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	<title> &#187; dolore</title>
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	<description>La felicità dipende dalla qualità dei pensieri</description>
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		<title>Il Vaso rotto. Il valore delle cicatrici.</title>
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		<pubDate>Wed, 03 May 2017 05:14:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Vi è mai capitato di rompere inavvertitamente un vaso? E quando lo avete rotto e il vaso si è frantumato in molti cocci cosa avete fatto? Probabilmente molti lo avranno buttato, o magari qualcuno avrà deciso di riattaccarne i pezzi, ma comunque credo che nessuno l&#8217;abbia rimesso nel posto dove ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img src="https://s-media-cache-ak0.pinimg.com/736x/99/2b/3a/992b3a56ef2c79dc53f620ea921a6c8f.jpg" alt="Risultati immagini per broken pottery fixed with gold" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vi è mai capitato di rompere inavvertitamente un vaso?</span> <span style="color: #000000;"> E quando lo avete rotto e il vaso si è frantumato in molti cocci cosa avete fatto?</span> <span style="color: #000000;"> Probabilmente molti lo avranno buttato, o magari qualcuno avrà deciso di riattaccarne i pezzi, ma comunque credo che nessuno l&#8217;abbia rimesso nel posto dove stava quando ero perfettamente integro.</span> <span style="color: #000000;"> Probabilmente quel vaso sarà finito in qualche angolo nascosto della casa dove non potrà essere visto&#8230;</span> <span style="color: #000000;"> La domanda è: perchè?</span> <span style="color: #000000;"> Beh, è semplice.. Perchè un vaso rotto, seppur riaggiustato, è un vaso brutto, è un vaso che ha perso il suo valore e la sua bellezza e che suscita una sensazione di &#8220;inadeguatezza&#8221;.</span> <span style="color: #000000;">Cioè, se non è perfettamente integro non va bene, e se non va bene non viene mostrato.</span> <span style="color: #000000;"> Metaforicamente parlando, quando diciamo che “un vaso rotto non sarà mai come prima” intendiamo che quando qualcosa si rompe non potrà più ritornare a ciò che era in precedenza, cioè non avrà più quello stesso valore.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma è davvero così?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Recentemente ho letto un articolo su una tecnica particolare utilizzata dai Giapponesi, da cui sono rimasta molto colpita e affascinata.</span> <span style="color: #000000;"> Quando i Giapponesi riparano un oggetto rotto, infatti, ne valorizzano ogni singola crepa attraverso un procedimento sofisticato che prevede la riparazione del vasellame, attraverso l’unione dei cocci con della resina (che fa da collante) mista a oro, argento o platino.</span> <span style="color: #000000;"> Questa tecnica, diventata ormai una forma di arte, è profondamente significativa ed emblematica.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Secondo i Giapponesi, infatti, il vaso rotto e riparato con quelle preziose venature dorate che sono il risultato dell’unione dei pezzi frantumati, starebbe a significare la vita ed i cambiamenti che essa porta con sé.</span> <span style="color: #000000;"> La vita, infatti, non è mai lineare, ma presenta sempre delle spaccature, delle scissioni, dei momenti di crisi che ci portano a cambiare.</span> <span style="color: #000000;"> Quel vaso siamo noi. E come il vaso mostra con fierezza le sue crepe, che attraverso la riparazione diventano così preziose aumentandone il valore, così noi dovremmo essere orgogliosi delle cicatrici che portiamo, che sono il segno ed il ricordo dei momenti di sofferenza e di difficoltà che abbiamo vissuto e che abbiamo superato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le nostre cicatrici sono le venature dorate di quel vaso che, attraverso il nostro processo di “riparazione interiore”, assumono un nuovo significato rendendoci unici e speciali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">È vero, un vaso rotto non sarà mai come prima.</span> <span style="color: #000000;"> Un vaso rotto però può essere anche più bello di prima, perché saprà di vissuto, perchè è unico e speciale, perchè ha trovato la forza di riattaccare i suoi cocci e tenerli uniti, perché pur essendo stato frantumato è stato in grado di rinsaldarsi con più forza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Allora credo che per tutti questi motivi quel vaso, non solo non dovrebbe venire accantonato nell&#8217;angolo più nascosto della nostra casa, ma dovrebbe venire esposto nel luogo più luminoso e visibile di tutti, fiero di mostrare la sua bellezza&#8230;</span></p>
