicata la convinzione irrazionale che “ <em>visto che non sono in grado, tanto vale non provarci neanche</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Indipendentemente dalle modalità, la <strong>procrastinazione </strong>può diventare uno stile di vita con conseguenze dannose: tempo sprecato, opportunità non colte, performance deludenti, commiserazione, <strong>ansia</strong> e <strong>senso di colpa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora, se rimandare è così nocivo perché lo facciamo?</p>
<p style="text-align: justify;">A differenza di quanto sia lecito pensare, <strong>procrastinare non è un problema di pigrizia</strong>. La questione, infatti, è molto più complessa perché coinvolge aspetti  profondi del carattere e della personalità, chiamando in causa motivazioni psicologiche di diversa natura.  Chi continua a rimandare lo fa per evitare di confrontarsi con le proprie <strong>insicurezze </strong>e i propri limiti, perché ha paura di mettersi in gioco e assumersi responsabilità, perchè non tollera la <strong>frustrazione</strong> di un esito negativo o perché è talmente <strong>perfezionista</strong> che le condizioni “perfette” per poter agire concretamente secondo i suoi propositi non si presentano mai.  Rimandare, in definitiva,  nasconde il timore di fallire, ma non solo…C&#8217;è una cosa che la gente teme paradossalmente più dell’insuccesso: il successo. Avere successo significa creare aspettative negli altri che scatenano preoccupazioni del tipo ”<em>e se poi non sarò all’altezza</em>?”, che possono essere vissute come veri e propri macigni.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora ci si trincera dietro scorciatoie, alibi, tentativi di giustificarsi e razionalizzare l’incapacità di rispettare impegni e scadenze, attribuendola ad eventi esterni, non dipendenti dal nostro controllo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma allora cosa possiamo fare per contrastare questa cattiva abitudine?</p>
<p style="text-align: justify;">Partire dalla consapevolezza del fatto che rimandare sempre ci impedisce di ottenere ciò che vogliamo perché nel momento in cui pensiamo “<em>lo farò dopo</em>” diventiamo <strong>sabotatori di noi stessi</strong> e ci precludiamo la possibilità di cogliere opportunità interessanti. Dobbiamo riconoscere che non esiste un momento “perfetto” per agire perché ogni circostanza presenta inconvenienti e difficoltà e se aspettiamo di sentirci &#8221; pronti&#8221; prima di fare una determinata cosa, quel momento potrebbe non arrivare mai.</p>
<p style="text-align: justify;">È fondamentale, innanzitutto, capire ciò che vogliamo e quali sono gli obiettivi che vorremmo portare a termine, senza pretendere tutto e subito, ma procedendo per step, facendo un elenco di compiti realisticamente concretizzabili, con la condizione di non poter passare al compito successivo senza aver concluso il  precedente.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi, ultimo ma non meno importante, anzi, certamente la condizione fondamentale per affrontare qualsiasi prova: <strong>l’atteggiamento mentale</strong>. I nostri pensieri condizionano il nostro modo di agire che, a sua volta, condiziona gli esiti delle nostre azioni; per questo è essenziale sostituire  tutte quelle <strong>convinzioni negative</strong> che rinforzano il nostro senso di<strong> inefficacia</strong> (del tipo “<em>tanto non ce la farò</em>”) con <strong>autoaffermazioni positive,</strong> che diventino come un vero e proprio mantra che ci accompagna nella realizzazione dei nostri scopi. Ripetiamoci “<em>io posso farcela</em>, <em>dipende da me</em>”, senza scoraggiarci, perché nulla di ciò che ha a che fare con noi stessi è semplice…ma le grandi conquiste richiedono grande impegno!</p>
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