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	<title> &#187; adolescenti</title>
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	<description>La felicità dipende dalla qualità dei pensieri</description>
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		<title>Il Bullismo: dinamiche ed interventi.</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2015 05:09:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Nadia Mortara]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo]]></category>
		<category><![CDATA[Sostegno psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
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		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il termine “bullismo” si riferisce a tutti  quei comportamenti di prepotenza e prevaricazione  tra bambini e adolescenti, caratterizzati da oppressione e vessazione fisica o psicologica, agiti in modo prolungato da una persona o da un gruppo nei confronti di una o più vittime. Il bullismo viene cons...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il termine “bullismo” si riferisce a tutti  quei comportamenti di prepotenza e prevaricazione  tra bambini e adolescenti, caratterizzati da oppressione e vessazione fisica o psicologica, agiti in modo prolungato da una persona o da un gruppo nei confronti di una o più vittime.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bullismo viene considerato come una forma di persecuzione che si manifesta con episodi frequenti e ripetuti nel tempo nei confronti di una vittima che viene “designata” sulla base di una reale o presunta fragilità, per l’incapacità di difendersi, perché presenta un handicap fisico o qualche peculiarità  che la contrassegna come attaccabile (gracilità, timidezza, etnia, difetti fisici ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">Il bullismo si può manifestare in tre principali forme:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>nel <em>bullismo diretto</em> i comportamenti del bullo si manifestano in maniera palese, chiara ed evidente; le tipiche forme di bullismo diretto consistono in aggressioni fisiche ( calci, pugni, sputi, spintoni ecc.) o verbali ( insulti, calunnie, derisioni, minacce, ricatti, umiliazioni ecc.); rientrano in questa forma di bullismo anche la sottrazione o il danneggiamento del materiale della vittima, la richiesta di danaro o altri oggetti.</li>
<li>nel <em>bullismo indiretto</em> lo scopo del bullo è quello di isolare la vittima dal gruppo, di renderla diversa e farla sentire diversa; le strategie messe in atto in questa forma consistono nel diffamare, calunniare e ridicolizzare la vittima, arrecando alla stessa un significativo danno all’immagine sociale.</li>
<li>il “cyberbullying” è la forma evoluta del bullismo che si serve della tecnologia per consumare angherie, vessazioni e umiliazioni ai danni della vittima; rientrano in questa tipologia la diffusione di video (alcune immagini riversati su youtube hanno destato sconcerto e perplessità nell’opinione pubblica contribuendo a far conoscere il fenomeno su larga scala) che riprendono le vittime mentre vengono umiliate e/o ridicolizzate dai compagni di scuola.  Nel cyberbullyng si fa ampio uso, sempre con le stesse finalità, di sms, e-mail, mms e chat.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"> Il <strong>bullo</strong> è un bambino o un adolescente apparentemente dotato di un grande forza psicologica e di sicurezza in sé stesso. Ma la sua superbia è in realtà una forma di compensazione che nasconde un autostima fragile, instabile, che viene alimentata e rinforzata solo da fattori esterni, cioè dagli episodi di prevaricazione che egli agisce e di cui ha necessariamente bisogno per  sentirsi potente e affermare sé stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Generalmente i bulli mostrano dei problemi relazionali destinati a peggiorare con il trascorrere del tempo se le loro modalità relazionali non cambiano. Gli studi condotti al riguardo hanno evidenziato un’alta correlazione tra bullismo in età infantile e l’insorgenza di psicopatie in età adulta. Nello specifico, infatti, tale correlazione è fondata sulla presenza di gravi deficit nelle abilità relazionali ed emotive, in particolare nello sviluppo dell&#8217;empatia, cioè la capacità di immedesimarsi emotivamente con l’altro e “sentire” ciò che egli prova. I bambini e gli adolescenti che agiscono atti di prevaricazione fisica o verbale hanno mostrato di avere poca consapevolezza dei propri stati emotivi, di non essere in grado, cioè, di riconoscere le proprie emozioni e darvi un nome, condizione fondamentale per una sana ed adeguata gestione della vita affettiva. Questa incapacità si estende anche al riconoscimento delle espressioni emotive degli altri, fatto che spiegherebbe la tendenza a rispondere in modo aggressivo anche a comportamenti neutri o persino positivi mostrati da altri bambini e ragazzi. Nelle situazioni relazionali ambigue ( cioè, quelle che il bullo non riesce a decifrare) l’aggressività e la prepotenza diventano l’unico modo di relazionarsi, perché mancano adeguati strumenti  verbali per poter affrontare e risolvere le situazioni attraverso il dialogo.</p>