<p>Buona giornata. Dr.ssa Nadia</p>
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		<title>Quando il dolore trasforma: l&#8217;ostrica e la perla.</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Mar 2017 06:04:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[pensiero del giorno]]></category>
		<category><![CDATA[Sostegno psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[forza interiore]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;era una volta una conchiglia&#8230;<br />
Se ne stava in fondo al mare cullata dalle onde, sfiorata dal passaggio sinuoso di pesci colorati e cavallucci marini, fino a quando&#8230;<br />
una tempesta giunse a lei, sconvolgendole la vita.<br />
La violenza delle onde la capovolse più e più volte facendola girare, rotolare, urtare, trasportandola lontano fino a che, ammaccata e dolorante, si fermò.<br />
Stava cercando di capire dov’era finita quando, improvvisa, una fitta allucinante la trapassò.<br />
Che stava succedendo ancora?<br />
Ah..ecco!<br />
Attraverso le valve, nello stravolgimento di prima, era riuscito ad intrufolarsi un sassolino che, pur piccolo, aveva contorni spigolosi ed appuntiti.<br />
Sulla carne viva faceva proprio male&#8230;<br />
La conchiglia provò a muoversi ed a &#8220;sputarlo&#8221; fuori, ma senza risultato.<br />
Tentò e ritentò anche nei giorni seguenti.<br />
Il dolore non passava. Pianse, e pian piano le sue lacrime ricoprirono il sassolino.<br />
Strano, il dolore iniziava ad attenuarsi. Cercò ancora di eliminarlo, ma ormai faceva parte di lei.<br />
Tra le maglie della rete, assieme ai pesci, un pescatore vide una conchiglia.<br />
La aprì e, meraviglia, si trovò tra le mani ruvide e callose una perla bellissima, rilucente.<br />
La girò e rigirò: perfetta!Disse un’ostrica a un’altra ostrica sua vicina: «Ho dentro di me un gran dolore.<br />
È qualcosa di pesante e tondo, e io sono allo stremo».<br />
Replicò l’altra ostrica con altezzoso compiacimento: «Sia lode ai cieli e al mare, io non ho nessun dolore in me. Sto bene e sono sana sia dentro che fuori».<br />
In quel momento passava un granchio e udì le due ostriche, e disse a quella che stava bene ed era sana sia dentro che fuori:<br />
«Sì, tu stai bene e sei sana; ma il dolore che la tua vicina porta in sé è una perla di straordinaria bellezza».<br />
(Kahlil Gibran)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Una perla, lo sappiamo bene, ha un valore inestimabile.<br />
Ma sapete cos’ è in realtà una perla? Una perla non è altro che il prodotto di un’ostrica che è stata ferita da un granello di sabbia che è entrato al suo interno. Nella parte interna dell’ostrica si trova una sostanza chiamata “madreperla” e quando un granello di sabbia penetra nell’ostrica, essa lo ricopre per proteggersi.<br />
Un’ostrica che non è stata ferita non può produrre perle.<br />
Questo non significa che dobbiamo a tutti i costi soffrire per avere un valore, soffrire non è mai un’esperienza piacevole, anzi…<br />
Tuttavia, in tutte le sofferenze che ci colpiscono, c’è una parte che porta con sé un enorme potenziale di rinnovamento, di trasformazione e di arricchimento.<br />
Se ripensiamo al nostro percorso di vita, ci renderemo conto che sono state proprio le prove più difficili e dolorose a smuovere qualcosa in noi, a portarci a fare delle scelte, a crescere, maturare, a tirare fuori risorse insospettabili, a trasformarci, a cambiare.<br />
Quando un dolore ci colpisce la nostra prima reazione è attivare meccanismi per proteggerci e difenderci.<br />
Ad un certo punto però dobbiamo decidere cosa fare di questa sofferenza: possiamo continuare a isolarla, negarla, rifiutarla, evitarla per tutta la vita, oppure possiamo decidere di elaborarla, cioè darle un nuovo significato, e vedere in essa non solo la parte negativa, quella del dolore, ma anche quella positiva, ovvero quella della forza, e trasformarla in qualcosa di estremo valore.<br />
Se riusciamo a fare questo, siamo proprio come quell’ostrica ferita, che trasforma il granello di sabbia in perla.<br />
Buona giornata.<br />
Dr.ssa Nadia Mortara</p>
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