<p style="text-align: justify;"> I fattori di rischio che predispongono la formazione della personalità tipica del bullo sono:</p>
<p style="text-align: justify;">1) <em>carenze affettive significative nei primi anni dello sviluppo</em>, responsabili della formazione di uno stile di attaccamento disorganizzato, che impedisce al bambino di sviluppare la funzione riflessiva (cioè la capacità di “leggere” gli stati mentali ed emozionali degli altri) necessaria allo sviluppo delle capacità empatiche e socio-relazionali, nonchè  alla modulazione delle emozioni.</p>
<p style="text-align: justify;">2<em>) stile educativo familiare</em> contrassegnato da eccessivo permissivismo e tolleranza verso le manifestazioni aggressive, o al contrario da eccesiva rigidità. Si riscontrano spesso nelle famiglie dei bulli modelli parentali aggressivi che rappresentano i più significativi esempi che i bulli  imiteranno e riproporranno in contesti extrafamiliari.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>3)  temperamento</em> (il carattere).</p>
<p style="text-align: justify;">Come i bulli, anche le <strong>vittime</strong> sono tendenzialmente accomunate da alcune caratteristiche psicologiche, quali la timidezza, l’introversione, l’insicurezza e la sensibilità, che li rendono un facile bersaglio. In genere  hanno difficoltà ad integrarsi nel gruppo dei pari, hanno una scarsa concezione di se stessi, ridotte abilità sociali, con vissuti di auto-colpevolizzazione e di inferiorità che non gli consentono di difendersi e fronteggiare le avversità, e che in questo modo alimentano le dinamiche di prevaricazione del bullo. Di solito le vittime non raccontano gli atti di bullismo che subiscono poiché, oltre alla vergogna, temono ritorsioni e vendette che possono aggravare la situazione. A lungo andare la vittima può sviluppare una serie di problematiche psicologiche come depressione, ulteriore riduzione dell’autostima, rifiuto scolastico, disturbi d’ansia, isolamento, autolesionismo, somatizzazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché in età evolutiva l’appartenenza al <strong>gruppo</strong> assume un’importanza centrale è chiaro che esso  giochi un ruolo fondamentale nell’innescare e mantenere comportamenti “bullistici”.</p>
<p style="text-align: justify;">Attorno alla figura del bullo gravitano, infatti, i “<strong>gregari</strong>”, cioè bulli non dominanti che gli fungono da supporto nelle dinamiche di prevaricazione e che spesso obbediscono e seguono le sue indicazioni. Il loro comportamento potrebbe essere motivato da due ragioni specifiche: da un lato, l’identificazione con il bullo consente loro un’ immagine del sé “positiva”, vincente e dominante, dall’altro il ruolo di gregari li protegge e li distanzia dal rischio di divenire loro stessi vittime.</p>
<p style="text-align: justify;">Come intervenire per affrontare e prevenire il bullismo? I programmi di intervento possono essere diversi, sia a livello individuale che relazionale, applicati a diversi contesti (famiglia, scuola, ecc).</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla base delle evidenti criticità del bullo in alcune aree psicologiche e comportamentali, gli interventi punitivi non si sono mostrati efficaci, perché lasciano il bullo nella sua incapacità di relazionarsi in modo appropriato e funzionale; si sono rivelati più utili percorsi che mirano al miglioramento delle abilità empatiche e  socio-relazionali e che rinforzano l’emissione di comportamenti positivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Particolarmente efficaci sono gli interventi di mediazione del conflitto tra il bullo e la vittima, che favoriscono la comunicazione fra i due e che puntano a sviluppare le capacità empatiche stimolando il senso di responsabilità del bullo che può nascere osservando le conseguenze emotive dei suoi comportamenti sulla vittima.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto alla vittima è necessario un percorso di supporto psicologico che l’aiuti a liberarsi, o quantomeno alleggerirsi, del carico emotivo e psicologico, spesso aggravato nel tempo dalla tendenza a chiudersi in sé stessa per la paura e la vergogna, e che influisce drasticamente sul suo livello di autostima. È importante che la vittima sia consapevole di non essere sola, che avverta la presenza di persone con le quali potersi aprire e che apprenda strategie che la aiutino a difendersi e a gestire le angherie subite, diminuendo così il suo senso di impotenza.</p>
<p style="text-align: justify;">È ovvio che gli esiti migliori si hanno ricorrendo ad interventi che coinvolgano tutte le figure che giocano un ruolo in queste dinamiche, incluse la famiglia e la scuola, perché possano apprendere strumenti educativi funzionali a contrastare l’insorgenza di comportamenti disadattivi nei bambini.</p>
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